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Un letterato un po’ antipatico

Filippo Tommaso Marinetti, nato ad Alessandria d’Egitto il 22 Dicembre 1876 e morto a Bellagio il 2 Dicembre 1944, è un poeta e letterato italiano, famoso nel mondo per essere l’inventore ed il promotore del Futurismo. Perché antipatico? Mah, tanto per dirne qualcuna, promuoveva la guerra come “Sola igiene del mondo”, partecipando come volontario sia alla prima che alla seconda Guerra Mondiale. Esaltava il duello ed il delitto d’onore. Disprezzava le donne, ed auspicava un futuro in cui la generazione di un uomo facesse a meno del sesso femminile. Esaltava l’eroismo e la volontà d’acciaio, aderendo in tutto e per tutto al fascismo. Nella Seconda Guerra Mondiale, ultrasessantenne partì volontario con l’Esercito Italiano e con quello Tedesco per aggredire la Russia, un paese che all’Italia non aveva fatto niente. Tornato distrutto nel fisico, morì dopo breve tempo, ma il giorno prima di lasciare questa Terra, compose una poesia in esaltazione della Decima MAS, corpo militare della Repubblica Sociale Italiana, che rastrellava ed impiccava i partigiani. Insomma, una bella carriera, non c’è che dire. Confessiamocelo: è veramente difficile trovare un letterato più antipatico di lui. Ma lo abbiamo scelto proprio per questo. Non sarà la sua figura e la sua storia a condizionare una nostra attenta analisi della sua opera letteraria e culturale. Altri avrebbero potuto attrarci come persone. Lui no. Siamo quindi spassionati, distaccati. Ma soprattutto vogliamo fare del suo contributo una “Palestra di ascolto”. Vogliamo cioè, riuscire a maturare uno sguardo privo di giudizi e pregiudizi, capace di comprendere ed ascoltare piuttosto che giudicare.

Un nuovo concetto di “bello”

Il movimento futurista fondato da Marinetti con un manifesto pubblicato sul giornale francese “Le Figaro”, nel febbraio 1909, rivendicava l’importanza della “Velocità”. Marinetti sosteneva che la poesia, e l’arte in generale, dovesse tenere conto con grande considerazione, della velocità, che rappresentava in quel momento un importante cambiamento nella società. Credo che sia basilare mettere intanto a fuoco questo primo punto. Marinetti non si riferiva soltanto alla velocità delle automobili o degli aerei, appena al loro inizio in quel periodo. Ciò che Filippo Tommaso (Effeti per gli amici) esaltava era l’aumento della velocità nelle relazioni umane. Egli profetizzava, tra i vari aspetti del fenomeno, che questo aumento di velocità, avrebbe determinato un aumento numerico dei rapporti tra persona e persona, e pertanto anche delle relazioni sentimentali. Questo avrebbe provocato profonde modificazioni nell’idea di matrimonio e di famiglia. In effetti questo oggi si è verificato. Sarebbero stati più frequenti i casi di relazioni temporanee, con forte diminuzione dell’importanza del matrimonio. Ma vediamo meglio le “profezie” di Effeti. Simona Cigliana ha elencato una serie impressionante di previsioni, che forse nemmeno uno scrittore di fantascienza avrebbe potuto fare a quell’epoca. L’uomo del futuro, diceva Marinetti,  inclinerà al dinamismo della vita, ovvero all’efficienza e alla praticità. Grazie ai metalli vinti, all’elettricità, e ai carburanti, sarà dotato di un esercito di schiavi (si intende le macchine, n.d.r.) ostili e pericolosi, ma sufficientemente addomesticati, che lo trasporterà velocemente sulle curve della terra, e lo farà gareggiare in velocità con le stelle. L’energia verrà attratta dai mari e dai venti, regolata da tastiere, che vibrano sotto le dita di ingegneri seduti davanti a quadri di distribuzione. Tutte cose che in misura diversa si sono avverate. Gli uomini avranno mobili d’acciaio 20 volte più leggeri e meno costosi dei nostri, e potranno scrivere in libri di nichel, il cui spessore non supererà i 3 cm, e che costeranno pochissimo. Essi conterranno nondimeno 100.000 pagine: riconosciamo il computer e l’hard disk. Il caldo, il fresco e la ventilazione saranno regolati da rapidi meccanismi. Tutto sarà controllato per mezzo di telefoni senza fili. Marinetti ha previsto quindi anche i climatizzatori con telecomando. L’agricoltura sarà meccanizzata le risorse sfruttate intensivamente. Vero, è ciò che è avvenuto. L’uomo prenderà anche l’abitudine di mangiare in velocità, potrà finalmente dedicare le sue energie a un sovrappiù di godimento…. Lo scambio di informazioni sarà immediato e sbrigativo. È ciò che è avvenuto. Istintivamente, nello scrivere, l’uomo non perderà tempo a costruire i periodi, se ne infischierà della punteggiatura, di cesellature, di sfumature. Userà i segni matematici + e -, e immagini che servono ad esprimere la mimica facciale e la gesticolazione: siamo sbalorditi, ha previsto anche gli sms, le mail, le chat, i post, i tweet, e gli emoticon. Egli intuì con decenni di anticipo l’importanza del cinema.  L’uomo, per Marinetti, darà all’intelligenza un prodigioso senso di simultaneità e di onnipotenza. Ci sarà, per Effeti, un nuovo varietà che distruggerà sistematicamente tutte le nostre concezioni e prospettive di proporzione, di tempo e di spazio. Sarà una vetrina di innumerevoli sforzi inventivi, che si nutre di attualità, di un veloce cumulo di avvenimenti sbrigati in fretta, ed i personaggi spinti da destra a sinistra in due minuti.   Fusione ribollente di tutti gli sghignazzamenti, di tutte le contorsioni, di tutte le smorfie dell’umanità futura: qui ci pare di vedere gli spettacoli televisivi. Quella che Marinetti descrive, sembra infatti proprio la TV, precisando che il nuovo genere di comunicazioni nascerà dagli eccentrici americani, dal loro dinamismo spaventevole, dalle loro grossolane trovate, dalla loro enorme brutalità. L’umanità, continua il nostro profeta, dopo aver cambiato mentalità e psicologia, grazie alla religione della velocità, più che i poeti onorerà gli atleti e le celebrità, con battaglioni di ammiratori che si assieperanno per disputarsi la stella. Riconosciamo le folle acclamanti intorno ai calciatori ed ai cantanti. Gli uomini, prevede Effeti, avranno un bisogno assiduo di sapere ciò che fanno i loro contemporanei, avranno un’urgente necessità di fissare ad ogni istante i rapporti con il resto del mondo: è la vittoria della simultaneità sintetica futurista, una vittoria che Marinetti descrive in una visione profetica di Internet priva soltanto dei termini tecnici che non poteva conoscere. Una rete che moltiplicherà i rapporti, che diventeranno sempre più profondi e solidi, quantunque lontanissimi. Si tratta di una eterna velocità onnipresente, che permette all’intelligenza di diffondersi nell’infinito dello spazio e del tempo. È il nuovo modo di vivere che creerà i fenomeni moderni quali il nomadismo cosmopolita, lo spirito democratico, e la decadenza delle religioni. Tutte cose che riconosciamo realizzate. (Liberamente tratto dal testo di Giordano Bruno Guerri, “Mondo Futurista”, inserito nel catalogo della mostra tenutasi a Desenzano nel 2025, intitolata “Mondo Futurista”, e curata da Giordano Bruno Guerri e Matteo Vanzan, Edito da MV Cataloghi d’Arte).

Di fronte a queste previsioni rimaniamo pieni di meraviglia. E ci chiediamo: come ha fatto? Quale è il motore intimo di questa capacità di leggere il futuro? Ebbene, la marcia in più di Marinetti sta in una nuova forma di arte, di cui forse nemmeno lui era cosciente. Effeti è stato il primo artista il cui oggetto artistico fosse il rapporto tra gli uomini. O meglio, il cambiamento del rapporto tra gli uomini, determinato da un fattore specifico. In questo caso dalla velocità.  Molti studiosi di storia dell’arte hanno messo in evidenza l’ambiente culturale in cui si sviluppava questo o quel talento artistico, ricavandolo da ciò che le opere stesse mostravano. Ma si tratta di qualcosa di indiretto. Marinetti è stato il primo che ha reso un fenomeno culturale e sociologico come l’aumento della velocità, un oggetto d’arte. Egli non era interessato a fare ritratti di singole persone, studiandone i tratti psicologici e l’interiorità. I futuristi non hanno mai fatto ritratti. Quello che pochi hanno notato, e che qui sottolineiamo, è che Marinetti per primo ha fatto un ritratto delle relazioni tra persone. Pur essendo uno scrittore, ha fatto un’opera d’arte che negli anni ’80 sarebbe stata giudicata come arte visiva, in quanto appartenente alla nuova corrente detta Arte Concettuale. Un ritratto delle relazioni tra persone, infatti, è possibile solo nella sfera dei concetti. Ma non basta. Egli ne ha cantato la Bellezza. Non si trattava più della bellezza originata da un disegno raffigurante la simmetria delle forme, come nella Venere del Botticelli o nella Mona Lisa di Leonardo. Marinetti per primo ha saputo cogliere la bellezza di un concetto, la bellezza di una trasformazione, la bellezza di un cambiamento nella società. Un altro elemento che conferma quanto già detto: egli, con il suo manifesto futurista, ha anticipato di parecchi decenni, una corrente artistica di oggi: l’arte concettuale. L’aver notato questa bellezza lo ha reso profetico. Quello cioè, che si vorrebbe far notare, è che la fonte della sua carica profetica, è stata l’aver compreso che la qualità tutta spirituale della Bellezza costituiva sicura garanzia della durata nel tempo del ruolo della velocità nelle trasformazioni sociali.

Questo è un primo punto che rende straordinaria la sua opera. Questa è vera ed innovativa opera d’arte. Questo è un dono che Marinetti ha fatto a tutti noi, nonostante l’antipatia.

 

La bellezza dell’intelligenza che trasforma la materia

Ma davvero possiamo considerare opera d’arte un concetto? Molti storceranno la bocca. Eppure la bellezza delle idee è predicata dai filosofi da più di 2000 anni. Platone in particolare, nel IV secolo prima di Cristo scrisse un’opera grandissima, e studiata per tutti i secoli fino ad ora: “Il Convivio”. In questa opera descriveva la scala della bellezza, in base alla stessa maturazione dell’uomo. Dapprima la bellezza viene riconosciuta nelle forme fisiche. Un bell’uomo, un bell’albero, etc. Poi si comincia a scoprire la bellezza delle azioni dell’uomo. Quindi la bellezza delle teorie conoscitive ed infine la bellezza Divina. È la scala detta di Diotima. Dunque, niente di strano a dichiarare bella una azione. Ad esempio, è bella un’azione che manifesti una virtù come la generosità. Ora l’arte del ‘900 ha appunto cominciato a salire questa scala, e forse proprio Marinetti possiede la palma dell’iniziatore. La sua scoperta infatti non si fermava alla velocità. Nel Manifesto dei Futuristi dichiarava infatti più bella un’ automobile della statua della Vittoria di Samotracia. La macchina esaltava la capacità dell’uomo di forgiare con l’intelligenza i metalli e la materia bruta. Tante intelligenze insieme concorrono nel produrre un’automobile. E questo insieme crea una meraviglia. Marinetti vedeva l’automobile, opera della fatica e dell’intelligenza dell’uomo, come un miracolo!  E abbiamo visto anche sopra in quale gran conto Effeti tenesse l’ingegno umano.  Insieme con la velocità, questa è la seconda opera d’arte concettuale di Marinetti. La riprova? Al tempo di oggi un artista, Damian Ortega, ha creato una serie di opere esaltanti proprio la trasformazione della materia ad opera dell’intelligenza umana. Abbandonando ogni estetica tradizionale, ha smontato alcune macchine, come un maggiolino Wolkswagen e una macchina fotografica, proprio per mostrare e celebrare l’opera dell’intelligenza dell’uomo. Come previsto, si tratta di opere concettuali.  Qui sotto il link per la prima opera

https://materialpie.altervista.org/le-armoniche-scomposizioni-damian-ortega/

 

Ortega vede l’interazione tra l’intelligenza costruttiva dell’uomo e la materia metallica, come una profezia escatologica: lo spirito si unirà alla materia. Ecco, infatti, la sua opera in cui la parola SPIRIT è realizzata con porte di legno (purtroppo fotografata ad altezza d’uomo):

https://www.whitecube.com/gallery-exhibitions/spirit-and-matter

Naturalmente in queste opere non c’è nessuna concessione alla bellezza delle forme, perché, come in Marinetti, ciò che conta è il concetto.

A questo punto, dobbiamo tornare al titolo del nostro articolo: la contemplazione attraverso la poesia. Marinetti ci colpisce. Ancor prima di leggere e commentare i suoi versi, siamo stimolati ad alzare il nostro sguardo oltre gli oggetti sensibili. Siamo invitati a trovare la Bellezza non in una forma, ma in una relazione. Non è la contemplazione della Luce Divina, d’accordo. Ma è un invito a fare un primo passo. Ad alzare la nostra attenzione verso l’alto. Alla fine, non sarebbe poi necessario chiedere di più ad un poeta. È questo, infatti, già molto.

 

Creatività lotta e sacrificio

Marinetti esaltava la guerra. E questo è indubbio, ma non c’è errore più grave che giudicare il passato con i parametri culturali dell’oggi. Ai tempi di Effeti, i giovani facevano cortei entusiastici a favore dell’entrata in guerra. Artisti non futuristi si associavano alla glorificazione dello scontro armato. Gabriele D’Annunzio faceva comizi a Genova e a Roma, chiedendo a gran voce l’entrata in guerra dell’Italia, riempiendo le piazze con 100.000 persone. I libri di scuola educavano i bambini ed i ragazzi all’eroismo in guerra, raccontando le storie dei martiri del Risorgimento. Gli studenti universitari, che a Curtatone e Montanara si batterono in guerra per l’unità d’Italia, erano presentati come un modello. In questo clima Marinetti interpretò ciò che in realtà gli stava veramente a cuore, cioè la lotta, come guerra. Oggi, la nostra cultura cerca la pace e lo insegna agli scolari. Dunque, non capiamo, anzi, rifiutiamo. Ma se togliamo dal valore di base l’orpello culturale di cui è rivestita, vediamo invece che la lotta, rappresenta un altro punto cruciale della poetica di Marinetti. Perché? Perché la lotta è essenziale. È anzi purtroppo un obbligo, per tutti coloro che cercano, trovano e promuovono qualcosa di nuovo. Perché la capacità di inventare, di creare, dell’uomo, si possa affermare, la lotta è indispensabile. Guardiamo ai lavoratori: non hanno forse dovuto lottare duramente per ottenere le 8 ore? Guardiamo alla ricerca scientifica: negli anni ‘60 Thomas Kuhn pubblicò un libro memorabile, “La struttura delle rivoluzioni scientifiche”, che spiegò a tutti come ogni scoperta scientifica vera debba lottare duramente contro i sostenitori dello “Status quo” accademico. Nell’arte, chi si avvicina alla storia degli impressionisti, scopre quanto duramente dovettero lottare contro i professori delle belle arti che li deridevano, prima di potersi affermare. In tutti i campi ed in tutte le epoche, la creatività e l’ingegno umano, hanno sovente significato scontro e talvolta persecuzione. E il senso profondo e spirituale della creatività ce lo ha descritto già un secolo fa in tutta la sua opera, Nikolaj Aleksandrovic Berdjaev. Tra le sue opere segnaliamo “Il senso della Creazione”. Segnaliamo pure un intelligente commento al suo lavoro: “Andrej Brozovic, La creatività esperienza della figliolanza, Ed. LIPA”.

Berdjaev interpreta la creatività umana come esperienza di co-creazione con Dio, e quindi come testimonianza della divinizzazione dell’uomo. Creare, inventare, migliorare il mondo, significa essere pienamente figli del Dio creatore. Il Filosofo russo per questo invoca la beatificazione di scienziati ed artisti. E questo perché anche pienamente consapevole, per averlo vissuto sulla propria pelle, che questa co-creazione comporta inevitabilmente anche il dolore della lotta e dello scontro, contro chi si oppone ad ogni cambiamento. E questa era esattamente la posizione di Marinetti che vedeva la lotta come connotato indispensabile del progresso. Un progresso non inteso in senso politico, ma inteso come sviluppo dell’ingegno e della creatività. Ma da dove aveva tratto ispirazione Marinetti? Non lo si crederà. Marinetti ammirava profondamente Gesù, il quale a sua volta dovette lottare verbalmente contro scribi e farisei. Vedi, a solo titolo di esempio, Marco 11,15-17 e Marco 11, 26-33.  Beh, però ammettiamolo. I metodi adottati da Gesù erano un po’ diversi dalle scazzottate che i Futuristi adoravano scatenare contro i loro oppositori, al caffè “Le giubbe Rosse” di Firenze. Cionondimeno, l’aver compreso il ruolo della lotta nello sviluppo umano, rappresenta un’altra visione poetica fondamentale, che il nostro Marinetti ci ha trasmesso.

 

Una maturazione nel tempo

Fortunatamente il tempo si è incaricato di correggere opportunamente alcune delle declamazioni del manifesto futurista del 1909. Dopo la Prima Guerra Mondiale, il militarismo fu messo alla porta. E questo smussa un po’ il nostro sentimento di antipatia. Ma poi, quando cominciò a pensare ad un partito politico, Marinetti rivide anche la sua posizione verso le donne. Nel programma del partito troviamo:

  • Nuovo diritto di famiglia con equiparazione tra uomo e donna
  • Parità dei sessi con diritto al voto delle donne.

Beh, non c’è male. Col tempo possiamo dire che ha un po’ recuperato, ma rimane l’adesione al fascismo. Ma anche lì. Quanti artisti, quanti personaggi politici ed industriali sono stati prima fascisti per poi cambiare dopo la guerra. Per esempio, l’oggi celebrato Olivetti. Il sindaco dell’alluvione di Firenze Bargellini, artisti come Sironi. Marinetti morì nel 1944, a 68 anni.  Relativamente giovane. Non sappiamo cosa sarebbe successo se fosse vissuto fino agli anni 50.

 

Leggiamo le poesie

Troviamo le poesie di Marinetti molto belle e ve le proponiamo. Vorremmo vivere così con voi, direttamente dai versi, quegli istanti di contemplazione perseguiti dal progetto futurista.

Consigliamo:

“L’ Aeropoema del golfo della Spezia” (Ed. Holenia).

E “Spagna veloce e toro futurista (Ed. Casimiro)

 

Dal primo testo scegliamo:

Maralunga

Maralunga copre con le dita verdi la bocca d’un cannone mentre affettuosamente lecci castagni e cipressi di Fiascherino si mescolano a bere liquidi raggi spumanti.

 

Dal secondo testo estraiamo:

Bruscamente il Silenzio musicista copre tutta la Spagna imponendo una pausa quadrata viola

silenzio

vuoto

 

Commento

Maralunga è una piccola sezione titolata dell’aeropoema del Golfo della Spezia. La visione del paese è dall’alto. A quel tempo alcuni pittori praticavano l’aeropittura, che come questo aeropoema, descriveva panorami dall’alto. Un primo messaggio è dunque questo: l’ingegno dell’uomo consente di vedere la realtà da un altro punto di vista. Un punto di vista nuovo, mai sperimentato prima: dall’alto di un volo. I versi sono liberi. Le parole si susseguono senza una musicalità, ma per associazione di immagini. Le dita verdi, la bocca del cannone. Questo modo di esprimersi trasmette velocità, ed è perfettamente in sintonia con quanto descritto sopra, a proposito dell’evoluzione della scrittura. I “liquidi raggi spumanti” è un modo espressionista di trattare l’immagine. Marinetti trasferisce in questa visione un sentimento di sottile euforia interiore (“spumanti”), data dalla meraviglia, suscitata dalla visione dall’alto degli alberi e della natura. L’insieme è proverbialmente breve, come da sensibilità futurista. Il poema intero è lungo, ma composto da una serie di fotografie dall’alto, di lunghezza varia, ma sempre contenuta.

 

Il secondo testo è tratto da “Spagna veloce e toro futurista”, composto nel 1928 durante un viaggio in Spagna.  Prima di tutto risulta evidente la brevità, che sembra trasmettere l’emozione di una sentenza sapienziale. Ma la brevità è un modo per esprimerla la velocità.   Questa brevità sottolinea, evidenzia, esprime l’”improvvisamente”.  C’è un irrompere improvviso di un silenzio che il poeta colora con l’aggettivo “musicale”. Sembra riprendere il famoso verso del santo spagnolo Giovanni della Croce (siamo appunto in Spagna):

“Musica silenziosa

Solitudine sonora”

Di nuovo il poeta ricorre alla forma espressionista

“pausa quadrata viola”

Sembra un silenzio notturno (viola)

Un silenzio vuoto di pensieri, azioni, rumori

Dai contorni infiniti (tutta la Spagna)

È un istante sublime, un breve frammento di eternità, che bruscamente irrompe nel tempo, ed impone una pausa al correre dell’artista e degli uomini.

 

Conclusioni

Certi aspetti problematici di Marinetti appaiono ora un po’ smussati, ma le difficoltà con la persona rimangono. Tuttavia, non era la riabilitazione di Effeti il nostro obbiettivo. L’ascolto e la comprensione dell’opera, appaiono ora dischiuderci un orizzonte nuovo. Ne abbiamo riconosciuto la capacità di alzare il nostro sguardo al di sopra delle forme sensibili. Soprattutto, ci ha colpito l’incredibile dono profetico nel campo dell’arte e nel campo sociale. Sarà anche tanto antipatico, d’accordo, ma riconosciamolo, è stato un profeta, e la profezia è un dono Divino.