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Quale è la nostra speranza?

Si parla spesso di fede. Si parla altrettanto spesso di carità. Ma le virtù indicate da san Paolo come le più importanti sono tre. La terza è la Speranza. La vita di tutti i giorni ci interroga spesso nella fede. Ci accade qualcosa, vorremmo qualcos’altro. Ci diciamo di avere fede. Ci esortiamo talvolta ad avere fiducia nella provvidenza. Accendiamo una candela in chiesa. Chiediamo di essere esauditi. In tutte queste cose si parla di fede e si vive la fede. Si aiuta un vicino di casa. Aiutiamo il parroco per la liturgia. Diamo un po’ di soldi ad un povero. È la carità che ci guida. Bene. Sono piccole cose, rese grandi dal loro valore spirituale. Ma la Speranza? Quale è la nostra speranza? Bah….speriamo nell’aldilà….speriamo di incontrare il Signore dopo morti. Speriamo di andare in paradiso come il buon ladrone. Ma davvero è questa la speranza che ci dona lo Spirito Santo? Certo, in un certo senso sì. Speriamo tutti di incontrare il Signore dopo la nostra purificazione. Sta scritto infatti: “Sarai con me in Paradiso” (Luca 23,43).  Dice appunto “Sarai con me”. Quindi lo incontreremo. Al contrario, se non rispetteremo i comandamenti e non faremo la volontà di Dio, ci aspetta la perdizione. Una minaccia. Il fuoco eterno. O la salvezza o la dannazione. Da qui il timore. Lo stare attenti. Il monito a non trasgredire. Ma la nostra speranza si ferma davvero qui? A pensarci bene, messa così la nostra vita spirituale pare un po’ stretta. In fondo, la cosa importante è frequentare la liturgia la domenica, comunicarsi, cercare di essere onesti, rispettare i comandamenti. Il resto della nostra vita rimane un po’ fuori da tutto ciò. Il lavoro, la famiglia, il tempo libero, gli amici, la cultura. Sì, bisogna stare attenti a non deviare al di fuori della morale cristiana, ma per il resto si fa quello che fanno tutti. La società degli uomini, nel suo insieme, rimane fuori dalla nostra speranza. Di fatto il mondo della salvezza e quello della società degli uomini vivono due vite parallele, che non si incontrano. Eppure…. eppure lo spessore del Vangelo sembra essere più grande. Le lettere di San Paolo e degli altri apostoli, ci descrivono un orizzonte più alto e più ampio. Alla fine, basta leggere. E tutto si apre. E scopriamo la bellezza della Speranza cristiana nella sua pienezza e grandezza! Cominciamo da strani testimoni ormai dimenticati, ma ancora capaci di stupirci.

 

La rivelazione dei monaci siriani

Nei primi secoli del cristianesimo le regioni che oggi chiamiamo Siria, erano abitate da una popolazione di ferventi cristiani. Essi facevano capo ad Antiochia, a quel tempo una autentica metropoli. Lo Spirito muoveva tanti ad abbracciare la vita ascetica e monastica. Si ricordano grandi santi siriani come Efrem ed Isacco. Ma uno di loro lascia sempre i credenti di oggi a bocca aperta: San Simeone lo stilita. La sua ascesi era veramente singolare: viveva in cima ad una colonna. Una colonna che misurò in altezza diversamente lungo gli anni, ma al termine dell’esistenza di Simeone, arrivava a 16 metri. Naturalmente senza mai scendere. Quel pochissimo che mangiava gli arrivava tirando su un cestino. Voi pensate che magari se ne stava seduto. Neanche per idea. Piovesse, battesse un sole cocente (d’estate in Siria…..), facesse vento, lui era lì in piedi. Sì, in piedi. Sempre in piedi. Si chinava ad ascoltare le richieste di intercessione, e per dare consigli. Ma sempre in piedi. Ad un certo punto parve a lui di fare poco, e per due anni stette… su una gamba sola! Ancora oggi esiste il residuo della colonna e c’è per il santo una grande devozione in tutta la Siria ed oltre.  Dietro al suo esempio si formò anche un monastero di stiliti (si chiamava stilita chi aveva ricevuto la vocazione di vivere su una colonna). Un’area apparve densa di numerose colonne, tutte con un monaco in piedi. Altri stiliti preferirono vivere la loro chiamata da soli. Ma c’è di più. Lo Spirito infatti ha molta più fantasia di noi. Ecco allora apparire i “Dendriti”, cioè coloro che vivevano su un ramo d’albero. Altri, senza colonna si ponevano in piedi in mezzo ai villaggi, esposti come gli altri a tutte le intemperie. Lo storico della Chiesa Teodoreto di Cirro, ha scritto una “Storia dei monaci siri” (Città nuova Editrice), in cui ha descritto queste e molte altre vite ascetiche, veramente singolari. Non possiamo ovviamente descriverle tutte, ma una un punto in comune possiamo trovarlo: il monachesimo siriano antico, ci ha potentemente mostrato come la deificazione operata dallo Spirito Santo, non solo genera virtù di santità stabili in chi ne beneficia, ma può anche in una certa misura penetrare e modificare la materia, il corpo fisico. Ora, questo non si è limitato alla Siria. In seguito, molti santi hanno vissuto per anni senza dormire o senza mangiare. San Paissios dell’Athos mangiava un tozzo di pane alla settimana. Dunque, è vero che la deificazione da parte dello Spirito si manifesta principalmente, attraverso le energie divine assunte dal fedele, cioè attraverso gli attributi divini o virtù. Vale a dire la pazienza, la carità, l’umiltà, etc. Ma questi santi ci mostrano che, sia pure in parte ed in modo incompleto, anche il corpo viene informato e trasformato intimamente dallo Spirito. Ebbene, tutto ciò è stato ed è profezia dei tempi futuri: non solo l’anima sarà salva, ma il corpo sarà vivificato intimamente da Dio. Un passo avanti nel comprendere la pienezza della nostra speranza.

 

Baciare le reliquie

Se qualcuno ha la fortuna di poter visitare un monastero dell’Athos, scoprirà facilmente la grande devozione che i monaci riservano alle reliquie. In certi monasteri, dopo cena, tutti i pellegrini vengono riuniti in chiesa, ed a loro vengono mostrate con orgoglio le reliquie del monastero, col chiaro invito a baciarle tutte.

Baciarle? Perché baciarle? Non basterebbe guardarle o recitare in loro presenza una preghiera? No. Non basta. Si baciano le reliquie perché esse trasmettono al fedele lo Spirito Santo che nella deificazione ha penetrato la materia corporale del santo.  Anche le reliquie, infatti, sono profezia della nostra speranza: lo Spirito penetra e si unisce alla materia. Intendiamoci, i santi si ammalano e muoiono. Essi non diventano infiniti come Dio. La natura resta umana, almeno negli anni di vita terrestre. Ma nondimeno essa viene comunque informata misteriosamente dallo Spirito. In modo parziale, appunto, ma chiaro e deciso.

 

La resurrezione dei corpi

Già nell’antico testamento si profetizzava la speranza di un rinnovamento della materia da parte dello Spirito. Ecco cosa diceva il profeta Ezechiele:

“La mano del Signore fu sopra di me e il Signore mi portò fuori in spirito e mi depose nella pianura che era piena di ossa; mi fece passare accanto a esse da ogni parte. Vidi che erano in grandissima quantità nella distesa della valle e tutte inaridite. Mi disse: «Figlio dell’uomo, potranno queste ossa rivivere?». Io risposi: «Signore Dio, tu lo sai». Egli mi replicò: «Profetizza su queste ossa e annuncia loro: «Ossa inaridite, udite la parola del Signore. Così dice il Signore Dio a queste ossa: Ecco, io faccio entrare in voi lo spirito e rivivrete. Metterò su di voi i nervi e farò crescere su di voi la carne, su di voi stenderò la pelle e infonderò in voi lo spirito e rivivrete. Saprete che io sono il Signore»». Io profetizzai come mi era stato ordinato; mentre profetizzavo, sentii un rumore e vidi un movimento fra le ossa, che si accostavano l’uno all’altro, ciascuno al suo corrispondente. Guardai, ed ecco apparire sopra di esse i nervi; la carne cresceva e la pelle le ricopriva, ma non c’era spirito in loro. Egli aggiunse: «Profetizza allo spirito, profetizza, figlio dell’uomo, e annuncia allo spirito: «Così dice il Signore Dio: Spirito, vieni dai quattro venti e soffia su questi morti, perché rivivano»». Io profetizzai come mi aveva comandato e lo spirito entrò in essi e ritornarono in vita e si alzarono in piedi; erano un esercito grande, sterminato” (Ezechiele 37,1-10). E nel nuovo testamento San Paolo descrive bene come dovrà avvenire per l’umanità questo processo:

“Come risuscitano i morti? Con quale corpo verranno?». Stolto! Ciò che tu semini non prende vita, se prima non muore; e quello che semini non è il corpo che nascerà, ma un semplice chicco, di grano per esempio o di altro genere. Così anche la risurrezione dei morti: si semina corruttibile e risorge incorruttibile; si semina ignobile e risorge glorioso, si semina debole e risorge pieno di forza; si semina un corpo animale, risorge un corpo spirituale” (1 Corinzi 15,35-44). Dunque, risorgeremo con un corpo reso incorruttibile dall’unione con lo Spirito: con un corpo spirituale. Ecco perché i padri del I concilio ecumenico stabilirono nel credo che oggi recitiamo tutte le domeniche, che la nostra speranza è la resurrezione dei corpi.

 

Solo gli uomini saranno redenti?

Il progetto Divino è qualcosa di grandioso, la cui magnificenza nemmeno possiamo immaginare. Essa è stata annunciata in più passi della Sacra Scrittura, eccoli: Isaia 65,17

Ecco infatti io creo
nuovi cieli e nuova terra;
non si ricorderà più il passato,
non verrà più in mente,

Isaia 66,22

Sì, come i nuovi cieli
e la nuova terra, che io farò,
dureranno per sempre davanti a me
– oracolo del Signore –
così dureranno la vostra discendenza e il vostro nome.

2Pietro 3,13

E poi, secondo la sua promessa, noi aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali avrà stabile dimora la giustizia.

Apocalisse 21,1

Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c’era più.

Non solo, ma San Paolo perfeziona questi passi spiegandoci come e perché questa creazione sarà nuova e non passerà più: “Poiché Dio sarà tutto in tutti” (1Corinzi 15,28). Si realizzerà quindi una unione profonda di Spirito e Materia, così come anticipato a Pietro, Giacomo e Giovanni, nella Trasfigurazione. Certamente ci sarà la “Parusia” cioè la seconda venuta del Messia. E certamente ci sarà un Giudizio, ma in esso verranno scelti coloro che saranno destinati a partecipare al grande progetto divino. Alla Parusia dovremo presentarci purificati. Ecco perché il cammino della nostra anima continua nell’aldilà, con una purificazione che si avvale delle preghiere di tutta la Chiesa. La presenza nel nostro abito di una macchia di peccato ostacolerebbe la partecipazione alla grande trasformazione cosmica, alla redenzione di tutto il creato prevista con la Parusia. Ma, peggio ancora, se rifiuteremo in vita di partecipare alla grande conversione di ogni cosa creata verso Dio, se rifiuteremo di guardare al Cristo per mezzo del quale siamo stati creati, e che ci attende per l’unione finale con Dio, allora purtroppo ci allontaneremo dalla salvezza ed andremo in perdizione.

Cerchiamo di riassumere meglio, descrivendo il tutto con altre parole, dato che stiamo entrando in un territorio poco frequentato, anche se assolutamente corretto e ben conosciuto dai teologi (ma poco divulgato tra i laici….). La Bibbia, sottolineiamo la Sacra Scrittura, nei passi citati ci annuncia una creazione complessa, che non si limita al solo primo capitolo della Genesi. Essa prevede un secondo tempo, in cui vi saranno cieli nuovi e terre nuove. In cosa consiste questo secondo tempo? San Massimo il Confessore ci insegna che si tratta di un movimento di conversione verso Dio di tutte le opere create. Perché ogni cosa creata “guarda” a Dio che l’ha creata con amore ed un intimo desiderio di ritorno, e di unione con Lui. Quindi Creazione di tutte le cose e dell’uomo e, seconda fase, ritorno a Dio di tutto il creato. Questo ritorno è finalizzato ad una unione con Lui, come ci ha spiegato poco sopra San Paolo “Dio sarà tutto in tutti”.

 

Quale è il significato profondo di tutto ciò?

Non si tratta dunque più di una salvezza solo individuale. Nel movimento spirituale di “Conversione” verso Dio, infatti, tutto il creato partecipa, e dunque anche ogni attività dell’uomo. In una parola tutta la società umana, tutta la cultura, lo sport, la vita familiare, il lavoro, la ricerca scientifica, le amicizie, tutto attende un’opera di santificazione da parte del cristiano. Egli è chiamato ad esprimere in tutti questi ambiti le virtù dello Spirito Santo. Il cristiano è chiamato infatti a partecipare alla nuova creazione. A partecipare alla preparazione di tutto il cosmo per l’atto finale della sua redenzione. In una parola, l’uomo che vive nel mondo, nella società umana, è chiamato a rendere il mondo e la società che vive più trasparente alle energie divine.

 

Conclusione

La nostra speranza consiste nella redenzione del creato e nella resurrezione dei corpi, operata da una profonda unione di Spirito e materia. Quella unione di cui è profezia l’incarnazione del Signore, vero Dio e vero uomo, unione senza confusione di due nature: umana e divina.