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Imparare dalla scrittura

“In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto” (Matteo 5,18).

Ci sono tanti modi per avvicinarsi alla Sacra Scrittura. Uno di questi consiste nell’apprezzare il valore delle parole ed il loro significato nella cultura del tempo. La Bibbia Ebraica (Tanakh) corrisponde a uno dei due testi a cui . In questo passo del Vangelo, Gesù fa riferimento a due testi della Bibbia: quello greco (dei Settanta) e quello ebraico (Tanakh). Bisogna precisare che la Bibbia Ebraica è andata incontro ad “aggiustamenti” fino all’incirca all’anno mille dopo Cristo. In ogni caso i “segni” a cui fa riferimento Gesù, sono ben rintracciabili ancora oggi. E seguendo l’importanza che il Signore ci comunica circa la più piccola parola del testo, che non è lì a caso, proviamo a meditare questo bellissimo testo di Isaia (28,5-6).

“In quel giorno sarà il Signore degli eserciti
una corona di gloria, un diadema di bellezza (Tiferet)
per il resto del suo popolo,
ispiratore di giustizia (Mishpat) per chi siede in tribunale,
forza per chi respinge l’assalto alla porta”.

Perché abbiamo messo in evidenza le due parole ebraiche del testo, e cioè Tiferet e Mishpat? Perché la migliore comprensione del valore di queste parole accostate con sapienza nel testo di Isaia, ci può insegnare qualcosa. Cosa infatti ha a che fare la Bellezza con la Giustizia? Lo splendore, la Gloria, con colui che pratica la giustizia?

 

Dal significato delle parole allo Spirito che le ha dettate

Sia Tiferet che Mishpat fanno riferimento ad un “fondo comune”, che consiste nel senso Ebraico della armonia dell’universo. Bello è ciò che rispetta l’armonia del cosmo. Giusto è ciò che ne segue l’ordine. Ma l’ordine e l’armonia del cosmo rappresentano una Verità Divina. Una Verità che è anche Volontà di Dio. La creazione è così in un certo qual modo “obbediente” nella sua armonia e nel suo ordine: i fiumi scorrono dall’alto al basso scendendo dalle montagne, mentre gli alberi ed i vegetali salgono dal basso della terra in alto. Questi ultimi al tempo opportuno producono i frutti o le gemme loro proprie, mentre le nuvole in certe condizioni possono portare la pioggia, etc. Quindi vediamo una meravigliosa connessione tra bellezza, ordine, giustizia, armonia, verità e volontà di Dio. Purtroppo, per la legge patristica che vuole ogni cosa del Cosmo in relazione reciproca, la disobbedienza del peccato ancestrale ha generato disordine in tutta la creazione, producendo la morte e la sofferenza. Ecco perché “La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità – non per suo volere, ma per volere di colui che l’ha sottomessa – e nutre la speranza  di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio” (Romani 8, 19-21). E la liberazione del Cosmo è iniziata con l’atto di obbedienza, e di obbedienza fino alla morte di croce, del Cristo, che con questa ha portato verso il “Riordino” la creazione intera. Un gesto contemporaneamente bello, vero, giusto, riordinatore e pertanto redentivo. La redenzione attraverso l’obbedienza riparatrice. Con la Croce di Cristo tutta la creazione ha ripreso il “Movimento” verso Dio senza l’intralcio del disordine. Per movimento qui non intendiamo un spostamento fisico, ma la realizzazione del fine per cui quella cosa, quella pianta, quell’animale e quell’uomo è stata/o creata/o. Il cosmo tutto, cose, piante, animali e uomini, ora procede verso l’unione con Dio che avverrà  nel giorno del giudizio finale. Ma cosa ci insegna di utile per noi tutto questo?

 

Lo splendore di ogni gesto quotidiano

Ogni gesto, ogni atto, ogni mansione, ogni dovere quotidiano, se nella Volontà del Padre, ha in sé armonia, bellezza, giustizia e verità. Dunque ogni atto fatto nella Volontà di Dio  rende il mondo più trasparente alle energie divine. Sta qui la radice patristica e scritturistica, dell’importanza da dare ad ogni azione quotidiana, anche la più semplice. Ecco perché non esiste una divisione tra “mondo sacro e mondo profano”. Tutto ciò che è nella volontà di Dio è bello, giusto, vero, ordinato ed ordinatore. Certo non così la guerra, l’adulterio, le ubriachezze etc. Ma ciò che nel mondo, nella società degli uomini esprime obbedienza. E quale è la nostra obbedienza? Chi è sposato la procreazione, la cura dei figli. Chiunque abbia un lavoro il suo svolgimento con spirito di servizio. Nel tempo libero anche il riposo è volontà di Dio, sempre che si eviti il peccato, cioè la disobbedienza. Per questo è di cruciale importanza chiedersi: sto facendo la volontà di Dio? Non tutti i lavori sono quelli che il Signore vuole per noi. Non tutte le fidanzate o i fidanzati sono quelli che vuole il Signore. Non sempre la rinuncia alla procreazione è volontà di Dio. Non sempre comprare è un gesto di obbedienza. Spesso cercare la ricchezza è disordine, così come soddisfare la nostra vanità cercando di comandare qualcosa. Ma se ciò che facciamo lo abbiamo scelto con discernimento, esso diventa luce nelle nostre mani. Sì, Luce, Splendore, Bellezza, Verità e Giustizia. Pulire un pavimento, o una strada, fare un certificato per un cittadino che lo chiede, cucinare, disegnare un palazzo o medicare un infermo, portare ai giochi il proprio figlio, obbedire con gioia ad un superiore, lavare una macchina o pomparvi benzina, ebbene, tutte queste cose diventano Luce! E lo Splendore aumenta nel momento in cui l’intenzione con cui facciamo tutte queste cose si colora con la consapevolezza del cristiano che vive con il cuore il servizio alla comunità. Come colui che muove tutto ciò che fa con l’energia datagli dall’Eucarestia, dall’unione con Dio conferitagli dalla comunione Eucaristica. Tutto ciò che il laico vive nella società degli uomini può essere o diventare santo. L’intenzione del cuore di muoversi in consonanza con l’amore per Dio è a tutti gli effetti una preghiera del cuore, che può diventare essa stessa “preghiera incessante”. Non è necessario quindi stare ore in Chiesa a pregare per piacere a Dio e vivere nel Suo splendore.

 

Conclusione

C’è un modo semplice per vivere una santità costante, non priva dello splendore della Verità e della Giustizia: fare la Volontà di Dio in tutte le cose, anche la più piccola. Ecco perché non ci sono vite benedette in contrapposizione ad altre che sarebbero “profane o mondane”. Tutte le vite possono essere sante.