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Mosè e la liturgia celeste

“Farai anche un candelabro d’oro puro. Il candelabro sarà lavorato a martello, il suo fusto e i suoi bracci; i suoi calici, i suoi bulbi e le sue corolle saranno tutti di un pezzo. ….(seguono le istruzioni per realizzare l’arca dell’alleanza, il tavolo per i pani, etc.)….

Guarda ed esegui secondo il modello che ti è stato mostrato sul monte” (Esodo 25,1 e 40).

Nei capitoli seguenti, 26 e 27 dell’Esodo, Dio ordina a Mosè di costruire il tabernacolo dando istruzioni precise, circa le colonne i tendaggi e l’altare. Dunque, nel caso dell’Antico Testamento, tutto ciò che riguardava la liturgia, è stato letteralmente dettato da Dio a Mosè, fino ad arrivare al punto di mostrare in cima al monte un modello di come le cose andavano fatte. Nel Cristianesimo e nella liturgia della Chiesa, non ci si discosta molto da questa economia. Le liturgie eucaristiche Ortodosse più importanti sono state scritte, su ispirazione divina, da San Giovanni Crisostomo e da San Basilio. Ma quale è il senso di tutto ciò? Ce lo spiega questo racconto che sembra a prima vista leggendario, ma non lo è. Il Principe Russo Vladimir inviò dei messi in vari Paesi, per constatare con la propria esperienza, quale fosse la fede religiosa migliore.  I messi girarono varie terre e fra queste visitarono Costantinopoli. Di ritorno, relazionarono al Principe. “Dopo aver visitato molte contrade, arrivammo a Costantinopoli, dove i Greci ci condussero alla loro liturgia. Lì ci fu grande meraviglia, perché non capivamo se eravamo sul cielo o sulla terra, poiché sulla terra non vi era spettacolo uguale. Tale era la bellezza, che non la sappiamo descrivere con parole. Possiamo solo dire che lì gli uomini sono in presenza di Dio, e che quel servizio divino, non ha uguali in altri Paesi”.

Ecco il senso profondo di ciò che cercavamo: la liturgia è il luogo privilegiato ove cielo e terra si toccano. È il luogo in cui l’Eterno penetra nel tempo. Il luogo dove lo Spirito nutre della Sua Presenza coloro che vi si avvicinano. Per realizzare questo ambizioso progetto, non è possibile servirsi della semplice creatività umana. È necessario nutrirsi dell’ispirazione Divina. Come hanno fatto Mosè, San Giovanni Crisostomo e San Basilio. Dunque, in sintesi la liturgia rappresenta l’incontro tra il visibile e l’invisibile, luogo privilegiato ove la Grazia dello Spirito silenziosamente agisce.

 

Il laico e la liturgia nella vita

Ma esiste solo la liturgia ministeriale? Quella cioè che solo può essere celebrata da un uomo ordinato prete?  O accanto ad un sacerdozio ministeriale (il prete), esiste un sacerdozio comune, quello proprio di tutti i fedeli? Vediamo ancora una volta cosa dice la scrittura:

“Avvicinandovi a lui, pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo….Voi invece siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa. ” (1 Pietro 2, 4-5 e 9). In questo passo, come in altri (Apocalisse 1,6; 5,10; 20,6; Romani  12,1;  Ebrei 13,15-16) si parla con chiarezza di un sacerdozio di tutti i fedeli. Un sacerdozio che san Pietro chiama “Sacerdozio Regale”. E se esiste un sacerdozio comune, un sacerdozio di tutti i fedeli, dovrà esistere anche una liturgia! E quale è? Quale è la liturgia del Sacerdozio Regale proprio di tutti i fedeli? Ma è la vita. La nostra vita. La nostra vita quotidiana. Sì, quella di tutti i giorni. Lo dice San Paolo nella lettera ai Romani: “Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto …” (Romani 12,1). Visto? Sia questo il vostro culto, dice l’Apostolo! Più chiaro di così! Siamo tutti sacerdoti chiamati a celebrare la liturgia della nostra vita corporale. La nostra vita su questa terra.

 

Come celebrare la liturgia della vita?

Il senso profondo della liturgia è la creazione di un ponte tra visibile ed invisibile, tra tempo ed eternità.  Vediamo di meditare quattro passi in questa direzione.

1 – Primo passo. È il più semplice ed il più ovvio. Si tratta di offrire tutta la giornata a Dio. Il primo comandamento ci dice di amare Dio con tutte le forze. Le forze sono le energie che impieghiamo per tutte le nostre attività quotidiane. Dunque, si tratta di offrire le nostre attività all’inizio della giornata, raccogliendoci in preghiera. Prima di colazione, chi per pochi minuti chi per un tempo prolungato, la cosa che conta è rivolgerci a Lui con confidenza. Offrire con semplicità al Signore le nostre azioni quotidiane.

2 – Secondo passo. Consiste nel vivere nel tempo, l’eternità dello Spirito Santo, attraverso le Virtù che esso ci ispira. L’eterno trabocca nel tempo quando lavoriamo con onestà, facendo il nostro dovere. Educando i figli. Ascoltando con pazienza i dolori di un nostro amico, che si sfoga con noi. Facendo il nostro dovere di cittadini. Lo Spirito Santo possiede tutte le Virtù, ma ciascuno di noi è chiamato ad esprimerne solo alcune, da sviluppare in modo speciale, secondo il progetto di Dio per noi. La cura con cui obbediamo al Signore, l’onestà del nostro comportamento, la carità con la quale facciamo del bene al nostro prossimo, sono valori eterni che noi siamo chiamati a far vivere nell’oggi. Sono valori dell’invisibile che diventano visibili attraverso il nostro corpo che opera, come raccomanda San Paolo. Ecco il culto. Ecco la liturgia. Ecco il ponte tra cielo e terra.

3 – Terzo passo.  Agire secondo l’ispirazione divina. Si tratta di salire un gradino nelle difficoltà. Non sempre, infatti, è facile fare un discernimento delle nostre ispirazioni. Ci possiamo far aiutare, ma non sempre è possibile, tutte le volte che ne abbiamo bisogno. Forse la cosa migliore è imparare con l’esperienza. Un criterio utile potrebbe essere questo: la nostra azione risponde a quel moto di compassione, che vuole riparare ad una mancanza? Ad un problema che angustia qualcuno? Se è così, siamo sulla strada giusta. Se invece al fondo di quello che facciamo, scopriamo un po’ di vanità, beh….allora è meglio lasciar perdere. Non ci sono comunque ricette facili, ed uguali per tutti. L’unica cosa che possiamo dire è che è bene ascoltare. Ascoltare dentro di noi. Le idee infatti….vengono. Si dice “Ho avuto un’idea”.  Parliamo e non pensiamo a quello che diciamo. Sono modi di dire che pesano un quintale! Rivelano una verità che stupisce: spesso non pensiamo ma siamo pensati! Dunque stare in ascolto. Ascoltare come ha ascoltato Maria. Essere pronti a quella ispirazione, che consiste nell’idea giusta per risolvere un problema o per fare del bene. Per aiutare qualcuno, o semplicemente per fare correttamente il nostro dovere. Ecco allora che i suggerimenti angelici o dello Spirito, ci permettono di vivere una manifestazione dell’invisibile nel visibile, attraverso il nostro corpo. Ecco ancora una volta il culto, la liturgia che San Paolo ci raccomanda di vivere.

4 – Quarto passo.  Chiedere. Chiedere e ringraziare. Per ogni cosa: “Siate sempre lieti, pregate incessantemente, in ogni cosa rendete grazie….” (1 Tessalonicesi 5,16-18). “Pregate inoltre incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, vigilando a questo scopo con ogni perseveranza e pregando per tutti i santi” (Efesini 6,18). Anche in questo modo, attraverso il corpo, attraverso la nostra vita quotidiana, cielo e terra si incontrano. Non ci dobbiamo vergognare, se chiediamo per cose semplici. Certo dobbiamo impegnarci anche noi, nel risolvere i problemi. Ma chiedere costantemente l’aiuto divino, fa crescere nella fede e nell’umiltà. Imparare a chiedere per ottenere, e non tanto per fare. Chiedere e ringraziare. Credere. Arrivare a credere di essere esauditi. Per tutto, a cominciare dalle nostre malattie. Credere fino a far irrompere nel mondo la forza del soprannaturale. Ecco una liturgia degna di un cammino maturo. Difficile certo, ma che meraviglia. Che stupore, quando ci vediamo esauditi in quelle circostanze, che ci fanno gridare: “Davvero Signore Tu sei il Dio dell’impossibile!”.

 

Conclusioni

Vivere la liturgia della vita. Vivere la liturgia nella vita. Vivere la fede nei nostri atti più semplici, non è così banale come sembra. Vivere la vita come una liturgia, trasforma il banale in eccezionale. Il grigio in luminoso. Il naturale in soprannaturale. Il terrestre in celeste.