Il sacramento dell’unione
L’Eucarestia è il centro della vita cristiana. Tutti lo sanno ma pochi lo credono. La tendenza comune consiste nel mettere in evidenza nella propria vita il comportamento morale. Cosa giusta, intendiamoci, ma in qualche modo come qualcosa vivente di vita propria. Ma il Cristianesimo non è principalmente, una disciplina morale. Contempla sì una disciplina morale, che ha adeguata importanza, ma non si identifica con una lista di doveri. Il cuore della Rivelazione è invece il Mistero. L’iniziazione battesimale ed il Mistero Eucaristico. Poiché il Santo Battesimo viene somministrato ai lattanti poco dopo la nascita, se ne è un po’ perso il senso iniziatico. Un senso che si può ritrovare in chi è stato battezzato da adulto. Ma di fatto chi non è stato battezzato non può accedere ai sacramenti, cioè ai Misteri Cristiani. Come in tutte le iniziazioni. Precisiamo qui che in greco quello che in Italia si chiama Sacramento si scrive e si dice Mistero. E tale era il nome del pasto Eucaristico anche nei primi secoli del Cristianesimo. Questa denominazione richiamava la forma esterna dei culti Misterici dell’antica Grecia e di tutto l’Impero Romano. Nel senso che il Cristianesimo come i culti misterici era aperto a tutti, anche agli schiavi, e si proponeva una salvezza individuale, in contrapposizione alla religione ufficiale Greco-Romana che consisteva invece in un culto riservato ai nobili ed ai ricchi, e si occupava più che dell’individuo, della protezione della città.
Naturalmente però, la fede Cristiana si distanziava enormemente dalle religioni misteriche nel contenuto e nella condotta morale, tanto che i primi Padri della Chiesa non si risparmiavano nel condannarle. Ma alla fine perché mistero? Perché il sacramento propone una esperienza di Dio. Una esperienza salvifica di trasformazione. Nel Sacramento/Mistero lo Spirito Santo santifica il cristiano, attraverso un’ azione appunto misteriosa. Il Sacramento/Mistero diventa un ponte tra il cielo e la terra, tra l’invisibile ed il visibile. E questo non avviene secondo un filo razionale, secondo un ragionamento logico, ma in un modo che l’uomo non sa spiegare. Ecco perché mistero.
E’ il Mistero dell’unione con Dio.
Tutto il contrario della antica religione ebraica, che trovava il suo fondamento nella centralità del tempio di Gerusalemme e nella osservanza di 613 regole di vita. L’unione con Dio era considerata nell’antica fede giudaica, una specie di bestemmia. Cerchiamo quindi di renderci conto della rivoluzione operata da Gesù. Dall’osservanza delle regole alla fede nella salvezza annunciata dal Cristo. Dai sacrifici di animali operati sull’altare del tempio di Gerusalemme, al pasto sacro in cui i fedeli letteralmente “mangiano” la carne e bevono il sangue del Figlio di Dio, unendosi così a Lui. Ebbene, pensiamoci, è sconvolgente. Noi ci salviamo e ci trasformiamo guardando a Lui, credendo in Lui e mangiando il Suo Corpo. Da qui, solo da qui può nascere un’autentica vita cristiana.
Una banalizzazione che ci impoverisce.
Il fatto è che in un certo senso finiamo per trattare la Liturgia Eucaristica come una pratica impiegatizia. Certo, molti si preparano adeguatamente, d’accordo. Ma non è questo il punto. Quello che colpisce è la mancanza talvolta del “dopo”. Non basta prepararsi per evitare la banalizzazione. Sì, certo, la preparazione è importante, ma quando manca il dopo tutto sembra perdersi. Ma perché tutta questa insistenza sul dopo comunione?
Ce lo spiega la parabola del seminatore. Rileggiamola insieme:
“Il seminatore uscì a seminare il suo seme. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la mangiarono. Un’altra parte cadde sulla pietra e, appena germogliata, seccò per mancanza di umidità. Un’altra parte cadde in mezzo ai rovi e i rovi, cresciuti insieme con essa, la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono, germogliò e fruttò cento volte tanto” (Luca 8,5-8).
Dunque in questa parabola Gesù ci pone questa domanda: il seme gettato dal seminatore, sia esso parola nel senso di sacra scrittura, sia esso parola fatta carne nell’Eucarestia, che fine farà nel nostro cuore?
Ecco perché è importante il “dopo”. Il nostro cuore è duro come la pietra? Il seme della Eucarestia rimbalzerà e non darà frutto. Siamo esposti alle passioni? Il seme della Eucarestia sarà soffocato dai rovi e non si esprimerà. Preparare il terreno in modo da accogliere adeguatamente l’Eucarestia, sì, ma poi innaffiarlo con pazienza tutti i giorni, per farlo crescere nei nostri cuori ed ammorbidire ancora di più il terreno. Coltivare, coltivare l’unione con Dio che ci donano il pane ed il vino fatti carne e sangue di Cristo. Questa la vita spirituale del cristiano in qualsiasi condizione si trovi, sia esso laico, prete o monaca. Nulla dovrebbe apparire più importante di proteggere, coltivare, amare e far fruttificare l’unione con Dio che il Mistero di Cristo ci regala! Eppure quanti trattati ascetici e mistici, quante lettere, quanti racconti e testimonianze all’inseguimento di ciò che abbiamo già! Riflettiamoci un attimo. Abbiamo già tutto! Con l’Eucarestia abbiamo tutto, proprio tutto! Non abbiamo bisogno di andare a vivere in una grotta. Non abbiamo bisogno di dimostrare un comportamento eroico. Nessun eroismo ci permetterà di “comprare” Dio! La Grazia non si merita con nulla, nemmeno con grandi “esercizi ascetici”. Possiamo controllare meglio le nostre passioni, ma non basta: è Lui che si dona. Tutto sta ad accettarLo. È l’umile che lo riceve, non l’eroe. Noi dipendiamo solo e soltanto dalla Sua misericordia. E la prima incredibile misericordia di Dio è il Mistero Eucaristico.
In cosa consiste l’unione con Dio?
Effettivamente l’ostacolo che non ci permette di assaporare e valutare nella sua misura il Dono Eucaristico è la mancanza di conoscenza. Cosa vuol dire essere unito a Dio? Non sarà un discorso astratto per filosofi? Non si finirà per fare discorsi difficili, quando poi la realtà della nostra vita scorre sempre uguale? Ecco: qui sta il salto di qualità. Sapere di cosa si tratta. Diciamo subito che molti vivono l’unione, ma la scambiano per altro. Per un sentimento umano. Qualcuno, senza ragionare, gli assegna il nomignolo di devozione. Ma la Sacra Scrittura cosa dice? Vediamo:
“O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi?” (1 Corinzi 6, 19). Dunque l’unione con Dio si realizza per mezzo dello Spirito Santo, che letteralmente abita in noi. E come facciamo ad accorgerci della Sua presenza? Ecco qua:
“Infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!». Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio” (Romani 8,14-16).
Dunque gridiamo “Padre” per mezzo dello Spirito. E ancora:
“Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio” (Romani 8, 26-27).
Scopriamo dalla Sacra Scrittura che essere uniti a Dio significa letteralmente entrare nel rapporto tra lo Spirito Santo ed il Padre. L’unità si realizza nel rapporto con Dio. È lì che si gioca tutto. Molti pensano che essere uniti a Dio voglia dire avere poteri speciali: miracoli, non dormire, non mangiare etc. Ma questo lo fanno anche i monaci buddisti e gli Yogi. Inoltre nulla di tutto ciò sta nella Bibbia. Se ci sono queste cose, sono un di più necessario a chi ha veramente poca fede. Per cui serve anche questo, d’accordo. Ma attenti a non farsi deviare verso chimere inutili. Ebbene come ci insegna San Paolo, quando nei nostri cuori sentiamo amore per Dio, sia pure sottile ed impercettibile, quello! quello è il segno che siamo uniti a Dio, perché quello è lo Spirito che ci unisce al Padre con gemiti inesprimibili! Non si tratta di un sentimento umano! Nessuno psicologo saprebbe spiegare un amore sincero che parte dal nostro cuore, verso Qualcuno che non vediamo, non udiamo, non immaginiamo. Quella è la fiamma dello Spirito Santo. Quella è l’Unione con Dio.
La liturgia del Sacerdozio del fedele
Il sacerdozio a cui tutti siamo chiamati non è quello ministeriale, che richiede l’ordinazione. Piuttosto è quello che celebra la liturgia della fiamma d’amore per Dio. E questa liturgia è la preghiera personale. Nel nostro rapporto personale con Dio si celebra l’unione con il Signore, come diretta espressione della liturgia comunitaria, e della comunione con il Corpo di Cristo. Fermarsi prima della colazione un tempo, variabile per ciascuno, anche se 45-60 minuti sarebbero augurabili, per pregare e meditare un breve passo della Scrittura. Offrire subito prima di ogni cosa, tutta la Giornata al Signore ed intercedere per la famiglia, gli amici, la Chiesa, questa è la liturgia dell’unione con Dio del Laico. Dare corpo e parola al Gemito dello Spirito, anche se flebile, sottile e lontano. Questa è l’unione con Dio. Perché questo è il rapporto a cui ci conduce la Grazia. Questo è il fondamento del nostro rapporto personale con Dio, che continuerà nella giornata, quando con la volontà guidata dallo Spirito, cercheremo di fare la Sua volontà nel lavoro, nella famiglia, nella cultura, nelle amicizie, nella carità, nelle elemosine. Il Cristianesimo alla fine è tutto qui. La santità a cui siamo chiamati consiste nella lenta trasformazione del nostro carattere ad opera dello Spirito e della preghiera da Lui ispirata.
Il Silenzio guida alla presenza di Dio nella giornata
Sì, ma durante il giorno? Non rischiamo così di vivere una unione a pezzetti? Sì, la volontà, d’accordo, ma l’ansia dei doveri quotidiani, le telefonate, gli affanni, le discussioni …. insomma tutto sembra oscurare quella Luce che ci ha illuminato al mattino. In un certo senso queste preoccupazioni sono sbagliate. Gesù era vero Dio e vero Uomo. Perfetto esempio di Spirito unito alla Carne per mezzo di Maria. Stiamo attenti a non cadere nella eresia del Monofisismo, che spinge a credere che Gesù fosse di una sola natura, quella divina. Perché diciamo questo? Ma perché gli affanni, le cose da fare, le persone che chiedono, sono la “carne” della nostra Unione con Dio. La fatica, l’impegno, sono dimensioni vissute anche da Gesù. Il quale camminava per lunghi tratti, faticosamente, era assillato da mille richieste, rispondeva a mille impegni di insegnamento, non se ne stava tranquillo nemmeno a tavola! Perché noi dovremmo essere diversi? Esiste tuttavia per noi un segno, una consolazione, che si attiva ogniqualvolta coltiviamo l’Eucarestia con un buon momento di preghiera mattutina: se in mezzo alla confusione, se in casa tra una faccenda e l’altra, se durante un tragitto a piedi e talvolta anche in autobus ci fermiamo.
Se seguiamo il celebre adagio biblico che
“Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore” (1 Re 19,11), ecco che scopriremo con sorpresa che il Signore è anche lì. Bastano pochi momenti di silenzio vero, cioè interiore, per avvertire la stessa Presenza che ci aveva avvinti nell’amore della preghiera. Troppe volte, sulle ali di piacevoli fantasie, abbiamo immaginato l’esichia come cosa difficilissima, che solo reclusi, eremiti ed asceti provetti potevano sperimentare. Invece la grazia del silenzio interiore alla presenza di Dio, sia pure per pochi attimi, è lì. Quasi ci rincorre se solo noi lo vogliamo. Basta poco. In casa proviamo a non accendere radio o Tv. Lasciamo da parte il telefonino e non curiamoci di quel po’ di rumore che c’è in ogni casa. C’era forse anche nella casa di Nazareth. Giuseppe lavorava e senz’altro faceva rumore. Ma se ci fermiamo alla Presenza di Dio, sul Monte del nostro cuore …. ecco il miracolo. Dio c’è. È lì. C’è anche Lui nel lavoro, nello studio, e persino nel riposo. Non ci abbandona mai. Vivere la Divina Presenza nel Silenzio, è vivere davvero. È la felicità che ci è concessa in questo mondo.
Conclusioni
La Santa Eucarestia è il sacramento dell’Unione con Dio. È pertanto un tesoro. Una meraviglia dello Spirito. Una autostrada per il Cielo. È la fonte della nostra felicità.