Home English EN French FR German DE Greek EL Italian IT Portuguese PT Romanian RO Serbian SR Spanish ES

I salmi ed il Maligno

I salmi ci raccontano come l’uomo fin da secoli prima di Cristo, conoscesse e combattesse gli spiriti maligni e le loro tentazioni. Il modo stesso con cui il “Nemico” viene descritto, richiama qualcosa che assomiglia fortemente alla nostra esperienza. Egli tende trappole, sfida l’uomo, bisbiglia contro di lui, pronuncia parole d’inganno. Chi ha confidenza con la lettura e la meditazione di questa parte della Scrittura, “vede”, con ogni evidenza, che l’avversario descritto da quei versi non può essere di “carne”. Sono in evidenza l’astuzia, le trappole, gli inganni, la falsità. Il tema del Nemico nei salmi sembra sempre essere la sfida a Dio. “Dove sta il tuo Dio!” sembra essere lo scherno dell’avversario di fronte al dolore del fedele. È il combattimento che sosteneva Antonio il Grande nel deserto. Egli si chiuse per anni in una tomba infestata dagli spiriti, per imparare a combattere. Un errore davvero fatale consiste nel credere ingenuamente che le battaglie dei monaci nel Sahara egiziano siano cose per specialisti. Un tema di riflessione per chi fa una vita santa e non per noi, poveri laici. Roba per specialisti, insomma. Nella migliore delle ipotesi, si identificano come tentazioni solo quelle circostanze a sfondo sessuale che rappresentano una possibilità di caduta sulla base del nostro desiderio. Certo, queste non mancano, né in persona né in immagini. D’accordo. Ma guai a credere che le nostre debolezze siano rappresentate soltanto dalle tentazioni della carne. Vediamo allora insieme un “catalogo” di circostanze e pensieri, da cui guardarsi e contro cui combattere. Non illudiamoci, infatti. Anche noi come Sant’Antonio siamo chiamati a contrastare gli spiriti decaduti. Pena dolorosi scivoloni.

 

Il combattimento del cristiano

È l’immaginazione il nostro punto debole. Sollecitata oggi da film, video, libri, foto, pubblicità da e con tutti i mezzi di comunicazione, essa domina la scena della nostra mente. I padri, già nei primi secoli del cristianesimo, mettevano in guardia dai possibili scherzi dell’immaginazione. C’è un modo naturale e corretto di immaginare, che può servirci per risolvere alcuni problemi. Tuttavia, esiste anche una condizione esagerata e disordinata del pensiero immaginativo. Siamo a volte totalmente indifesi. L’immaginazione ci può suggerire efficacemente il sospetto: il tale vuole fregarci. Le immagini mentali ci forniscono prove evidenti del suo tradimento. Dunque, attacchiamolo… è solo legittima difesa. L’ira allora è lasciata a briglie sciolte, e combina guai. Facciamo un corso su qualcosa? Per esempio, un corso per fare bene le pizze? L’immaginazione ci fornisce le prove che gli altri non sanno assolutamente fare le pizze. Certo, noi siamo migliorati, ma come facciamo a dire che gli altri non abbiano imparato in modo diverso dal nostro? Magari perché hanno lo zio pizzaiolo? No, siamo noi i più bravi ed abbiamo la missione “caritatevole” di insegnare agli altri. E chi ha bisogno di approvazioni più degli altri, ci casca. Qualcuno tra le persone che frequentiamo ha un difetto o fa un errore. L’immaginazione ci racconta che, se glielo facciamo notare, egli certo cambierà. La nostra è una vera e propria opera di misericordia. I racconti dei padri del deserto sono pieni di situazioni in cui l’immaginazione provoca la maldicenza. Un tale viene preso per egoista perché apparentemente non sembra fare mai elemosine. Tutti lo disprezzano, ma poi si scopre che segretamente dava gran parte dei suoi averi ai poveri. Sant’Antonio ad un certo punto viene visitato da un pensiero: sei tu il migliore. Ma un giorno in preghiera ha una visione: scopre che ad Alessandria c’è un medico che cura gratis i suoi pazienti, recitando tutto il tempo il “Trisagion”. Ed è lui il migliore. L’immaginazione ci fa credere di essere bravi teologi. Abbiamo letto qualche libro e questo basta alla nostra immaginazione per promuoverci a vescovi. Il tale è eretico. Il tal’ altro sbaglia; ha detto questo: non va bene. Basta poco per promuovere in noi l’accusa, la polemica. Montiamo sicuri di noi su un cavallo bianco e come cavalieri della Verità ci lanciamo all’attacco, per il bene naturalmente. Altre volte le “immagini mentali” ci forniscono le prove che qualcuno parla male di noi. Certi sguardi, certi commenti, diventano prove inoppugnabili. È un nemico. Va isolato, combattuto. Gli altri devono sapere chi è. Beh!… L’elenco è sterminato e non possiamo fare un catalogo completo. Ci limitiamo solo a fare degli esempi significativi e frequenti. Ma una cosa molto semplice possiamo dire per riconoscere la bufala: il Maligno è ossessivo. Il Diavolo si ripete. Insiste. Fornisce varianti. Nuove ambientazioni. Nuovi personaggi. Vuole essere convincente ed insiste. Pensiamo ad altro e lui ritorna. Se ci distraiamo non si rassegna. Vuole che pensiamo a “quello”.  Fino a generare in noi l’angoscia. Questo è senz’altro l’impronta digitale e sicura degli spiriti decaduti.

 

Come combattere

Una risposta scontata potrebbe essere: pregare. Certo è vero. Ma i padri del deserto ci raccontano anche un’altra cosa. Correre dal padre spirituale o dal confessore e raccontargli tutto. È l’altro che smaschera. Poiché spesso dall’esterno l’irrazionalità di certi pensieri appare evidente, spesso basta la moglie o il marito. Altre volte un amico. È straordinario vedere come, di fronte all’altro che smaschera la totale irragionevolezza delle immagini tentatrici, subito si ha un cambiamento. All’improvviso il martellamento sparisce. Incredibile a dirsi ed a raccontare, ma è vero. Nulla è cambiato in questo, dai tempi dei Padri del deserto. Accadeva a loro, accade anche a noi! Ora. Il tempo col Maligno sembra non passare. Ottenuta la liberazione improvvisa, non ci resta che riconoscere l’evidenza: gli spiriti decaduti esistono e si insinuano con l’inganno nei nostri pensieri.

 

Conclusioni

Abbiamo visto come il salmista aveva ragione da vendere. L’avversario esiste, ed è una volontà autonoma e negativa, in grado di ingannarci con le immagini. E come per i Padri del deserto, il confronto con gli altri, specialmente con chi è dotato di discernimento, mette in fuga a gambe levate l’ingannatore.