
Due salmi regali
“Gioiscano le nazioni e si rallegrino,
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra” (Salmo 66,5 – CEI:67,5). E ancora
“Tremi davanti a lui tutta la terra.
Dite tra i popoli: «Il Signore regna!».
Sorregge il mondo, perché non vacilli;
(Salmo 95,9-10 – CEI Salmo 96).
Ma….perché la sacra scrittura mi dice queste cose? Non ci sono forse guerre, stragi, stupri, pornografia, adulteri etc. dappertutto? Se cerchiamo nel Signore Gesù una risposta troviamo una apparente contraddizione:
“il principe di questo mondo è stato giudicato” (Giovanni 16,11). E ancora “Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe del mondo; egli non ha nessun potere su di me… (Giovanni 14,30). Dunque il mondo è comandato da un principe, verosimilmente Satana. Ma non era Dio a governare il mondo? Ad aumentare la confusione troviamo: “«Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: Eccolo qui, o: eccolo là. Perché il regno di Dio è in mezzo a voi!» (Luca 17,21).
Nello stesso capitolo 14 di Giovanni cominciamo a vedere una luce:
“io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi” (Giovanni 14,16-17).
Dunque lo Spirito Santo era già presso gli Apostoli che già lo conoscevano, ma con la Pentecoste “sarà in voi”. Lo Spirito agisce già negli uomini che cercano sinceramente la verità.
Lo Spirito che dà la vita
In Greco il termine vita si può esprimere in due modi: “Bios” e “Zoi”. Il primo indica la vita biologica dei singoli esseri, animali o uomini. Il secondo indica la “vita” in generale, ciò che è alimentato dallo Spirito e si usa il termine zoi nella formula “vita eterna”. Quando i Padri dei concili di Nicea e di Costantinopoli, quelli che definirono il Credo che recitiamo la domenica durante la liturgia, dovettero descrivere l’attività dello Spirito scrissero: “…che dà la vita”, usando il termine zoi. Essi intendevano così descrivere il movimento che lo Spirito imprime a tutti gli esseri spingendoli a guardare ed a tornare verso il loro creatore. Dionigi Aeropagita, interpretando il versetto di San Paolo “Perché da Lui, per Lui, ed in Lui sono tutte le cose” (Romani 11,36) sottolineava nella “Teologia Mistica (o Teologia dei misteri divini”) come tutto il creato guardi a Dio ed ha un movimento di ritorno verso il creatore”. Per Dionigi Aeropagita tutti gli esseri vivono aspirando all’unione con Dio. Ciò avviene attraverso la loro naturale inclinazione e il loro sviluppo. I Padri infatti ritenevano che lo Spirito conducesse sia il credente che il non credente, verso il fine della loro vita. Ecco perché Gesù dice agli Apostoli “Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi…”. In questo senso “il Regno di Dio è tra di voi”. Dio comanda sulle nazioni, sorregge il mondo e governa il Suo Regno, perché attira tutti a Sé. Tutti guardando a Lui e tendendo nella vita a fare ciò che è per Lui, cioè la Sua volontà, si sottopongono alla Sua potenza ed al Suo comando. Qualche volta consapevolmente, più spesso inconsapevolmente. Il risultato di questo movimento verso il Signore è la pratica della virtù, che può essere propria sia del credente che del non credente.
Il principe di questo mondo e la zizzania
Che fine ha fatto allora Satana, il principe di questo mondo? Nella parabola della zizzania (Matteo 13,24-53), si narra che acanto al grano che cresce, cresce anche l’erba cattiva. Questa parabola ci presenta una contemporaneità. Esiste il male, che tuttavia ha un tempo limitato a causa dell’angelo che se ne occuperà. Esiste il frutto buono, simboleggiato dal grano. Questo è aperto all’eternità. La zizzania esprime il frutto del peccato ancestrale, che tende a distorcere le passioni normali e naturali, distogliendole da Dio e dal bene, ed orientandole verso l’uomo. Il segno di questa profonda alterazione, consiste nell’incapacità di vedere il mondo della materia e dei fatti, congiunto al mondo dello Spirito. Gli occhi e la mente si fermano all’interesse personale, ed all’uso della creazione per il proprio egoismo. Questo è ciò che Gesù chiama “Mondo”. Il “Regno di Dio”, invece, si serve della creazione, che è cosa buona, per andare oltre. Non si ferma all’interesse materiale, ma usa il mondo sensibile come “trampolino di lancio”, per vivere una dimensione eterna nelle virtù che pratica. Lo spirito di servizio e di sacrificio, la pazienza, la misericordia, la compassione etc. resteranno in eterno. Chi invece usa il mondo creato da Dio per cercare la gloria degli uomini ed il piacere, diventa cieco. Per lui ha importanza solo ciò che permette la soddisfazione di una o più passioni. Per lui il mondo delle virtù non esiste o è roba da bambini. Semplicemente non si accorge, non nota, non si rende conto della virtù quando essa è praticata. È nelle tenebre. Ecco descritte due realtà che al momento si presentano nello steso luogo fisico. Il “Mondo” delle passioni alterate, del peccato, che non vede che se stesso e gli interessi materiali. Il “Regno di Dio”, fatto da quelle innumerevoli virtù semplici e quotidiane, che passano per un nonnulla, ma sono grandissime perché eterne. Il “Regno di Dio” è la grandezza della banalità, che un orgoglioso deride o non vede, mentre l’umile se ne nutre colmo di meraviglia.
Come stare dalla parte del Regno di Dio che è tra di noi?
Ci sono due funzioni della vista biologica, della carne, che risultano utili anche per la vista spirituale: l’attenzione e l’interpretazione.
L’attenzione ci permette di “notare”, di renderci conto di accorgerci. L’interpretazione ci permettere di cogliere là dove sboccia, la virtù. Più il nostro cuore è umile e più sapremo coglierla in cose apparentemente banali. In cose che “il mondo” considera delle nullità. È poi il cuore che governa entrambe queste funzioni. Se la fede è matura e solida, il nous, cioè l’occhio del cuore, diviene semplice e si purifica. È l’effetto dell’unione con Dio, rappresentata dalla fede. Infatti l’eucarestia e la fede ci mettono in contatto con la grazia dello Spirito. L’occhio spirituale diventa allora capace di essere attento, ed il cuore comincia ad interpretare correttamente. Dunque per “vedere” serve una vita cristiana solida, alimentata dai sacramenti, dalla preghiera e dalla meditazione della scrittura. Soprattutto serve onorare il primo comandamento, cioè amare Dio con tutto il cuore con tutta l’anima, con tutta la mente e con tutte le forze.
Conclusioni
La porta di entrata nel “Regno di Dio”, è il primo comandamento. Amare Dio frequentando i sacramenti, la preghiera e la scrittura, ci mettono al seguito di Gesù attraverso l’azione dello Spirito Santo. Il cuore si purifica e la nostra vista interiore ci apre ad un mondo inaspettato: quello dello Spirito, della bellezza e della virtù.