
Una suora coraggiosa
Siamo alla fine del 1800 in Italia, a Lucca. Una suora cattolica, molto coraggiosa, comincia a reagire allo spiritismo ed all’anticlericalismo dilaganti, pubblicando una folta serie di libretti inneggianti allo Spirito Santo. Piena di zelo, ricorda a tutti che un cristiano degno di questo nome prega, invoca e vive con assiduità ed intensità, lo Spirito Santo. La sua è un’opera di denuncia, mette allo scoperto un nodo effettivamente esistente nella Chiesa Cattolica. Inascoltata, comincia a scrivere al Papa Leone XIII, che accoglie con serietà le sue missive. Tanto con serietà da produrre tre documenti sullo Spirito Santo, tra cui una vera e propria Enciclica. Verrà per questo chiamato il papa dello Spirito Santo. Ma le sue esortazioni, le sue lettere ai vescovi, così come i libretti di Suor Guerra, rimasero inascoltati. Tutto rimase come prima. Suor Elena Guerra, fu fondatrice di una comunità di suore, beatificata nel 1959 e canonizzata come santa della Chiesa Cattolica, nell’ottobre 2024. Perché ne abbiamo parlato? Perché a verificare l’appannarsi della devozione allo Spirito Santo non fu una contestatrice come ce ne sono tante, ma una donna riconosciuta istituzionalmente come santa dalla Chiesa Latina. Non solo, ma ad ascoltarla fu un papa che credette talmente al suo messaggio da promulgare addirittura una Enciclica. Dunque, il problema c’era. E purtroppo c’è ancora.
Una difficoltà trasversale
Stiamo facendo la solita critica alla Chiesa Cattolica? Ma niente affatto. Anzi, documentiamo perlomeno, una presa di coscienza del problema. Prendiamo piuttosto lo spunto da un evento storico, attestato con sicurezza ed autorevolezza, per constatare un problema che è trasversale a tutto il cristianesimo. Forse potrebbe fare eccezione la comunità Evangelica Pentecostale, che presenta però altre difficoltà. Chi più chi meno, le Chiese cristiane, a cominciare da quella ortodossa, vivono con poco entusiasmo la potenza dello Spirito. È innegabile che si preferisca magari chiedere l’intercessione di un santo o della Vergine Maria, piuttosto che invocare la potenza dello Spirito. Nella Chiesa Ortodossa si invoca lo Spirito Paraclito all’inizio di ogni liturgia, con l’eccezione del periodo di Pasqua. Vi sono poi preghiere trinitarie che includono lo Spirito, ma a parte lodevoli eccezioni, tutto rimane limitato a queste testimonianze. Poco. Troppo poco per una persona della Trinità. Ma perché tutto questo? Quali sono i possibili fattori che conducono ad una scarsa devozione per lo Spirito?
Credere che lo Spirito Santo si ottenga grazie ad una severa ascési
Uno degli errori più comuni, è quello di credere che lo Spirito Santo sia un premio per i migliori. Di solito si guarda al mondo monastico come il luogo naturale, deputato alla vita nello Spirito, mentre il mondo laico, la società, ne starebbe fuori. Intendiamoci, magari in linea puramente teorica si afferma magari che tutti i cristiani hanno accesso al mondo del Paraclito. A parole. Ma nei fatti è tutta un’altra musica. I santi, quelli sì, quelli che dormono tre ore e mangiano una volta a settimana, quelli fanno sul serio. Gli sposati ed i laici in genere non fanno una vita santa e quindi di fatto, non possono meritare lo Spirito Santo. Qualche volta, forse sì. Quando fanno la comunione. Mescolati alle faccende terrene, tuttavia, essi sembrano lontani dal vivere una vita degna del Paraclito. Ripeto. Non si dice apertamente. Ma lo si pensa. E quale è l’errore? Facciamo rispondere il Vangelo:
“Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!” (Luca 11,13). Chiaro? Lo Spirito si chiede, non si guadagna! Pensare di potersi guadagnare lo Spirito Santo, con più o meno severi esercizi ascetici, rappresenta una grave eresia, chiamata con un nome difficile: ”semi-pelagianesimo”, da Pelagio, il tipo che l’ha inventata. Basta chiedere. Chiedere con insistenza in qualunque posizione ci si trovi nella Chiesa. Invocare lo Spirito dovrebbe essere addirittura una modalità di vita. Un approccio all’esistenza, in qualunque posto ci abbia messi il Signore. Da esso, infatti, dipende la nostra capacità di attuare i comandamenti che ci ha dato Gesù. Dunque, tutto più facile del previsto.
Lo Spirito Santo non è una “forza” ma una Persona Divina
Altro errore tipico. Perdere di vista il Paraclito come persona. Ci è più facile crederLo come una forza impersonale che pervade come lievito tutto il mondo. Questo è anche vero ma a partire dal fatto che Esso è una Persona Divina. (Per i dotti: i padri usavano indifferentemente sia il vocabolo persona che il vocabolo “ipostasi”, attribuendogli lo stesso significato). I cristiani non sono dei personaggi del film “Guerre Stellari”, che sotto la guida del maestro Joda esclamano: “che la forza sia con noi”! Credere che sia una “Energia”, per quanto Divina, porta a vivere lo Spirito in modo indiretto. Se è una forza impersonale, infatti, non può suscitare in noi il desiderio di invocarlo come si invoca una persona. È ovvio. Impariamo dalla Chiesa. Come prega lo Spirito Santo? Ecco:
“Re celeste Paraclito, Spirito di Verità presente in ogni luogo, tesoro di tutti i beni e sorgente di vita, vieni ad abitare in noi, purificaci dai nostri peccati e salva o buono le nostre vite”. In questa preghiera bellissima ci sono insieme i due elementi:
1 – È un Re, dunque una Persona Divina
2 – Ma allo stesso modo è dappertutto e sorgente di vita
Si tratta non solo di una bella preghiera, ma come si vede, anche una educazione. Analizzandola infatti parola per parola, scopriamo in essa la profondità della teologia patristica dello Spirito. Recitiamola dunque spesso. In ogni occasione. Impariamo a viverla con sincerità ed intensità. E scopriremo le Sue meraviglie.
Conclusioni
Abbiamo brevemente meditato alcuni fattori essenziali che caratterizzano una corretta teologia dello Spirito Santo. Da una corretta teologia può discendere se lo vogliamo, una corretta pratica. Dunque, riscopriamo questo grande Amico che ci è stato donato, e chiamiamolo tutti i giorni a farci compagnia! A lui piace, potete starne certi.