Home English EN French FR German DE Greek EL Italian IT Portuguese PT Romanian RO Serbian SR Spanish ES

Una bontà nascosta

“Quanto è grande la Tua molteplice bontà, Signore, che hai nascosto per quelli che ti temono!” (Salmo30,19 – LXX).

Dunque c’è una Bontà nascosta del Signore, Solo coloro che Lo temono sono in grado di trovarla, perché così è disposto sin dall’eternità.  Proveremo a cercarla, nella speranza di trovarla, facendo tesoro di un detto biblico:

“Principio della Sapienza è il timor di Dio (Siracide 1,16).”

La prima espressione del timor di Dio sta nel tema della salvezza personale, individuale. Temere Dio per salvarsi.  Vediamo:

 

La bontà di Dio nell’economia della salvezza individuale

Come è possibile che la bontà divina possa essere nascosta? Dio non ha creato tutte le cose? E non è questa già una grande bontà?

Sì, è vero. La creazione ispira veramente riconoscenza verso il Signore, per la Sua grande misericordia. Tuttavia ci sono angoli della nostra vita che sembrano rimanere fuori dalla generosità divina. Tutti noi abbiamo subito dei rovesci, dei lutti, delle malattie, che ci hanno fatto talvolta dubitare; può essere Dio a volere questo? Ma il Signore allora vuole la mia sofferenza? Se mi ama davvero perché fa morire mio figlio, mia madre, quel mio caro amico? etc. Perché quel terribile incidente stradale, in cui ha perso la vita un mio caro amico, che ha lasciato moglie e figli piccoli? Perché permette che io perda il lavoro, o che il mio negozio fallisca? Perché Signore? Dio sembra favorire il male, e dove sta allora la Sua bontà? E questo è solo un piccolo scampolo di un lungo possibile repertorio. A questi esempi si aggrappano gli atei, quando dicono: “Come può esistere un Dio di bontà, se poi accadono cose che lo manifestano invece come malvagio?” Ma è proprio nell’economia della salvezza che riusciamo a sollevare il velo che nasconde la bontà divina. Questo velo è il materialismo. Esso ci nasconde la saggezza di Dio, perché ci porta a ragionare in base alle nostre convenienze immediate, e soprattutto convenienze riferite al nostro benessere materiale. Vogliamo comprarci una casa, abbiamo bisogno di soldi, ma non troviamo un lavoro sufficientemente remunerativo. Vorremmo stare tranquilli in casa ma nostro figlio ci crea problemi, etc. Tutto deve andare secondo il nostro egocentrismo. Come allora il timor di Dio solleva questo velo di materialismo? Lo solleva alzando il nostro sguardo verso l’eternità. Se Dio esiste, esiste anche la vita eterna che ci ha promesso. E se questa vita eterna, se il Suo regno ci aspetta, porteremo con noi la nostra casa? O il conto in banca? O la nostra salute?  Il timore di Dio ci fa volgere lo sguardo verso l’esortazione di San Paolo: “Rivestitevi di Cristo!” (Romani 13,14). È infatti con l’abito delle virtù che accediamo all’eternità, e quest’abito sarà quello che porteremo per sempre. Allora impariamo dal Timor di Dio questa Sapienza: le tribolazioni vissute con fede generano la pazienza, le tribolazioni passano, la pazienza invece farà parte del nostro abito per sempre nel regno. Cosa vale di più? E la pazienza non è la sola virtù in questione. Il timore di Dio ci fa vedere il Signore, come dice Isaia, come un vasaio:

“Potrà forse discutere con chi lo ha plasmato
un vaso fra altri vasi di argilla?
Dirà forse la creta al vasaio: «Che fai?»
oppure: «La tua opera non ha manichi»?
Chi oserà dire a un padre: «Che cosa generi? (Isaia 45,9-10).
Talvolta possiamo vedere l’opera della provvidenza negli stessi eventi materiali. C’è infatti un detto popolare che dice: “Si chiude una porta e si apre un portone”. Succede che perdiamo un lavoro. Ci disperiamo, ma ecco che dopo un po’ di tempo ne troviamo un altro, migliore e più adatto a noi. Quanti si sono disperati per essere stati lasciati dal partner, durante un fidanzamento. Ma poi si è trovata una alternativa, veramente più adatta e ci diciamo: “Ma come abbiamo fatto a stare con quello o con quella?”. Sono cose che capitano tutti i giorni, che ci insegnano la fiducia in Dio. È il vasaio che lavora. Altre volte il lavoro può essere meno remunerativo, ma più adatto a sviluppare in noi certe virtù di cui il Padre nostro ci vuole adornare per l’eternità. Tutto ci appare più chiaro, se intendiamo la nostra vita come un percorso di guarigione, dagli effetti del peccato ancestrale. Come una crescita nelle virtù dello Spirito, fede, speranza e carità. Come una maturazione spirituale in cui l’azione dello Spirito Santo procede alla nostra divinizzazione, cioè al nostro rivestirci delle virtù del Cristo. Gli occhi si aprono e riusciamo a vedere la bontà del Signore, quando nella nostra vita entra a far parte l’eternità.

 

La bontà di Dio nell’economia della redenzione cosmica

Tutto l’universo e tutte le creature, poiché create per mezzo del Figlio di Dio, guardano a Lui e con un atto di conversione si muovono verso di Lui, di colui cioè che ricapitola in sé tutte le cose. La nostra conversione particolare fa parte di un movimento generale, a cui partecipiamo. Il fine è quello di una Parusìa, in cui “Dio sarà tutto in tutti” (1 Corinzi 15,28). Quella che ci attende quindi è una nuova creazione in cui lo spirito sarà unito alla materia. Il movimento generale di redenzione è operato dallo Spirito Santo, che “è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è in tutti” (Efesini 4,6). È questo un passaggio importante da fare. L’opposizione Salvezza/Perdizione, purtroppo rimane intatta, perché possiamo scegliere di allontanarci dal bene, e di cambiare totalmente direzione. In tal caso non parteciperemo “dei cieli nuovi e della terra nuova “(Isaia 65,17 e 66,22). Tuttavia la comprensione che la nostra vita si inserisce in una nuova e grandiosa economia cosmica, caratterizza il passaggio dal “latte spirituale” ad un cibo più solido, per cristiani più maturi. Si tratta di credere ed assimilare le parole del Vangelo di Marco: “Il regno di Dio è come la semente che un uomo sparge nella terra. Ogni sera egli va a dormire e ogni mattina si alza. Intanto il seme germoglia e cresce, ed egli non sa affatto come ciò avviene. La terra, da sola, fa crescere il raccolto: prima un filo d’erba, poi la spiga e, nella spiga, il grano maturo. E quando il frutto è pronto subito l’uomo prende la falce perché è venuto il momento del raccolto.”

E Gesù diceva: A che cosa somiglia il regno di Dio? Con quale parabola ne parleremo? “Esso è simile a un granello di senape che, quando viene seminato nella terra, è il più piccolo di tutti i semi. Ma poi, quando è stato seminato, cresce e diventa il più grande di tutte le piante dell’orto. E mette dei rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra’” (Marco 4,26-32). Dunque il Signore, nella Sua bontà, conduce l’umanità e il cosmo intero, per mezzo dello Spirito, alla maturità del Regno, dove il frutto compiuto sarà una creazione rinnovata. Ma questa bontà di Dio possiamo vederla? Sì, possiamo vederla, perché innumerevoli sono le opere buone degli uomini. Anche di chi non crede. Basta vedere lo zelo amoroso di una coppia di genitori che educa i propri bambini. Basta accorgersi dello spirito di servizio che anima tanti lavoratori.  Basta ammirare la bellezza creata da tanti artisti. Basta ammirare la lotta contro le malattie di tanti medici e di tanti ricercatori. Basta accettare la meraviglia che ci coglie, davanti alle opere straordinarie dell’uomo, ponti, autostrade, aerei ed ogni meraviglia operata dall’ingegno umano, in collaborazione con lo Spirito. Ma come questa bontà è nascosta? Ce lo racconta ancora una volta il Vangelo nella parabola del grano e della zizzania (Matteo 13,24-53). E cioè: l’uomo è cattivo, e poiché il simile è attratto dal simile, egli si accorge prima di tutto della zizzania: pornografia, adulteri, omicidi, furti guerre etc. L’uomo non obbedisce al Vangelo e pone la mano alla falce prima che venga l’angelo a cui è assegnato questo compito. E che fa? Come dice la parabola Evangelica, taglia insieme zizzania e grano, con il risultato di perdere di vista letteralmente il bene che cresce.

È quindi necessaria la preghiera ed una certa purificazione del cuore, attraverso i sacramenti, per cominciare a sollevare il velo che nasconde questa meravigliosa bontà Divina. Molti infatti, leggendo queste righe protesteranno: “Siamo agli ultimi tempi! L’umanità è degenerata! Etc. Vero, la zizzania è cresciuta, ma per favore, guardiamo un po’ anche il grano. C’è, ed è di più della cattiva erba. Tanto, tanto di più. Solleviamo il velo dovuto alle nostre impurità, e lasciamoci travolgere dalla meraviglia di vedere lo Spirito sempre all’opera, ispirare tanti al bene ed al bello!

 

Conclusioni

La bontà di Dio è nascosta a chi non ha timor di Dio. Ma i credenti, purificati dai sacramenti, possono accedere alla meraviglia di scoprirne le opere nella vita di tutti i giorni. Nella propria vita come nella creazione tutta.