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Una scoperta sorprendente

Dopo la generazione di cristiani di cui si parla negli Atti degli Apostoli, si cominciò ad avvertire la necessità di rispondere alle critiche ed alle accuse, mosse al cristianesimo da ebrei, pagani, filosofi ed eretici.  Con questo scopo nacque ad Alessandria d’Egitto, nel II secolo, la prima scuola teologica. Molti, esaminando con attenzione il pensiero non cristiano, ed in particolare quello filosofico del tempo, si accorsero di alcune evidenti somiglianze. Soprattutto chi ebbe ad esaminare il pensiero del filosofo greco del IV secolo avanti Cristo, Platone, rimase veramente sorpreso. Platone, in un libro scritto più di 350 anni prima di Cristo, “La Repubblica”, aveva detto:” Il Giusto quando verrà sarà crocefisso”. Ma…..come ha fatto a saperlo? I filosofi Stoici, già prima di Cristo predicavano la necessità di una morale e della Giustizia, e così i Pitagorici ed i Cinici. Questi ultimi esaltavano pure una povertà ed un distacco da ogni ricchezza, che somigliavano molto alle beatitudini predicate da Gesù. Per dare una spiegazione, nel secondo secolo, Clemente Alessandrino, discepolo di San Panteno, il fondatore della prima scuola teologica cristiana, propose l’ipotesi del furto dei Greci. Per questo sapiente, i filosofi ateniesi avevano “saccheggiato” le conoscenze del popolo ebraico. Dopo aver appreso concetti fondamentali dalla scrittura, essi se ne erano appropriati, spacciandoli per loro. In ambiente romano invece, si propendeva per un’altra spiegazione. San Giustino, morto martire nel 165 d.c., riteneva fosse giusta la dottrina del “Logos Spermatikos”, cioè dei “semi di verità”. Secondo questa dottrina, tutti i popoli e tutte le culture potevano usufruire di semi di verità. Questo pensiero patristico ebbe con il tempo la meglio, anche per la sua sintonia con quanto affermato dallo stesso San Paolo: “Esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono” (1 Tessalonicesi 5,21).  D’altronde il Vangelo aveva ben previsto la situazione trovata dai primi cristiani. Vediamo infatti che: “Per questo ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche” (Matteo 13,52). Il riferimento alla cultura (lo scriba) è evidente. E non c’è da meravigliarsi più di tanto, perché altrove Gesù ci insegna che non possiamo noi ordinare allo Spirito Santo dove andare e cosa fare: “Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito”(Giovanni 3,8). Purtroppo, oggi molti sono tentati invece di far stare  lo Spirito dalla propria parte, ordinandogli di non andare da quell’altra, la parte antipatica o ritenuta eretica, neanche per un poco. Dunque, era ben chiara nei Padri la consapevolezza che lo Spirito è datore di vita, sia biologica (“Bios”), sia spirituale (“Zoi”),  come del resto recita il Credo da loro stessi composto. Una vita che è per tutti.

 

Cose nuove e cose antiche

Ma per entrare bene in questa profonda verità teologica, la cosa migliore è fare una carrellata di esempi, di come il cristianesimo ha accolto come ispirazioni positive dello Spirito, alcune verità originariamente formulate in ambiente non cristiano.  L’interpretazione spirituale delle sacre scritture, per esempio, nasce ad Alessandria in un’epoca contemporanea alla predicazione di Gesù. Fu l’Ebreo Filone, filosofo e mistico, che cominciò a dare un significato simbolico o spirituale (per i dotti: allegorico) alla Sacra Scrittura. I Padri accolsero con entusiasmo questo approccio, tanto che gli studiosi hanno trovato che Sant’ Ambrogio da Milano ha citato le interpretazioni di Filone ben 600 volte nelle sue opere. Filone Alessandrino poi, diceva di aver imparato l’interpretazione spirituale delle Sacre Scritture da una Comunità che sorgeva vicino alla sua città: la comunità dei “Terapeuti”. Questa comunità ebraica, divisa in due diversi monasteri tra maschi e femmine, praticava una vita ascetica del tutto simile a quella che in seguito fu praticata dai Padri del Deserto. Che questa comunità fosse realmente esistita, oppure fosse un mero ideale di Filone, comunque sia, l’idea di vita monastica circolava dunque ben prima dell’epoca di Sant’Antonio. I Terapeuti praticavano una disciplina di distacco dal mondo che ritroviamo in un importante filosofo vissuto anche lui ad Alessandria, a cavallo tra il secondo secolo ed il terzo: Ammonio Sacca. Ammonio non scrisse libri, ma il suo insegnamento fu riportato da un suo famoso allievo, Plotino, vissuto nel III secolo. La dottrina fondamentale di questi filosofi era centrata sulla contemplazione. Questa poteva realizzarsi grazie ad una rinuncia al mondo e ad  un distacco da tutte le cose. Dottrina che ritroviamo già nella prima esperienza monastica cristiana, quella di Sant’Antonio e dei Padri del Deserto, vissuti tra il III ed il IV secolo, proprio nelle lande desolate e sabbiose intorno ad Alessandria. L’abito monastico ricalcava e ricalca tutt’ora il “Pallium”, ovvero l’abito del filosofo, simbolo del distacco dalle passioni, praticato dai filosofi stoici, come dai monaci cristiani. Tutto questo non rappresenta l’unico esempio di travaso di spiritualità da una comunità all’altra. Uno dei più importanti classici della spiritualità dell’Athos, “La battaglia nascosta”, scritto da Nicodemo Aghiorita, l’autore della Filocalia Greca, ed autentica colonna del monachesimo della Santa Montagna, fu dal suo autore copiata quasi per intero da un’opera cattolica dallo stesso titolo, scritta da Lorenzo Scupoli, un religioso italiano della fine del ‘500. Ancora, sul versante teologico, vediamo un po’ tutti i Padri della Chiesa adottare la struttura dell’anima espressa secoli prima dal filosofo Platone, nel dialogo “Il Fedro”. La suddivisione cioè, in intelletto, potenza irascibile o ira, e potenza concupiscibile o desiderio. Il concetto stesso di “Trascendenza”, cioè il fatto che Dio è inconoscibile ed al di là di tutte le cose, fu ripreso dal primo che secondo gli studiosi lo ha formulato con precisione: ancora l’ebreo Filone di Alessandria. Il tema del ritorno di tutto il creato a Dio, per la sintesi finale di materia e Spirito, formulato con enfasi da San Massimo il Confessore, è molto simile al medesimo concetto espresso dal filosofo e mago pagano Proclo, vissuto molti anni prima del Santo. Non insistiamo oltre per non tediare il lettore con un lungo elenco. Ma va sottolineato che questo è solo un piccolo scampolo di come i Padri ed il cristianesimo antico abbiano messo in pratica l’invito di San Paolo ad esaminare ogni cosa, ritenendo ciò che è buono.

 

I semi di verità nella cultura moderna

Se veniamo ai tempi moderni, vediamo come lo Spirito Santo abbia agito in modo sotterraneo ma chiaro, attraverso la ricerca di Verità degli uomini, siano essi credenti, che non credenti. Ciò è per esempio riscontrabile in alcuni frutti, tra i migliori, della cultura contemporanea. Samuel Beckett ha scritto un’opera teatrale intitolata “Aspettando Godot”, in cui si descrive magistralmente l’atteggiamento di quei molti che non vivono, ma “aspettano di vivere”, stando alla finestra della vita. Un po’ come molti cristiani, che interpretano la vita spirituale, come una eterna attesa dell’intervento dello Spirito, senza mai fare nulla. Un ateo e materialista, dal comportamento morale largamente discutibile come Pier Paolo Pasolini, ci ha insegnato che il poeta è colui che vede ogni cosa del creato come un miracolo, virtù tipicamente cristiana, oggi da molti dimenticata. Un artista contemporaneo, Damian Ortega, ha creato opere che mostrano come l’azione della intelligenza dell’uomo nel plasmare la materia, sia profezia della nuova creazione, in cui lo Spirito si fonderà con la materia (1 Corinzi 15,28). Il belga Jan Fabre, con una sorprendente scultura, ha mostrato con una immagine bruciante, che l’uomo non può misurare Dio con il suo proprio metro. Siamo sicuri che molti lettori sapranno aggiungere una grande quantità di esempi a questi pochi che abbiamo citato.

 

Conclusioni: sollevare lo sguardo

Tutti questi esempi, ed i molti altri che si potrebbero fare, ci suggeriscono che la teologia dei Padri sui “semi di Verità”, non sia una semplice ipotesi o idea, ma una realtà concreta. Essa descrive potentemente il modo di agire dello Spirito, che va al di là delle nostre piccole ripicche. Va al di là del nostro confuso sentirsi migliori degli altri, degli steccati e dei nazionalismi. È vero che la Verità del deposito della fede va difesa. Non c’è dubbio. Ma è vero anche che il Signore talvolta, attraverso coloro che apparentemente sembrano lontani, ci ricorda verità e percorsi spirituali da noi trascurati. Ci ricorda che insieme alla zizzania dappertutto cresce anche il grano (Matteo 13,24-43).