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Due distinte versioni della fede

“Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità.” (Matteo 7,22-23).

Questa parola del Vangelo è agghiacciante e ci impone una seria riflessione. A quanto pare, infatti, in questi due versetti ci sono due parti:

  • Una versione manifesta e pubblica della fede che si esprime in preghiere, profezie ed addirittura guarigioni e liberazioni
  • Una versione nascosta della fede, ove si fa la volontà del Padre

Il Signore ci mette in guardia: c’è chi pratica la sola prima versione e non la seconda: questi non entrerà….

Anche nella parabola del buon samaritano possiamo scorgere qualcosa del genere (Luca 10, 25-37).

Un Sacerdote prima ed un levita dopo, vedono il viandante ferito ma passano oltre. Chi si ferma? Un samaritano, cioè un eretico. In questa parabola Gesù sembra dirci: non conta l’appartenenza o quello che dici, ma quello che fai. Sei un eretico, magari un massone? Ma se quello che fai è amare il prossimo fai la volontà di Dio. Stai ore in coro a pregare, digiuni e vegli nella piena ortodossia dottrinale? Ma se non ti curi di chi è accanto a te e soffre….non entrerai….

Riflettiamo bene. Ci sono due dimensioni: quella manifesta (preghiere di guarigione e di liberazione, preghiera in generale)

Quella verbalmente “nascosta” ma che si manifesta nei fatti: il “fare”.  Ora ammettiamolo. Noi notiamo più la prima della seconda. Nelle persone ed in noi stessi. Eppure lo Spirito si manifesta nella preghiera, certamente, ma anche nei fatti e persino nella vita. Cerchiamo di esplorare insieme questa dimensione, che è quella dell’intenzione nascosta.

 

Una Liturgia Cosmica

Esaminiamo questo passo di San Paolo:

“Poiché tutte le cose provengono da Lui, esistono in grazia di Lui, tendono a Lui” (Romani 11,36). Come si potrebbe interpretare in modo vivo e pratico questo versetto? Il modo migliore per imparare dalla Sacra Scrittura, è quello di rivolgersi all’interpretazione che ne danno i Padri della Chiesa. È doveroso però fare una premessa. Tutto verrà spiegato con parole semplici, quindi non spaventatevi se a prima vista ci saranno delle difficoltà.  A tutti, ma proprio a tutti capita di dover rileggere un passo anche due o tre volte. A parte chi è oberato da una grossa preoccupazione, a cui non chiediamo nulla, normalmente cercare di conoscere qualcosa di nuovo sul Signore è una prova di amore verso di Lui. Fare un piccolo sforzo per cercare di capire, è proprio questa manifestazione di amore. Rivolgiamoci senza paura ad un grande Padre della Chiesa : “In base agli esseri noi conosciamo la Causa degli esseri….(cioè leggi:  vedendo ciò che è stato creato ci rendiamo conto che esiste un Dio  Padre, che ha creato ogni cosa), in base alla diversità degli esseri, impariamo la Sapienza in sé sussistente di Colui che è (cioè leggi: vedendo la diversità tra le cose, gli animali e le persone, capiamo che in ognuna di queste cose esiste una particolarità che è il frutto della Sapienza Divina, il Cristo Sapienza, per mezzo della quale tutte le cose sono state create una diversa dall’altra, ciascuna con la propria forma particolare), e dal movimento naturale degli esseri (cioè leggi: dal loro tendere verso il Cristo perché ogni persona, animale, cosa, si rivolge con amore riconoscente verso colui per mezzo del quale è stata creata), impariamo la vita in sé sussistente di Colui che è la potenza vivificante gli esseri (cioè leggi: la Vita stessa di ogni cosa), lo Spirito Santo” (San Massimo il Confessore, Capitoli vari, I° centuria, n°71, Filocalia vol. 2).  In che senso San Massimo ci sta aiutando? Perché distingue bene e spiega le tre fasi descritte da San Paolo. Ricordiamole: “tutte le cose provengono da Lui (prima fase, il Padre che crea), esistono in grazia di Lui (seconda fase, il Cristo per mezzo del quale tutto è stato creato), tendono a Lui (terza fase, lo Spirito Santo che opera rivolgendo e muovendo ogni cosa e persona verso Dio)”. Tutto ciò è di grande importanza e bellezza, perché ci illustra il funzionamento spirituale di tutto l’universo e di tutti i suoi abitanti in rapporto alla Trinità. Ciò non è semplice teoria. Come vedremo si arriverà a conseguenze pratiche di notevole importanza. Allora vediamo. San Massimo ci spiega che la Creazione, seguendo San Paolo, ha due fasi distinte. Nella prima Dio Padre crea tutte le cose, come descritto nella Bibbia. Qui però è importante comprendere con San Paolo, che…. “esistono in grazia di Lui….”, cioè esse sono create per mezzo del Cristo che in sé contiene i progetti di tutte le cose, animali e persone già create e che saranno create. Questo lo si vede, dice San Massimo, dal fatto che ogni cosa ha le sue caratteristiche che la differenziano dalle altre creazioni. Ogni cosa, appunto, è un progetto a sé. Anche le foglie di un albero. È la Sapienza del Cristo che realizza tutto ciò. In altre parole, San Massimo ricorda che… in base alla diversità degli esseri, impariamo la Sapienza di Colui che è (cioè il Cristo, come abbiamo detto). Fin qui la prima fase della creazione. Quello che sorprende veramente, è che c’è una seconda fase, in cui “….tutto tende verso Dio”. Cioè esiste una conversione delle cose create verso Dio, non nel senso del movimento fisico ma nel senso del volgersi, guardare, contemplare, desiderare, amare quella che è l’origine della propria esistenza. Ripetiamo ciò che dice San Massimo: “…e dal movimento naturale degli esseri (cioè dal loro tendere verso il Cristo per mezzo del quale tutte  le cose, gli animali e le persone sono state create), impariamo la vita di Colui che è la potenza vivificante gli esseri, lo Spirito Santo”. Ecco completata la Trinità. Dunque lo Spirito Santo ci orienta verso Dio e verso il Cristo. Tendiamo tutti a Lui in forza della vita che ci è stata donata, credenti e non credenti, animali e rocce. Tutti. Tutti perché questo è il movimento della vita dello Spirito, che giustamente qualcuno ha chiamato “Liturgia Cosmica”. In conclusione di questa parte, sottolineiamo che la Sacra Scrittura con i Padri che la interpretano, ci dice che perché ogni cosa esista, non basta la “semplice” creazione, ma è necessario che il creato si rivolga con amore verso il creatore, tendendo a Lui.

 

L’azione salvifica dello Spirito Santo

San Massimo prosegue  (numero 72 della stessa serie): “Lo Spirito Santo non è assente da nessuno degli esseri, soprattutto in quelli che in ogni modo partecipano della ragione. ….poiché è Dio e Spirito di Dio, e si trova provvidenzialmente in tutti con la Sua potenza….per questo vediamo molti uomini, anche tra i più barbari e nomadi, volgersi ad una vita decorosa e buona”. Ecco che San Massimo applica ciò che prima ha descritto: tutti, in modo consapevole oppure non consapevole, guardiamo al bene ed alla virtù. E, quando siamo spinti dallo Spirito Santo, operiamo il bene. Si sia credenti o meno. È ovvio però, che questo movimento verso il Signore è facilitato dalla fede, dalla grazia, dalla preghiera e dai sacramenti. Mentre è ostacolato dal peccato e dalla idolatria, che ci fanno guardare ad altro, desiderare altro, tendere verso altro diverso da Dio. Credenti o non credenti. In questo modo ci distogliamo dal percorso stabilito per tutta la creazione, che è quello di riunirsi intimamente a Dio, per realizzare la seconda fase della creazione che ne è la pienezza. L’essere Dio tutto in tutti, come ci insegna San Paolo (1 Corinzi 15, 28), l’unione tra Spirito e Materia profetizzata dalla stessa incarnazione. Stiamo parlando della resurrezione dei morti, cioè dei corpi materiali spiritualizzati dall’unione con Dio. Il peccato e l’idolatria allora, realizzano purtroppo la nostra condanna, che consiste nel non partecipare al fine ultimo della creazione, all’unione con Dio. Ce ne andiamo da un’altra parte, e non ci salviamo. Ecco perché lo Spirito Santo ci conduce alla salvezza: perché ci conduce, nel suo movimento, verso Dio. Esso però come abbiamo già visto, guida tutti gli uomini, credenti o non credenti, ma è contristato e non ci guida più, se ci allontaniamo dalla Sua spinta abbracciando il peccato e deviando quindi dal percorso della salvezza. Credenti e non credenti.

 

Un esempio di liturgia cosmica in un sacerdote forse inconsapevole

Facciamo ora un esempio concreto di quanto detto fino ad ora, citando una storia esemplare, utile a questa necessità. Il protagonista di questa storia infatti, non è noto per essere stato un cristiano fervente. Per quanto ne sappiamo non ha pregato prima di fare quello che ha fatto, e non ci sarebbe da meravigliarsi se scoprissimo che era magari un ateo e mangia-preti. In altre parole prendiamo questo esempio proprio perché, almeno apparentemente, del tutto non confessionale, proprio per riprendere tutto ciò che è stato detto fino ad ora.

Siamo alla fine dell’’800. Angelo Procopio era un veneziano che si era formato alla prima scuola per palombari nella sua città, che a quell’epoca era altamente specializzata nel settore. La nostra storia inizia con l’incontro di Angelo con il Professor Augusto Piatti, docente di matematica presso il liceo di Desenzano. Piatti sin dal 1883, stava studiando l’origine e le caratteristiche della fonte Boiola , una sorgente di acqua calda  che si manifestava con bollicine alla superficie dell’acqua del lago di Garda, già dall’epoca rinascimentale. Angelo decise allora di compiere una memorabile impresa scientifica e tecnica. Cominciò a mettere da parte un po’ di soldi e raggiunta la cifra necessaria acquistò in Inghilterra una attrezzatura per palombari, all’avanguardia per l’epoca. Nella foto, la sua attrezzatura conservata presso le Terme di Sirmione.

Il 24 Agosto 1889 Angelo Procopio si immerse a 300 metri di distanza dalla costa del lago e giunto a 20 metri di profondità scoprì l’origine della fonte “Boiola”. Il getto d’acqua calda fu riportato in superficie dove si rese visibile dalla costa, affollata da cittadini plaudenti. I risultati dell’impresa epica di Angelo sono oggi davanti agli occhi di tutti:

  • Grazie all’opera di Giuseppe Piana la fonte fu canalizzata fino a riva dove dette vita a stabilimenti termali oggi frequentatissimi da tutta Europa. In più di un secolo di attività le terme hanno contribuito alla guarigione o al sollievo di centinaia di migliaia di malati (forse di più)
  • Una vasta zona delle coste del Garda è stata sollevata dalla miseria, aprendo queste terre anche al turismo che meritano.

Da notare che Procopio non approfittò mai economicamente della sua impresa, né aprì sedi di istituti termali.

Come valutare questa impresa sotto il profilo cristiano? Ci sono forse tre opzioni. Vediamole:

1 – L’opera di Angelo non ha nessun valore sotto il profilo spirituale, perché non è stata compiuta nel nome e per amore di Cristo. Si tratta di pura filantropia, molto diversa dalla Carità.

2 – L’opera di Angelo non ha valore, perché effettuata in cerca di gloria. La vanità dell’uomo infatti, distrugge il significato di ogni apparente sforzo di generosità.

A queste due posizioni non è difficile rispondere. Nella parabola del buon samaritano l’amore per il prossimo si manifesta semplicemente con la cura delle infermità e del dolore del viandante aggredito. Gesù non fa menzione di un esplicito riferimento a Dio né a preghiere formulate dal samaritano, che per giunta, ricordiamolo, era un eretico. Angelo Procopio cercava la gloria? Leggiamo il Vangelo: Gesù dice” Nessuno è buono se non Dio solo” (Marco 10,18; Matteo 19,17; Luca 18,19). Dunque aspettare di fare qualcosa cercando prima di controllare in modo completo o soddisfacente le nostre passioni, è una chimera che spinge a non fare nulla. Piuttosto le azioni che aiutano gli altri, pur dotate di inevitabili imperfezioni, contribuiscono appunto alla nostra purificazione.

Quale interpretazione allora? Sempre Gesù dice: “Dai loro frutti li riconoscerete”(Matteo 7,15-20; Luca 6,43-49).  E i frutti dell’impresa di Angelo sono indiscutibilmente buoni e duraturi. Ma bisogna sottolineare che non solo vanno visti come frutti la salute ed il benessere economico, ma l’esempio di virtù dimostrato da Angelo. Quali virtù?

  • La creatività. In Genesi 1,28 noi tutti siamo chiamati a governare la natura come “Vice re” della creazione. Il comando del Signore è un invito evidente a farci co-creatori con lui, ecco perché la prima virtù di Angelo Procopio è stata la creatività. L’opera da lui realizzata richiama simbolicamente l’ invenzione creatrice di Dio e pertanto si presenta come una liturgia laica. Liturgia perché la somiglianza simbolica con l’intento Divino ne fa un ponte spirituale tra cielo e terra. In altre parole, lo Spirito Santo che, come ci hanno insegnato Paolo e Massimo il Confessore, ha ispirato Procopio ed ha agito attraverso di lui, ha manifestato al mondo le energie divine: misericordia e compassione per gli uomini.
  • Misericordia, perché la creatività quando è autentica copre sempre una mancanza, un bisogno. In questo caso ha soccorso al bisogno di un sollievo dalla sofferenza corporale e dalla miseria
  • Procopio ha rinunciato a spendere per sé del danaro per usarlo in una impresa utile per gli altri. Ha inoltre affrontato per questo una pericolosa discesa a 20 metri sotto il livello dell’acqua, non priva di dolore e fatica.

 

Il sacerdozio del laico

Una grande ricchezza di indicazioni per la nostra vita quotidiana. Dio non ci chiede di essere a nostra volta un modello per gli altri. Piuttosto vuole che si accetti anche noi il nostro ruolo di Sacerdoti. Non sacerdoti ministeriali, ovviamente. Ma operatori del sacerdozio comune dei fedeli, volto a rendere il mondo più trasparente alle energie divine. Dio infatti vuole manifestarsi nel mondo e lo fa anche attraverso l’unione che Lui ha con noi attraverso l’Eucarestia. Con la Comunione Egli si unisce a noi, rendendoci docili strumenti della Sua manifestazione davanti agli uomini, prima di tutto con la Creatività, come abbiamo visto, ma anche con tutte le altre Virtù, frutto dello Spirito Santo. In altre parole, si tratta di vivere i nostri piccoli eroismi quotidiani. Nella creatività, perché ogni cosa può essere migliorata. Anche nel lavoro più ripetitivo si può fare meglio. Anche nella educazione dei figli si può fare di più. Si tratta di informarsi, impegnarsi, provare, talvolta sperimentare. E poi la misericordia e la pazienza: chi lavora in pubblico accettando un cliente sgarbato, chi ha un po’ di amici ascoltandoli ed ospitandoli interiormente, ecc… Si può sempre fare qualcosa. Si possono sempre fare piccoli gesti eroici. Lo Spirito Santo non manca di fantasia nell’ispirarci. Ogni gesto della vita non manca di somiglianza (per i dotti analogia) con le energie Divine. Ogni gesto ha quindi un valore simbolico che lo traduce in Liturgia cosmica. La liturgia del sacerdozio comune del battezzato.

 

Conclusioni

Lo Spirito Santo ispira tutti, credenti e non credenti. Diamogli spazio nei nostri cuori, seguendo quei suoi suggerimenti, che dalla terra ci trasportano in cielo. Di ogni banalità traggono un simbolo sacro e  da ogni nostro piccolo passo verso il Signore fanno una offerta profumata di incenso che sale su su, verso il Signore.