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Otri nuovi per il vino nuovo

“Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per metterlo su un vestito vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti. Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi. Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: «Il vecchio è gradevole!” (Luca 5,36-39).

Per comprendere queste parole della Scrittura, possiamo aiutarci con questi altri due passi chiarificatori.

“Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora”(Giovanni 2,9-10).

“Un altro disse: “Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia”. Ma Gesù gli rispose: “Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio” (Luca 9,61-62).

Questi tre passi del Vangelo si integrano vicendevolmente aiutandoci a comprendere meglio il senso profondo della Buona Novella.

Il primo brano ha due diversi strati interpretativi, uno individuale ed uno collettivo. Da una parte il vino nuovo simboleggia l’opera della Grazia, che non può agire in un uomo ancora legato alle vecchie abitudini. Lo Spirito alimenta infatti nella interiorità del convertito l’uomo nuovo che si distacca e rompe con l’uomo vecchio. Ma oltre a questa interpretazione individuale San Giovanni Crisostomo  ne aggiunge anche una collettiva: la Nuova Economia, quella del Vangelo, richiede un recipiente, cioè una comunità, una chiesa nuova per esprimersi, e non può quindi essere collocata nella comunità giudaica del Vecchio Testamento, con i suoi riti legati alla centralità del tempio di Gerusalemme. D’altra parte, altrove Gesù sottolinea come la Nuova Economia, simboleggiata dal vino servito per ultimo nel miracolo delle nozze di Cana, sia il migliore. Dunque la Comunità del Nuovo Testamento è migliore di quella del Vecchio. Tuttavia i padri sottolineano come gli uomini siano sempre spinti a voltarsi indietro, ed interpretano il versetto 39, l’ultimo, come la tendenza degli uomini a resistere. A guardarsi sempre indietro, a rimanere incistati nelle vecchie abitudini, ad avere sempre timore del nuovo. Come ben illustrato nel citato passo di Luca 9,61-62. Timore che solo la Grazia può vincere.

Una somiglianza inattesa

Quale fu allora la comunità nuova? Quella  che accolse la Buona Novella?  Quale forma ebbe e quale relazione ha con la fede cristiana oggi?

Ebbene, alcuni autori del 19° secolo, allo scopo di denigrare il cristianesimo, credettero di vedere nei culti misterici pagani presenti a Roma nel  1° secolo una somiglianza di contenuto e di messaggio, spesso facendo letteralmente derivare questi da quelli. Oggi tutti gli studiosi sono concordi nel considerare pura fantasia questo tentativo, dal momento che Clemente Alessandrino ed Ippolito di Roma, insieme con altri, espressero  una dura condanna della immoralità dei culti misterici  pagani. Tuttavia, quello che colpisce è piuttosto la presenza di alcune somiglianze nell’aspetto esteriore, nella forma, appunto nell’ “otre”, tra la nuova chiesa cristiana  e le religioni dei misteri. Queste somiglianze ci possono aiutare ad approfondire meglio ciò che è il cuore dell’annuncio Evangelico. Vediamo.

  • Il termine sacramento si traduce in greco come “Mistero”, e nella preparazione alla eucarestia della Chiesa Ortodossa si chiede ripetutamente nelle sue antiche e patristiche preghiere, di essere fatti degni di accedere ai “misteri cristiani”.
  • Come le religioni misteriche il cristianesimo si interessa della salvezza personale. Questo oggi sembra scontato, ma in realtà la religione ufficiale greco-romana era un culto cittadino. Si occupava della città non del singolo individuo, e gli dei erano impetrati per il benessere o la difesa della polis.
  • Come nei culti misterici alla fede cristiana potevano partecipare tutti, anche gli schiavi, in contrapposizione alla religione greco-romana,  che coinvolgeva solo nobili e maggiorenti.
  • Per entrare nel percorso cristiano ed accedere ai “Misteri” (cioè ai sacramenti), è necessaria come nei culti misterici, una iniziazione, cioè il battesimo. Oggi si è un po’ persa la percezione del carattere iniziatico del battesimo, perché esso viene somministrato insieme a Cresima e Comunione già ai lattanti. Tuttavia esso è a tutti gli effetti una iniziazione, e questo risulta molto chiaro nei battezzati in età adulta.
  • A somiglianza dei culti misterici, gli iniziati, cioè i battezzati, dovevano avere un padrino.
  • In coloro che vengono battezzati da grandi vi è spesso un carattere esperienziale del sacramento/mistero. Gli stessi padri chiamavano il battesimo “illuminazione”.
  • Nei culti dionisiaci si nasceva con una colpa da cui l’iniziazione liberava, un po’ come l’iniziazione battesimale libera dal peccato ancestrale il cristiano.
  • Come nei culti misterici l’iniziazione battesimale fa del battezzato una persona nuova che vive una vita nuova.
  • Come nei culti misterici questa dopo il battesimo è caratterizzata da una nuova vita morale, con purificazione ed ascesi.
  • Come in alcuni dei culti misterici, la nuova vita non riguarda solo la realtà materiale ma anche la salvezza dopo la morte.
  • Nella liturgia di San Giovanni Crisostomo, dopo la lettura del Vangelo i catecumeni sono invitati ad uscire. Essi sostavano nelle chiese antiche in un vestibolo prima della chiesa vera e propria, chiamato “nartece”. Ancora oggi i visitatori non Ortodossi in visita ai monasteri del Monte Athos, sono invitati a stare nel “nartece” e a non entrare nella chiesa vera e propria. Tuttavia, la segretezza nei culti misterici era più rigida ed arrivava a minacciare di morte gli iniziati che rivelavano il segreto iniziatico, cosa ovviamente inesistente nel cristianesimo.
  • Nei culti dionisiaci gli iniziati avevano spazi cimiteriali propri, come i cristiani avevano le catacombe a Roma.
  • In alcuni culti, come in quelli dionisiaci, si cercava l’unione con il Dio, così come il cristiano si unisce a Dio nel mistero eucaristico.

Queste sono solo alcune delle numerose analogie tra gli aspetti  esteriori delle religioni misteriche dell’Impero Romano e quelle del cristianesimo, soprattutto del primo cristianesimo. È tuttavia bene ripetere che la somiglianza non riguardava in nessun modo i contenuti, che sono diametralmente opposti tra le due dimensioni religiose. Ma cosa ci suggerisce questa somiglianza? Cosa ci aiuta a capire del cristianesimo questo paragone?

 

Quali sono gli otri nuovi?

Ebbene, non è azzardato dire che la fede giudaico-cristiana, con le nuove comunità evangeliche, presenta al suo centro, nel suo cuore, la liturgia eucaristica. Il nucleo centrale della fede cristiana consiste nel Mistero di un Dio che si fa mangiare dagli iniziati, che in tal modo si uniscono a Lui ricevendone la vita eterna. Questo in tutta evidenza l’otre nuovo destinato ad accogliere il vino nuovo. Qualcosa di veramente molto diverso dall’otre vecchio, cioè dalla fede ebraica. La lingua del nuovo testamento è il greco, che per estensione è diventata anche la lingua del Vecchio Testamento, dal momento che la traduzione Greca detta “Dei Settanta” è ritenuto testo più attendibile di quello giudaico in lingua Ebraica, che oggi sappiamo essere stato modificato fino al 1000 d.c..

Il culto non è  più centrato nel tempio di Gerusalemme, ma ovunque, come previsto dallo stesso Gesù nel quarto capitolo del Vangelo di Giovanni.

La fede cristiana è un annuncio di salvezza universale, mentre l’otre vecchio, la fede giudaica, si rivolgeva solo agli Ebrei.

 

Quali sono i  Misteri di Cristo?

Diventa allora importante delineare tutti i vari aspetti dei “Misteri Cristiani”, partendo dal centro della loro celebrazione: l’Eucarestia. Questa infatti riassume in modo profondo il mistero dell’incarnazione. Vediamo.

-L’  Incarnazione. Questo è un punto fondamentale. Non da tutti capito. Il pane ed il vino che l’officiante offre a Dio nella celebrazione, rappresentano il frutto della natura e del lavoro dell’uomo. E nel lavoro dell’uomo includiamo anche la vita familiare, visto che nella Chiesa Ortodossa il pane è preparato spesso in famiglia, dalle donne. Sottolineiamo qui: l’unione del lavoro dell’uomo con la natura, e cioè la terra, il grano, la vite. I lavori poi necessari a realizzare sia vino che pane, sono una miriade, perché il contadino  si avvale di strumenti fabbricati da altri, trasporta il grano raccolto grazie a carri fabbricati da altri con legno raccolto e lavorato da altri, unito a parti in ferro estratto e lavorato da altri, ed il mugnaio opera in una costruzione edificata da altri con mattoni prodotti da altri etc. Si tratta di una catena quasi infinita che si ripete per il vino. Dunque troviamo in quel pane ed in quel vino simbolicamente rappresentata tutta l’attività umana. Attività unita in modo indispensabile alla natura, terra e piante. Particolare, questo dell’unità con la natura, che ritornerà sorprendentemente in seguito. Ora, tutto ciò addirittura (è il caso di dirlo perché ci si pensa troppo poco) diventa il sangue ed il corpo di Cristo!  La parte umana della Incarnazione.

  • In Cristo la natura umana si unisce a quella Divina in una unità senza confusione. La natura Divina, secondo il concilio di Calcedonia, non sovrasta quella umana, schiacciandola. Essa la feconda. Come vedremo, la prepara. È la santificazione dell’opera dell’uomo, della stessa società umana fondata sulla famiglia, ma anche della natura. Attraverso l’Eucarestia la nostra carne, la nostra vita, il nostro lavoro, la nostra famiglia, tutto ciò viene divinizzato. Si unisce allo Spirito Santo, come il grembo di Maria fu fecondato per generare il Dio-Uomo. Infatti il sacerdote nella Epiclesi, invoca la discesa dello Spirito Santo sul pane e sul vino, e solo allora queste offerte diventano corpo e sangue di Cristo. Straordinario miracolo!
  • L’uomo si comunica, si unisce al Dio-Uomo, mangiandolo! …mangiandolo! Ed è così Che il Cristo vive in lui. È così che egli si riveste di Cristo, come dice San Paolo.
  • L’ uomo ritorna allora alla sua attività, informandola della santità acquisita con il Mistero Eucaristico. Si forma un ciclo. Ma ciò che adesso è presente nelle attività umane ha una qualità diversa. È informato o è più informato degli attributi del Cristo. Delle virtù del Cristo. Per San Massimo il Confessore la Virtù è il modo ordinario in cui oggi nel mondo si manifesta l’incarnazione. Ebbene, è proprio nell’ alimentare le Virtù che l’Eucarestia agisce nel mondo. Il fedele rivestito di Cristo dalla Comunione  imprime della sua vita spirituale tutte le sue opere, siano esse lavoro, famiglia, cultura e perfino le amicizie ed il tempo libero. La manifestazione visibile dell’azione spirituale dell’Eucarestia sta proprio nell’esprimersi di tutte le qualità necessarie a rendere l’attività umana un riflesso della bellezza divina. Il tassista svilupperà la pazienza, l’impiegato delle poste l’ascolto, l’insegnante la scienza e così via. Non esistono per il Signore attività privilegiate. Tutte le attività esprimono virtù. Non è il caso qui di dilungarsi in esempi. Ed in genere più Virtù. Anche lo sport permette lo sviluppo degli attributi divini, per esempio nel gioco di squadra.  Quindi tutte le attività tornano ciclicamente e sono simbolicamente rappresentate dall’offerta del pane e del vino sull’altare. Si chiude e si riapre un cerchio, un circolo virtuoso.

 

L’Incarnazione ed il mistero Eucaristico profezia della vita nel mondo che verrà

Per andare un po’ più a fondo nel Mistero Eucaristico è  necessario vedere quale è la nostra speranza come descritta dal nostro Credo:

Credo nella resurrezione dei morti

E nella vita del mondo che verrà

Se alla resurrezione dei morti abbiamo badato poco perché concentrati sulla “Salvezza dell’Anima”, alla vita del mondo che verrà probabilmente non ci pensiamo per niente. Eppure è la nostra speranza. La creazione non è finita. Ci sarà un nuovo mondo. Quale?

Torniamo alla offerta del sacerdote. Come abbiamo detto, il pane ed il vino rappresentano le attività umane, dal momento che essi sono il frutto del lavoro e della vita familiare dell’uomo. Ma non soltanto! Come avevamo preannunciato, è fondamentale ricordare, che il pane ed il vino sono frutto anche della natura, ed in particolare della terra e delle piante. E non solo! Non dimentichiamoci che le feci degli animali sono un ottimo concime, abbondantemente usato proprio per favorire la crescita delle piante! Ma non solo. Ancor di più l’immagine dei buoi che spingono l’aratro perché l’uomo possa tracciare quei solchi in cui il seme del grano gettato dal seminatore possa crescere rigoglioso, è una immagine biblica. Gli animali coadiuvano l’uomo nel coltivare la terra. Quindi su quel piattino ci sono anche loro, i nostri amici animali.

Lo Spirito Santo dunque, nella Epiclesi, cioè nella preghiera in cui il sacerdote lo invoca perché trasformi il pane ed il vino in corpo e sangue di Cristo,  si unisce simbolicamente a tutto il creato. È straordinario!  Pensiamoci solo un attimo:

nella Eucarestia lo Spirito si unisce alla materia letteralmente divinizzandola!

Si unisce simbolicamente a tutto il creato, minerali, piante ed animali, ed a tutta l’attività umana, trasformandola.

E qui si scende ancora più a fondo nel mistero Eucaristico: esso è insieme profezia, e strumento per l’inveramento della profezia che annuncia.

Ma di quale profezia si tratta? Cosa profetizza l’incarnazione? Di cosa è profezia l’Eucarestia?

San Massimo il Confessore, sulla scorta di San Gregorio di Nazianzo e Dionigi Aeropagita, negli Ambigua  indica l’uomo come mediatore di una grande operazione creativa di Dio che, partendo dalla materia, arriverà  all’unione senza confusione dello Spirito e della Materia. Per i Padri infatti, la visione completa della creazione, consiste in tre momenti:

  • Il Creatore prima dei tempi
  • La creazione della natura e degli uomini
  • Un grande movimento di conversione di tutta la creazione che guardando al proprio Creatore, si muove, tende verso di Lui. E al termine di questo movimento vi sarà l’unione del creato con Dio, e Dio sarà tutto in tutti (1  Corinzi 15,28). Ecco allora la nuova creazione, quella annunciata da Isaia:

“Ecco infatti io creo
nuovi cieli e nuova terra;
non si ricorderà più il passato,
non verrà più in mente,
poiché si godrà e si gioirà sempre
di quello che sto per creare,
e farò di Gerusalemme una gioia,
del suo popolo un gaudio” (Isaia 65,17-18).

San Paolo, riprendendo Isaia, così illustra la nostra speranza in Romani 8, 18-25:

“Io ritengo, infatti, che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi.

La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità – non per suo volere, ma per volere di colui che l’ha sottomessa – e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo. Poiché nella speranza noi siamo stati salvati. Ora, ciò che si spera, se visto, non è più speranza; infatti, ciò che uno già vede, come potrebbe ancora sperarlo? Ma se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza”. San Paolo afferma chiaramente che noi stiamo attraversando solo un frammento della storia della Creazione divina spiegandolo in 1Cor 15, 20-28:

”Ora, invece, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti. Perché, se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti. Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita. Ognuno però al suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo. Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo avere ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza. È necessario infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte, perché ogni cosa ha posto sotto i suoi piedi. Però, quando dice che ogni cosa è stata sottoposta, è chiaro che si deve eccettuare Colui che gli ha sottomesso ogni cosa. E quando tutto gli sarà stato sottomesso, anch’egli, il Figlio, sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti”.

In questo lungo e complesso processo di trasfigurazione della Creazione l’uomo, secondo san Massimo il Confessore rappresenta in sé analogicamente tutta la creazione. In lui ritroviamo infatti le proprietà di tutti i regni, minerale, vegetale, animale e spirituale. In tal modo l’uomo si presenta come un microcosmo, così che ottenendo e vivendo lo Spirito Santo egli parteciperà alla grande opera del Signore come “Mediatore” e profeta della trasfigurazione del cosmo. Ma per adempiere a questa grande opera deve partecipare dello Spirito Santo, e per farlo deve guardare con gli occhi della fede al Cristo Salvatore, fonte dello Spirito. Deve vivere la vita dello Spirito comunicato attraverso l’Eucarestia. Deve nutrirsi del corpo e del sangue di Cristo, per contribuire alla trasformazione del Cosmo.

Ecco dunque la centralità della Eucarestia  e della vita secondo il Vangelo che essa genera.  Ecco un ritrovato senso dei sacramenti, e soprattutto dell’Eucarestia, inquadrati in un progetto più ampio della mera “salvezza dell’anima”. Un progetto che vede l’uomo protagonista di un discepolato che lo promuove mediatore nei confronti di quel creato che Dio stesso in Genesi 1,28 gli ha affidato.

 

La partecipazione dell’uomo alla nuova creazione

Abbiamo detto  della partecipazione dell’uomo, trasformato dal battesimo e dall’Eucarestia, al miracolo della nuova creazione. Ma in che modo esattamente si sviluppa per il cristiano questo processo di conversione verso Dio, questo procedere del creato verso la fecondazione dello Spirito?

Occorre precisare che le parole di San Paolo sono completate dal Vangelo. Infatti la realizzazione della nostra speranza non avviene bruscamente, o almeno all’inizio non bruscamente. Vediamo cosa ci dice il Vangelo.

“Diceva: «Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra;  dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa.  Poiché la terra produce spontaneamente, prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga. Quando il frutto è pronto, subito si mette mano alla falce, perché è venuta la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? Esso è come un granellino di senapa che, quando viene seminato per terra, è il più piccolo di tutti semi che sono sulla terra; ma appena seminato cresce e diviene più grande di tutti gli ortaggi e fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra»(Marco 4, 26-32).

Questi due importanti passi del Vangelo aggiungono qualcosa in più che ci può aiutare. Essi ci dicono che il processo di conversione del creato verso Dio rappresenta una progressiva preparazione fino a che il seme originario non diventi una pianta matura per l’ultimo atto, per quella parusia così magistralmente descritta da San Paolo. Dunque, la creazione non ritorna a Dio, perché essa non è una emanazione fatta della stessa sostanza del Signore che ad un certo punto si è staccata. Nasce creata dal nulla. E il Regno che troverà la sua pienezza l’ultimo giorno, ha cominciato da subito a crescere. A svilupparsi. È questo il grande movimento della “Conversione” verso Dio.

Ma dove sta questo grano? Questo albero di senape? Ancora vediamo il Vangelo:

“I farisei gli domandarono: «Quando verrà il regno di Dio?». Egli rispose loro: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: «Eccolo qui», oppure: «Eccolo là». Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!» (Luca 17,20-21).

Adesso abbiamo tutti gli elementi per cominciare a comprendere meglio come si realizza il ruolo degli iniziati ai Misteri Cristiani nel grande progetto della Creazione Divina. E quello che scopriamo è che…..lo avevamo già scoperto. È il ciclo eucaristico descritto poco sopra, che rappresenta la via attraverso la quale l’uomo diventa partecipe del grande progetto creativo. L’iniziato che si unisce al Dio-uomo mangiandolo, diventa il mediatore e co-creatore della grande trasformazione cosmica, attraverso i due piani di azione previsti dall’incarnazione:

  • Il piano materiale. In Matteo 13,33 il regno di Dio è paragonato al lievito che permette lo sviluppo del pane. Ebbene la Chiesa o il cristianesimo in generale, in questi 2000 anni ha davvero rappresentato il lievito che ha letteralmente trasformato la società. Ci si pensa troppo poco. Ma sono stati i cristiani ad inventare le scuole, e se oggi l’analfabetismo di massa in molti paesi è solo un ricordo, lo dobbiamo all’impegno secolare della Chiesa che è poi stato trasmesso anche ai non credenti. Saper leggere è fondamentale, perché questo permette la lettura del Vangelo e del Nuovo Testamento. Gli ospedali li hanno inventati i cristiani. Il primo ricovero per gli anziani è stato fondato da San Basilio. L’assistenza ai disabili l’ha proposta per prima la Chiesa. Perfino Karl Marx riconosceva che la cura dei bambini è stata portata al mondo dal cristianesimo. E questi sono solo alcuni esempi del contributo degli iniziati ai Misteri Cristiani alla migliore trasparenza del mondo alle energie divine: giustizia, misericordia, scienza.
  • Il piano spirituale. Domandiamoci una cosa: come mai la lotta all’analfabetismo, la cura dei malati, la cura dei disabili, l’assistenza agli anziani, l’attenzione al mondo dell’infanzia, e questo solo per rimanere ai pochi esempi formulati (ma ce ne potrebbero essere molti altri), sono oggi temi sentiti anche dai non credenti? Come mai questi esempi di misericordia, carità, ascolto dei problemi, consiglio, scienza etc. sono oggi vissuti con fermezza e decisione da tanti, tanti non credenti? Come mai il volontariato da fenomeno cristiano è diventato un fenomeno diffuso in ambiti assolutamente non confessionali, quando addirittura pesantemente anticristiani? È l’inveramento dell’invito ad essere lievito di Matteo 13,33 che non si è realizzato per il solo esempio materiale. Vi è infatti una sfera, una atmosfera spirituale che avvolge la società degli uomini e l’universo intero, che si trasforma nel tempo ed a sua volta trasforma. Nel sesto capitolo della lettera agli Efesini, San Paolo sottolinea come il combattimento del Cristiano non si svolga contro esseri di carne e sangue. Esso è volto a difendere il mondo dalle “Potenze dell’Aria” come le definisce lui. È in questa sfera dell’aria che si manifesta l’azione segreta del Mistero Eucaristico e l’azione degli uomini e delle donne che si dedicano in modo speciale alla preghiera, come eremiti e monaci. Che senso avrebbe altrimenti la loro vita? Questo è l’insegnamento che essi stessi comunicano ai tanti laici che si rivolgono a loro: “La Chiesa, come dice San Paolo, è un corpo unito in cui tutti hanno una funzione e tutti sono collegati. Per questo la Virtù vissuta dall’uno si comunica a tutti e salva tutti. E così è della Chiesa in rapporto al mondo. Le Virtù della Chiesa si comunicano a tutti. Anche ai non credenti. Gli Attributi Divini, come la Pazienza, la Carità, la Misericordia etc. che l’iniziato ai Misteri Cristiani vive nel mondo, nella società dell’Uomo, nella Famiglia, vivono come di vita propria, afferma San Massimo il Confessore e ribadiscono San Taddeo di Serbia e San Paissios dell’Athos. L’uomo riceve e trasmette i pensieri d’amore, le preghiere, la bellezza delle Virtù. E tutti gli uomini ne sono informati, modificati, trasformati. Tutta la società dell’Uomo risente positivamente anche di una sola donna o di un solo uomo che si perfeziona. Che libera nel mondo le energie divine. Che rende il mondo più trasparente ad esse.  Ecco dunque la parte spirituale dell’opera degli iniziati ai misteri cristiani.

Infine, questo grande processo creativo si conclude nella Parusia, nella venuta del Signore e nel secondo giudizio.  Abbiamo descritto, pur con evidenti limiti, la preparazione. Il grano che cresce. Della Parusia sappiamo che l’Angelo addetto taglierà la zizzania risparmiando il grano, cosa che noi non sappiamo fare, come dice la parabola del grano e della zizzania (Matteo 13,24-43).  Ma non sappiamo molto di più. Come si passerà alla nuova creazione? In che modo sarà completata? Cosa succederà ai corpi, alla materia, allo Spirito? Da san Paolo sappiamo che risorgeremo con un corpo spirituale (1 Corinzi 15,42-44), ma non molto di più. Cosa vuol dire che il grano diventa maturo?  E come sarà l’unione di materia e Spirito? Tutto sarà luminoso come nel Tabor?  Il Cristo risorto mangiava (e non a caso), e chiedeva di toccare le sue ferite. Dunque il corpo c’è, ma come trasfigurato? È un mistero nel mistero. La Parusia è un mistero semplicemente perché il Signore vuole che lo sia. Altrimenti sarebbe stato più descrittivo. Per ora i particolari non ci devono interessare. Ci deve interessare “fare la nostra parte” per far sì che il grano cresca e maturi senza ostacoli. Partecipare. Guardare in avanti con lo sguardo fisso sul Figlio di Dio.

 

 

Conclusione: partecipare, essere protagonisti

In questa introduzione abbiamo tracciato le linee generali di quello che sembra essere il cuore dei Misteri cristiani. Essi vedono al centro il sacerdozio ministeriale che solo può invocare sul pane e sul vino la discesa dello Spirito Santo al fine della loro trasmutazione in corpo e sangue di Cristo. Da questo centro, dalla liturgia dei Misteri, si irradia il sacerdozio “comune” dei fedeli che, rivestiti di Cristo, dopo averne mangiato il corpo ed il sangue, officiano la liturgia celeste delle virtù che illuminano il lavoro, la famiglia e la società degli uomini in tutti i suoi aspetti. Il motore di questa liturgia è l’unione con Dio, raggiunta attraverso l’Eucarestia. Quindi il passo successivo sarà chiarire alcuni punti fondamentali, in quello che è l’impegno del laico nel mondo. In particolare: in che senso si può parlare di “unione con Dio”, come possiamo viverla concretamente dentro e fuori di noi, come possiamo renderci conto della sua esistenza e come farla fruttificare?

 

BIBLIOGRAFIA

Il rito segreto, misteri in Grecia e a Roma. Electa Edizioni. Articoli di: Angelo Bottini, Fritz Graf, Giulia Sfameni Gasparro, Cornelia Isler-Kerényi e Filippo Coarelli,