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Saranno una sola carne
Leggiamo il Vangelo di Matteo sul matrimonio:
“Allora gli si avvicinarono alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: «E’ lecito ad un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?». Ed egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina e disse: Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola? Così che non sono più due, ma una carne sola. Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi». Gli obiettarono: «Perché allora Mosè ha ordinato di darle l’atto di ripudio e mandarla via?». Rispose loro Gesù: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non fu così. Perciò io vi dico: Chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di concubinato, e ne sposa un’altra commette adulterio».
Gli dissero i discepoli: «Se questa è la condizione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi». Egli rispose loro: «Non tutti possono capire questa parola, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini, e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca» (Matteo 19,3-12).
È importantissima la traduzione dall’originale greco di “questa parola” che recita appunto: “ton logon” (oppure secondo altre versioni ton logon touton), che vuol dire proprio “questa parola”, traduzione confermata dalla antica versione latina di San Girolamo, che mette “verbum istud”, appunto “questa parola”. Perché è importante? Perché “Logos” e “Verbum” sono inequivocabilmente riferiti alla parola di Dio circa la “sola carne”, e la indissolubilità del matrimonio che ne consegue. Quindi in sostanza Gesù dice: non tutti possono capire che il Matrimonio fa di moglie e marito una sola carne e pertanto tale unione voluta da Dio l’uomo non può dividere. Gli apostoli infatti esclamano: «Se questa è la condizione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi».
Certo che sul piano umano non conviene. Si rimarrebbe “incastrati” in un rapporto che non possiamo più cambiare. Se tutto si basasse solo su una attrazione fisica, e non su una unione divina, l’uomo che vede la moglie diventare vecchia ed avvizzita, potrebbe cambiare e cercare una partner più giovane, per esempio. Ma il sacramento, perché a questo allude Gesù, non funziona su queste basi, ma su un principio spirituale che non a tutti è dato di capire. Gesù continua:
“Vi sono eunuchi che sono nati così…etc.” Cioè chi è eunuco, volontariamente o non volontariamente, non può capire questa parola, cioè questo comando del Signore. Ora, tutto ciò è molto doloroso e delicato, perché traduzioni francamente capziose, sostituiscono il testo letterale greco e perfino latino, con un pronome:-lo, cioè “capirlo”, che invece che alla parola di Dio, porta a riferirsi all’esclamazione precedente degli Apostoli: “allora non conviene”, cioè non conviene sposarsi, e quindi sarebbe meglio restare eunuchi…..anche se a rendere tali fossero gli uomini. Suvvia! Ma ci si rende conto della assurdità di questa vecchia traduzione? Per favorire questa interpretazione palesemente inesatta si metteva un capoverso dedicato al celibato, ecco il risultato completo:
Nella versione C.E.I., cioè cattolico-Romana del 1974 leggiamo:
La continenza volontaria
Gli dissero i discepoli: «Se questa è la condizione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi». Egli rispose loro: «Non tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso”.
Da cui la posizione dell’eunuco volontario (e anche involontario) che sarebbe privilegiata. Per grazia del Signore la versione C.E.I. del 2008 ha eliminato l’errore, ed ha messo correttamente: “questa parola”, riportando finalmente e giustamente il testo al suo significato originario, che sancisce la sacralità del matrimonio.
Abbiamo riportato questo “Incidente”, non per un qualche spirito di polemica, visto che l’errore è stato già corretto, ma per segnalare una tendenza a cui non sfugge neanche la stessa Chiesa Ortodossa. Una tendenza che risulta dal dimenticare nei fatti che Pietro era sposato (Luca 4,38), non solo, ma anche che la moglie lo accompagnava nella sua predicazione (1 Corinzi 9,5). Ma i problemi più seri insorgono con tutta la storia della Chiesa dei primi secoli e della sua lotta contro le eresie. Vediamo.
Le eresie ed il matrimonio
Il sorgere di eresie che avrebbero comportato estremizzazioni ascetiche erano già state predette da San Paolo:
“Costoro vieteranno il matrimonio, imporranno di astenersi da alcuni cibi che Dio ha creato per essere mangiati con rendimento di grazie dai fedeli e da quanti conoscono la verità. Infatti tutto ciò che è stato creato da Dio è buono e nulla è da scartarsi, …”(1Timoteo4,3-4). Questa profezia si realizzò, e nacque così una moltitudine di sette che sembravano proporre un cristianesimo più serio, più ascetico, ma finivano per infilarsi in deviazioni di vario tipo, con conseguenze molto dannose. Eccone alcuni esempi:
- Encratismo
L’encratismo è una dottrina morale di matrice gnostico–cristiana a sfondo ascetico, che si diffuse in Gallia e Spagna tra la fine del III e l’inizio del IV secolo. I seguaci di questa dottrina vengono detti Encratiti.
Il termine deriva dal greco enkràteia, tradotto abitualmente come «continenza»: il significato rimanda al «dominio di sé» nell’accezione già indicata da Socrate, e si riferisce alla capacità dell’individuo di padroneggiare istinti e passioni, in vista di un perfezionamento etico della persona. Gli encratiti (“persone che praticarono la continenza”) erano chiamati da Ireneo di Lione ’enkrateîs e da Clemente Alessandrino e Ippolito di Roma enkratetai.
L’encratismo si configura ben presto come sinonimo di «continenza rigorosa e mortificante», confluendo nella concezione filosofico-religiosa del manicheismo. Partendo dal principio gnostico che identifica la materia col male, l’encratismo attribuiva una valenza fortemente peccaminosa a numerosi aspetti del vivere quotidiano come l’unione matrimoniale e il consumo di carne e vino – al punto che Taziano, apologista greco del II secolo ed esponente di punta dell’encratismo, giunse a sostituire l’acqua al vino nell’eucaristia.
Nel IV secolo l’encratismo conobbe una nuova espansione grazie alla comunità fondata da Eustazio di Sebaste, vescovo della Cappadocia; la sua dottrina fu crigticata da S. Anfilochio, e poi definitivamente condannata nel sinodo di Side, in Panfilia, nel 390.
Ricordiamo che Sant’ Anfilochio mise pure in guardia Gregorio di Nazianzo, invitandolo a non vedere la vita monastica come superiore a quella matrimoniale, proprio in base alle sue esperienze contro l’eresia dell’Encratismo.
In sostanza quale era la conseguenza di tali dottrine sul matrimonio? Grande accusata era la procreazione, vista come atto che perpetuava la materia. Dunque la materia era cattiva e naturalmente anche il Dio che l’aveva creata non era migliore. Un po’ tutte le sette gnostiche sostenevano questa tesi e tra esse, per esempio, vi erano i Marcioniti che vedevano nel Dio dell’Antico Testamento, il Dio Creatore, un Dio malvagio, in contrapposizione a quello del Nuovo che invece sarebbe stato buono. Si comprende allora la necessità della Chiesa dei primi secoli, di mettere un argine a queste eresie. Ma mettiamo bene a fuoco e ripetiamo in modo sintetico, il nocciolo negativo di queste deviazioni:
dietro un’aura di maggior impegno e santità, vi era la linea di pensiero:
matrimonio=> procreazione =>materia
la materia è negativa quindi il matrimonio è da evitare.
- I Catari ed i Bogomili
L’encratismo che abbiamo ora succintamente descritto, è stata solo una delle tantissime eresie gnostiche che hanno afflitto la Chiesa nei primi secoli. Questo pensiero eretico si è mantenuto nel tempo, anche se più o meno nascosto perché condannato dalla Chiesa, fino a riesplodere nel medioevo nella forma del Catarismo, in occidente, e del Bogomilismo in oriente.
Il catarismo è stato un movimento eretico, diffuso in diverse zone dell’Europa e nell’impero d’oriente durante il Medioevo, fra il X e il XIV secolo. I catari propugnavano una dottrina che contrapponeva lo spirito, identificato col bene, alla materia, considerata un male. Rifiutavano le ricchezze, la corruzione del clero e i sacramenti della Chiesa. Condannati dalla Chiesa di Roma, furono oggetto di un’autentica crociata che portò alla loro quasi destinzione.
Il capo dei Bogomili fu bruciato vivo a Costantinopoli e la Crociata contro i Catari fece 20.000 morti nel sud della Francia. Donne, vecchi e bambini passati a fil di spada.
Oggi tutto questo provoca una forte ripugnanza. Tuttavia possiamo dedurne l’intensità del pericolo che le due Chiese, d’Oriente e di Occidente, vedevano in queste eresie. Il meccanismo era sempre lo stesso:
un rifiuto della corruzione del clero per sposare la povertà evangelica, in un clima di ascesi e controllo delle passioni. Quello che è interessante e…..somigliante a qualche nostra realtà odierna, è la struttura della comunità Catara e Bogomila. Essa era divisa in due:
- Da una parte vi erano i Perfetti, coloro cioè che avevano scelto il celibato consacrato
- Dall’altra vi erano gli sposati, considerati inferiori, perché il matrimonio veniva considerato come peggiorativo. Sempre a causa della linea Matrimonio=> procreazione => materia. Essendo lo Spirito il bene, la vita dei perfetti era considerata santa, perché essi non erano sposati. Meno santa quella degli sposati, e soprattutto quella della donna, che con il parto perpetuava la materia, cioè il male.
- Gli sposati delegavano i perfetti a pregare per loro, in base al principio che chi faceva una vita più santa perché meno contaminata dalla materia, sarebbe stato ascoltato più facilmente da Dio.
Beh….ci sono delle somiglianze con i nostri giorni, vero?….
Il rischio infatti per noi laici di oggi è quello di interpretare la vita monastica un po’ come i Catari consideravano i perfetti. Stiamo dunque attenti a non fare involontariamente degli scivoloni, e mettiamo in ordine le cose.
I benefici per la Chiesa donati dalla vita monastica
Dunque è necessario inquadrare correttamente la vita monastica nella Chiesa, al fine di non cadere in eresie ed in errori nascosti. Infatti, il monachesimo è indubbiamente una vocazione benedetta e di grande utilità nella Chiesa. La stessa definizione di vita angelica, data dalla tradizione, è quantomai appropriata. Chi sono infatti gli angeli? Sono dei messaggeri. Ora il monaco, dedicandosi a tempo pieno alla liturgia ed allo studio della Scrittura e dei Padri, è reso capace di trasmettere da messaggero le caratteristiche fondamentali della sapienza cristiana. Soprattutto nei primi passi dopo una conversione od una riaccensione della fede, il laico riceve dal monaco esperto l’importanza di curare lo stile di vita. La frequenza dei sacramenti infatti, richiede di essere fecondata nella vita quotidiana dall’insegnamento Evangelico. Quanti di noi, anche senza visitare monasteri, sono stati istruiti dai detti dei Padri del Deserto sulla necessità dell’umiltà, della misericordia, della pazienza nelle tribolazioni, della fiducia nella Provvidenza! E poi l’intercessione per la Chiesa e per il mondo! Davvero una vita benedetta di cui non possiamo che essere riconoscenti verso il Signore! Attenzione però a non fraintendere il termine “Angelica”. È bene sottolineare che l’ascesi monastica non corrisponde ad un rifiuto del corpo e della materia! Piuttosto, essa è orientata al pentimento ed al riordino delle passioni. Pertanto, i monaci cristiani non sono come i Perfetti dei Catari. Il matrimonio nel Cristianesimo è benedetto da Dio, ed è un sacramento, e la materia è lo stesso benedetta perché creata da Dio. I voti monastici invece, è bene sottolinearlo, non sono un sacramento. Sono approvati e benedetti dalla Chiesa, ma non sono un sacramento. Dunque, è bene acquisire una maggiore consapevolezza e maturità. Infatti, una volta fatto un certo cammino, il laico si rende conto che la Sapienza Monastica, per quanto santa e vera, rappresenta per la propria vita un fondamento utile ma molto, troppo, generale. Il monaco non ha una famiglia e pertanto non è quasi mai in grado di dare consigli sulla vita coniugale, sulla sessualità, sull’educazione dei figli. Il lavoro del laico poi, è prima di tutto un contratto economico, concernente un datore di lavoro ed un prestatore d’opera. E questo è valido anche nella libera professione, nell’artigianato e nel commercio, dove i datori di lavoro sono i clienti. Questo nucleo economico attiva una spiritualità della responsabilità, che un monaco non può avere, anche se fa il muratore 12 ore al giorno per ampliare i locali del monastero. Bisogna, arrivati ad un certo grado di maturità cristiana, cominciare a valorizzare maggiormente, come dovuto, la vita laica alla quale si è chiamati. È necessario considerare che tutta l’attività umana, sia intesa come lavoro che come vita familiare, è offerta a Dio dal sacerdote nella Eucarestia, e pertanto ha un grande, grandissimo valore spirituale. Infatti, il pane ed il vino offerti sull’altare, sono il frutto di tutti i mille lavori necessari all’uomo per la loro produzione. È offerto anche quello della donna in famiglia, visto che nella Chiesa Ortodossa spesso essa prepara con le proprie mani il pane per la Divina Liturgia. Pensiamo un solo attimo a questo miracolo! Il lavoro dell’uomo e della donna diventano il corpo ed il sangue di Cristo! Nella Eucarestia l’umanità viene assunta nel Cristo e si trasforma in Divino – Umanità. L’uomo e la donna si nutrono nella Liturgia di questa miracolosa trasformazione, e questo nutrimento sarà una rinnovata energia per completare il ciclo e ritornare lavoro e vita familiare. Un ciclo di santità che salva. Un ciclo di santità che è profezia ed evangelizzazione. Infatti, il Signore ci vuole insegnare con l’Eucarestia che tutta la creazione, tutta l’attività umana, tende verso la Parusia, verso cioè quel momento decisivo della nostra Speranza: il Ritorno del Cristo e la Resurrezione dei corpi. La Resurrezione come un lungo percorso che vede la collaborazione dei vivi, dei santi e delle anime dei morti che attendono la Parusia. Una collaborazione che attraverso la fede e le opere, inserisce l’umanità in quel grande movimento di conversione verso il Creatore, al termine del quale Dio sarà tutto in tutti, come ci insegna San Paolo (1 Corinzi 15,28). Un movimento verso Dio che consiste nel rendere più trasparente il mondo alle Energie Divine. Pensiamoci un attimo: ma non è veramente sublime? Santo? Non è forse una vita santa se spesa in questo modo? Vediamo cosa dice il Vangelo a tal proposito:
“Diceva: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra» (Marco 4,26-32). La vita matrimoniale, la vita del laico, consiste nella partecipazione a questa crescita del Regno, mediante la santificazione Eucaristica della attività umana, ed alla consapevolezza spirituale dell’uomo. Quest’ultima consiste nel non occuparsi della zizzania che infesta il grano. A questa ci penserà a suo tempo l’angelo deputato, come ci spiega la famosa parabola (Matteo 13,24-43). Piuttosto la vita del laico consiste nel partecipare degnamente alla crescita del grano. Crescita che consiste anche nella collaborazione con Dio per generare una nuova vita. La sessualità consacrata nel matrimonio rappresenta forse il più alto atto creativo dell’uomo. Non si tratta di produrre oggetti, come nel caso del lavoro, ma addirittura una nuova vita! Non ci si pensa mai abbastanza!
Dunque, per tutte queste ragioni il sacramento del matrimonio è condizione santa e benedetta da Dio!
Conclusione
Se è vero che all’inizio di un cammino cristiano si ha un fondamentale e cruciale bisogno di quegli insegnamenti di base che solo i monaci sanno donarci, è vero anche che giunti a maggiore maturità spirituale è bene concentrarsi su ciò che necessita la vita del laico. La creazione infatti non è terminata. L’atto creativo di Dio continua e consiste in un progetto di santificazione della materia, della Creazione e dell’Uomo, che si sviluppa nelle varie attività lavorative e familiari tipiche del laico. Il matrimonio è al centro di questa collaborazione con Dio, perché destinato a generare in collaborazione con Dio una nuova vita. Pertanto esso è santo e benedetto, come santa e benedetta è la vita monastica.