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Il principio di fondo dell’idolatria

In cosa consiste nella sua essenza l’idolatria? Si idolatra il lavoro quando pensiamo solo a quello trascurando la famiglia. Si idolatra un figlio, quando il nostro affetto non è ripartito in modo eguale tra la nostra prole. Idolatriamo la macchina quando ci imbarchiamo in rate capestro per comprarne una più bella e lussuosa (con la scusa che ci serve). Ma quale potrebbe essere il suo principio generale? Forse questo:

l’idolatria consiste nell’incapacità di vedere l’invisibile nel  visibile

In sostanza, il materialismo sta alla base dell’idolatria, perché vivendo della realtà soltanto la materia, inevitabilmente finiamo per dirigere i nostri desideri più profondi sulla materia anziché verso Dio. Semplice no? Certo, il catecumeno che si avvicina alla  fede, come il semplice credente, impara fin dall’inizio della propria formazione che il primo comandamento ci impone di credere in un solo Dio. D’accordo. Andiamo in chiesa, recitiamo il “Padre nostro”, recitiamo il “Credo”, tutto ci coinvolge nel credere in un solo Dio. Ma poi qualcuno ci fa notare che tutto ciò è solo l’inizio. Perché poi, in piena contraddizione con ciò che diciamo in Chiesa recitando il credo, cadiamo in molte fatali contraddizioni. Quelle appena sopra elencate e molte altre. Ma allora? Come facciamo? Non sarà questo Dio un po’ troppo esigente?

 

La lezione dei padri

I Padri della Chiesa conoscevano bene queste cose. Forse sarebbe meglio dire che conoscevano bene i loro…polli. E allora cosa ci dicevano?

Essi, reinterpretando in senso cristiano le  suddivisioni tipiche dell’educazione greca, suddividevano il cammino di conoscenza cristiana in tre fondamentali tappe:

  • La vita morale
  • L’interpretazione della natura e del mondo (o Theoria Physike)
  • La teologia o conoscenza di Dio (intesa come esperienza contemplativa)

La capacità di cogliere l’invisibile nel visibile era considerata propria della seconda fase e non tanto della prima. Anzi, si considerava una buona vita morale come prerequisito essenziale per sviluppare poi un’adeguata interpretazione del mondo. L’idolatria, nel suo senso più direttamente morale, veniva interpretata come il rifiuto di frequentare templi pagani. Dunque, in questo senso più superficiale, la tendenza ad adorare gli idoli veniva già condannata nei primi passi dentro la Chiesa. Ma la profondità del primo comandamento veniva poi sviluppata soprattutto nella seconda fase, quando il cristiano cominciava a leggere il visibile sulla scorta dell’invisibile. Questo passaggio era favorito dalla crescita della fede, dal raggiungimento di una vita morale accettabile e da una certa ascesi. Ora la domanda è: come possiamo noi laici intraprendere questo cammino ed imparare a cogliere i segni dello Spirito là dove il materialista vede solo cose?

 

Il contributo della cultura nella spiritualità laica

Naturalmente le fonti della crescita spirituale del laico sono molteplici. Certamente, prima di tutto la liturgia eucaristica e le liturgie in generale. Le omelie, le eventuali conferenze, alcuni video o articoli istruttivi, alcuni libri, la lettura e lo studio della scrittura. Ma c’è un aspetto poco valutato, o delegato “agli intellettuali”. Stiamo parlando della cultura. La cultura dell’uomo infatti è espressione della sua ricerca di senso. Delle sue domande essenziali. Della sua ricerca di Dio, come del suo dolore per non averlo trovato. Tutta la vera e buona cultura parla all’uomo delle cose essenziali della vita. E quando l’arte è vera arte non parla solo agli intellettuali ma a tutti. Anzi, quando gli intellettuali non fanno il loro servizio, che è quello di spiegare ed aiutare chi ha difficoltà a capire, essi diventano pericolosi e noiosi saccenti. Non ci dimentichiamo che i contadini toscani facevano duelli con versi estemporanei, a cui assistevano entusiaste folle intere. Campionessa nell’’800 era Beatrice di Pian degli Ontani, che forgiava “Rispetti” e “Strambotti” in ottave con endecasillabi.

Apriamoci allora con fiducia a quanto può darci la nostra cultura.

 

La bellezza eterna con  Piero Dorazio, Achille Perilli ed Aldo Clementi

Aldo Clementi è stato uno dei compositori italiani più seri del secondo dopoguerra. Poco dedito alle pubbliche relazioni  ed alla promozione di sé stesso, lavorava in un modo particolarissimo ed illuminante. Intorno agli anni sessanta, strinse un’amicizia profonda con alcuni pittori di spicco dell’epoca. Sappiamo da una sua intervista, rilasciata quando era ormai ottantenne, e presente in rete, di cui troverete il link della prima puntata in fondo a questo articolo, che il suo panorama interiore non poteva fare a meno dell’arte visiva. Non solo, ma quando l’intervistatore gli ha chiesto quale era il compositore del secondo dopoguerra che aveva di più di altri lasciato il segno ha risposto: John Cage, perché ci ha insegnato che nella musica c’è sempre qualcosa prima delle note. Pittore anche lui, quello che nel suo mondo creativo esisteva prima delle note era esprimere nella musica ciò che l’arte visiva riusciva a comunicare con una tela. La pittura era per lui più avanti della musica, ed il suo cruccio di quegli anni era quello di poterla raggiungere con le sue composizioni. Nasce così un bellissimo “duello” con gli amici Piero Dorazio e Achille Perilli. Un duello che oggi ci sorprende perché capace di proiettarci inaspettatamente fuori dal tempo. Fuori dalla “storia dell’arte” di quel tempo, per raggiungere, come deve sempre la grande arte, la sfera della contemplazione assoluta. Non è sorprendente? Ma come ha fatto questo compositore catanese, sempre un po’ schivo e sempre concentrato sul suo lavoro a superare quelle barriere del tempo che solo pochi sanno oltrepassare? Per capirlo bisogna partire dalla pittura di Piero Dorazio e di Achille Perilli, di quegli anni. Essi intendevano mettere in pratica quelle raccomandazioni di Vasilij Vasil’evič Kandinskij, che nel suo testo “Dello spirituale nell’arte”, suggeriva  di oltrepassare la figura per giungere all’uso del solo colore per esprimere i valori eterni della creazione artistica. Come vedremo, quindi, le loro opere sono superfici con forme geometriche colorate di vario tipo. Lo spettatore coglieva attraverso il colore il valore spirituale della bellezza dal sapiente accostamento, talora vorticoso, di impressioni cromatiche sempre diverse e sempre brillanti. Non vi era tanto la ricerca del sublime, come era presente in artisti come Fontana o Burri, ma piuttosto semplicemente la ricerca del  bello. Col senno di  poi, oggi qualche critico tende a vedere l’arte di Dorazio come decorativa. È un giudizio superficiale. La decorazione infatti, consiste nella ricerca del bello in funzione di qualcosa di diverso dalla pittura, che si intende arricchire. Un mobile per esempio. Piero Dorazio cercava invece il Bello per il Bello penetrando a fondo nella semplicità del colore. Aldo Clementi aveva capito questa ricerca e tentò l’impossibile. Riprodurre la stessa ricerca della bellezza, partendo come Dorazio e Perilli dalla semplicità di una superficie. Negli anni ‘50 e ’60 ci aveva provato un altro compositore, un americano, Morton Feldman. Amico di un famoso pittore astratto, Mark Rothko, aveva cercato senza riuscirci di produrre una “superficie musicale”. Colse magnificamente altri valori del suo amico pittore, ma non riuscì mai a costruire una superficie musicale. Aldo Clementi ce la fece. Come? Risolse il problema affidandosi alla creazione di un “continuum musicale”. Questo continuum era  prodotto da un pianoforte preparato, cioè con corde modificate che producevano un suono diverso da quello classico di un pianoforte, e da un gruppo consistente di fiati. Su questo continuum si stagliavano note più evidenti, ora della tromba, ora del clarinetto, ora del piano, sì da “colorare questa superficie con note appropriate. Lontane da ogni melodia orecchiabile come Dorazio e Perfilli erano lontani da ogni figura, queste note vengono percepite come colori in armonia con altri colori. Ad un orecchio educato non sfugge la bellezza di “Intermezzo”, la composizione di Aldo Clementi che proponiamo, un’opera breve, della durata di poco più di 5 minuti, ma molto efficace nel realizzare quell’intento che il compositore aveva prima delle note. Il video di YouTube che proponiamo in fondo all’articolo permette di vedere una bella opera di Achille Perilli e di confrontarla con l’audio della musica. L’effetto è veramente interessante.

 

Perché contemplazione?

Con questo accostamento che proponiamo avvengono due movimenti del nostro intelletto:

1 – Ciascuna opera è in grado di comunicarci il valore della Bellezza senza l’uso di figure (Dorazio e Perilli) o melodie (Clementi)

2 – Il Bello ci viene comunicato con due mezzi diversi: il colore (Dorazio e Perilli) ed il suono (Clementi)

Da questa esperienza constatiamo in modo assolutamente pratico una verità spirituale di straordinaria importanza: La bellezza ha  vita propria e le cose, i colori, i suoni e tutta la creazione stessa ne partecipa. Non la possiede, non è delle cose o delle persone. Essa è un valore al di sopra di ciò che vediamo, tocchiamo, sentiamo.

Come interpretare questo fenomeno? Forse finiamo per esaltare qualche idea filosofica? No. Semplicemente la creazione, le cose, le persone, le conquiste dell’arte e della musica, sono belle perché riflettono come in uno specchio la bellezza divina, la bellezza del Figlio di Dio.

Ecco realizzato l’intento che ci eravamo proposti all’inizio di questo articolo: vediamo concretamente che l’Arte e la musica hanno il potere di educare le persone che ne accettano l’insegnamento a vedere l’invisibile nel visibile. Impariamo che le cose  o le persone non sono belle per loro specifica qualità, ma lo sono perché specchio di un attributo del Figlio di Dio, la Bellezza. Se accettiamo questa lezione, ci stiamo curando dal materialismo.

 

Conclusioni

Abbiamo seguito un percorso che ci ha portato, attraverso l’arte e la musica, a cominciare a cogliere qualche brandello di invisibile nel visibile. Per molti è necessario un atto di umiltà per seguire questo itinerario. Lo ringraziamo per la pazienza. Sappiamo però con dolore, che non tutti accettano di esaminare un suggerimento di questo genere. C’è chi per principio rifiuta l’arte e la musica astratta. Non lo critichiamo. Comprendiamo ed aspettiamo con fede e pazienza.

 

ALDO CLEMENTI “INTERMEZZO”

https://www.youtube.com/watch?v=TVM3VfmyT64&list=RDTVM3VfmyT64&start_radio=1

INTERVISTA AD ALDO CLEMENTI

“Per Aldo Clementi”

https://www.youtube.com/watch?v=hsM2nKSwUWM