Quale è il senso profondo della misericordia?
Noi tutti tendiamo ad identificare il vocabolo “misericordia” con alcuni gesti concreti, come per esempio il dare una elemosina, oppure con il perdono che Dio ci concede. Tutto molto giusto e molto vero. Accogliere un migrante, aiutare un ferito, fare come il buon samaritano del Vangelo, sono questi tutti atti di misericordia. Dunque, poco sembra che ci sia da scoprire in questo vocabolo in fondo così semplice e chiaro. Eppure la Sacra Scrittura ci offre delle delizie e del nutrimento, non appena ci mettiamo a scrutarla. Non a caso il Signore nel Vangelo di Matteo ci dice:
”Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto” (Matteo 5,17-18). Da notare che sta parlando addirittura di lettere, nemmeno di parole. Cosa ci riserva allora il significato della parola “Misericordia”? In ebraico biblico misericordia si dice “rechemim”, un plurale. Infatti il suffisso -im in ebraico biblico, sta per il plurale. Qui comincia il mistero. Ma…misericordia è un vocabolo singolare non plurale…che c’entra? C’entra, perché nella sacra scrittura talvolta si usa il plurale per indicare qualcosa che non è un oggetto concreto, ma una qualità. Per esempio una virtù, come la misericordia. Si parla allora di “plurale astratto”. Bene. Ma ci chiediamo allora: plurale di che cosa? Evidentemente ci deve essere un legame tra questa forma plurale ed il nome da cui deriva. Quale è allora questo legame? Scrutiamo insieme. Rechem è il vocabolo singolare. E vuol dire…utero! Utero, non è straordinario? La misericordia ha qualcosa di materno, di femminile, nelle sue qualità protettive, consolatorie, viscerali. E Dio quando è misericordioso, dunque, è materno. Ci ama con “le viscere della Sua misericordia”.
Dunque cominciamo a scoprire qualcosa di più sulla misericordia. Essa è qualcosa che ha a che fare con la maternità, visto che l’utero è l’organo per eccellenza della maternità. Ci dice qualcosa di più sul nostro essere misericordiosi: esso implica la partecipazione. Dio non vuole da noi una carità fredda, ma partecipativa, emozionale. Come dice San Paolo “ Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto. Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri” ( Romani 12,15-16). Dunque, il controllo delle passioni non deve assolutamente voler dire abolizione, ma piuttosto un “giusto orientamento”. Quello appunto del sentire l’altro come fosse dentro noi stessi, con le nostre viscere. Con partecipazione. E Dio non ci appare più così come colui che attende quasi con impazienza il momento in cui potrà scatenare la Sua ira contro i peccatori, ma piuttosto come un Padre desideroso di salvare, attento come una madre al nostro bisogno di comprensione e di perdono.
La Misericordia è il segreto della creatività
Possiamo dire che la nostra ricerca è approdata a qualcosa. Davvero scrutare le Scritture paga, e forse non è poi così difficile come sembra a prima vista. Abbiamo aggiunto qualcosa alla nostra conoscenza della Misericordia di Dio e degli uomini. Qualcosa di non previsto. Può Dio avere delle emozioni come una mamma col figlio? Ebbene, la filosofia ci dice di no. Ma scopriamo che la Scrittura ci dice di sì. E non è una novità. Ricordate la parabola del figliol prodigo?(Luca 15,11-32). Il padre che accoglie il figlio pentito…gli corre incontro! E noi siamo chiamati ad essere figli di Dio per adozione!
Figli! Ecco l’utero! E non si creda che sia scontata questa conclusione. Certo, è vero che la Bibbia ci mostra un Dio con emozioni umane per ragioni didattiche. Perché tutti capiscano. D’accordo. Ma una cosa possiamo dirla: Dio non è un uomo e non prova emozioni come noi, va bene, ma quando sentiamo il Suo amore per noi, ci è dato anche di avvertire la sua tenerezza nei nostri confronti!. È una traduzione umana, d’accordo, ma essa trasforma una energia divina in qualcosa che possiamo capire anche noi. E questo qualcosa è tenerezza. A questo punto, ci potremmo ritenere soddisfatti. E invece c’è dell’altro! Sì, perché l’utero è l’organo della riproduzione umana. Nell’utero sboccia la vita. La donna e l’uomo, grazie ad un utero fecondato, compiono il più alto atto creativo dato all’uomo: partecipare con Dio alla nascita di un nuovo essere umano. Di una persona. Cosa c’è di più bello e di più alto? L’utero, in altre parole è simbolo di creatività.
Ma…che c’entra la misericordia con la creatività? Ebbene, qui sta il colpo di scena! Davvero la scrittura non fa che stupirci! Facciamo un parallelo:
- La misericordia sopperisce ad una mancanza: il viandante colpito dai ladroni, nell’episodio evangelico del Buon Samaritano, sopperisce alla mancanza di aiuto ed assistenza; l’elemosina data al povero sopperisce alla mancanza di denaro che serve per coprire la mancanza di cibo e di vestiti. Etc. Si è misericordiosi, in definitiva, quando con partecipazione entriamo in una certa situazione sopperendo ad una assenza. E questo vale ovviamente anche per Dio, quando Egli provvede alla nostra mancanza di perdono.
- La creatività a sua volta sopperisce anch’essa ad un deficit, ad una assenza. Seguendo questo principio generale suggeritoci dalla Scrittura infatti, non solo l’artista provvede ad aggiungere al mondo quella bellezza di cui ha bisogno, non solo il medico crea una nuova cura per una malattia che mancava di terapia, ma anche tutti noi, nei nostri gesti quotidiani, possiamo essere creativi. Lo siamo quando con l’ingegno e la generosità, cerchiamo di risolvere una mancanza.
Come si può vedere il filo rosso che congiunge la misericordia alla creatività, attraverso la metafora dell’utero suggeritaci dalla Scrittura, consiste nell’ovviare ad un difetto. Manca la luce? È creatività sistemare l’impianto elettrico. Non sappiamo come pulire un pavimento? Trovare il detersivo giusto è creatività.
Creatività e lavoro
Ma se andiamo a vedere bene il lavoro stesso, anzi tutti i lavori, sopperiscono ad una mancanza. Il padrone di un ristorante assume un cameriere se gli manca. L’imprenditore edile assume un muratore se gli manca e costruisce case là dove mancano. E così il medico, va a lavorare dove mancano i medici, ed il cartolaio va là dove le scuole ne richiedono la presenza perché manca.
Tutta l’attività umana è misericordia e creatività. Non lasciamoci ingannare dal fatto che si lavora in cambio di soldi: con cosa si manterrebbe la famiglia altrimenti? E la Sacra Scrittura ci corre ancora una volta in soccorso: “l’operaio è degno della sua mercede” (Luca 10,7).
Conclusioni
Scrutando la Sacra Scrittura scopriamo che lavorando con coscienza, e curando la famiglia con responsabilità, noi tutti coltiviamo, senza quasi rendercene conto, la misericordia. Ed essa piano piano, insieme alla virtù di partecipare all’opera creativa di Dio, concorrerà con la fede ed i sacramenti a trasformarci in Figli di Dio.