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L’arte ci racconta la visitazione

Rivediamo insieme l’episodio evangelico della visitazione:

“In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto» (Luca 1,39-45).

Questo episodio del Vangelo è ricordato in un famoso dipinto del Pontormo, databile 1528-1530 e custodito presso la Chiesa Parrocchiale dei Santi Michele e Francesco a Carmignano (Prato). È il caso di ricordare come all’epoca in cui l’opera fu realizzata, l’analfabetismo fosse molto diffuso, e come in particolar modo lo fosse nelle campagne, dove sorge la Chiesa dei Santi  Michele e Francesco. Dunque i dipinti svolgevano la funzione di “Bibbia dei poveri”, riproponendo il Vangelo domenicale per immagini. Ecco l’opera:

Come si vede, l’opera del grande pittore Pontormo va oltre il testo evangelico, interpretandone simbolicamente le parole: Maria ed Elisabetta si guardano e si abbracciano. Non è un passo da poco. L’incontro tra le due sante diventa il simbolo di ogni incontro, di ogni amicizia, di ogni profondo senso dell’ospitalità. Ciò che fa di quest’opera un capolavoro, non sta soltanto nella bellezza del disegno e dei colori. È piuttosto il di più spirituale che il pittore aggiunge alle parole del Vangelo. Il quadro, infatti, non rappresenta solo la descrizione dei versetti evangelici, ma si pone come una vera e propria interpretazione spirituale (”tipica” per i dotti) dell’evento, che diventa una lezione sull’amicizia e sull’accoglienza. Le due donne, infatti, si guardano e si abbracciano. Una caratteristica fondamentale dell’opera che è stata ben colta, compresa e sviluppata da un artista contemporaneo: Bill Viola.

Bill Viola è stato uno dei fondatori della video-arte, cioè di quel modo di trattare l’immagine artistica, che da fissa ed immobile viene tradotta in movimento. Egli ha esplorato magistralmente le possibilità date dalla moderna tecnologia all’arte, e ciò che ha fatto, commentando con un video l’opera del Pontormo, lo ha collocato tra i migliori artisti di oggi. La sua opera, di cui riproduciamo sotto il link, ci aiuterà ad approfondire il testo biblico ed a riflette meglio sulla interpretazione datale dal Pontormo.

https://www.youtube.com/watch?v=Dg0IyGUVXaQ

La scena rappresenta due donne il cui incontro è riprodotto al rallentatore. Questo stratagemma consente di cogliere meglio i particolari dell’avvenimento. Infatti, guardando meglio, si possono definire quattro momenti di questo incontro:

  • Prima di tutto, le protagoniste sono due donne che non possiedono le caratteristiche tipiche dei santi. A Bill Viola non interessava tanto riproporre la Divino-Umanità di Maria ed Elisabetta, anche perché sarebbe stato molto difficile realizzare questo intento in video. Quello che ci propone l’artista americano è un aspetto, che è quello che ci interessa oggi approfondire: le due donne ci comunicano il carattere universale del brano evangelico, cioè l’amicizia e l’accoglienza. Proprie di tutti, non solo specificamente di Elisabetta e Maria.
  • Il video (nella sua parte centrale, quella disponibile su YouTube), ci mostra una donna sulla sinistra che appare e si avvicina a quella sulla destra, ed in questo movimento, entrambe le donne si guardano da lontano.
  • Subito dopo, l’avvicinamento mette ancor più in evidenza lo sguardo reciproco: è un guardarsi l’una nell’altra.
  • Infine l’abbraccio, profondo e simbolo di unità: le due donne diventano una cosa sola.

 

Il senso profondo dell’amicizia e dell’ospitalità

– Cominciamo dal primo punto: la visitazione come “icona” dell’amicizia spirituale. Non è un tema da poco, visto il disinteresse generale sull’argomento. Anzi, certa letteratura monastica prende le distanze dall’amicizia, vista come possibile dispersione o addirittura tentazione. La conseguenza è una scarsa frequenza del tema dell’amicizia nelle omelie, e nella letteratura spirituale in genere.  Un errore. Un grosso errore. Tutti i Vangeli  sono permeati di incontri amicali, ed inviti a pranzo. Pensiamo a Lazzaro, a Zaccheo…e naturalmente a Maria ed Elisabetta. L’amicizia è occasione di apostolato: quanti si sono avvicinati al Signore per la testimonianza di un amico/a! È occasione di carità, di solidarietà, di misericordia….Dunque ricordarne il valore è importante, è molto importante.

– Il secondo punto: guardarsi negli occhi da lontano. L’amicizia non comincia subito come profonda. Si comincia guardandoci da lontano. E questo guardarsi da lontano è simbolo di apertura al mondo, agli altri. Non si stabilisce una autentica amicizia dal valore spirituale se non si è aperti. Il rifiuto nel frequentare persone, la chiusura, il bastare a se stessi è un valore cristiano solo in casi particolari, solo se c’è una vocazione sicura alla vita eremitica. Negli altri casi è un ostacolo alla crescita. Per questo le “Agapi” dopo la liturgia hanno un grande valore. È bene infatti che i fratelli non si trovino in chiesa la domenica come degli estranei, e dunque l’agape rappresenta il luogo dove fare comunità e diventare “famiglia”.

– Il terzo punto concerne lo scambio ravvicinato degli sguardi. Uno scambio che indica una conoscenza più approfondita, una conoscenza che comincia ad essere un sobrio riconoscersi l’uno nell’altro. Ecco un punto fondamentale: l’ascolto. Saper ascoltare invece di sempre parlare. Stare in silenzio cercando di comprendere. Cogliere le sfumature. Interpretare le ragioni. Ascoltare, ascoltare ed ancora ascoltare. La vera amicizia si basa sul riconoscere nell’altro, attraverso un ascolto attento, il manifestarsi di particolari e specifiche virtù. Ciò che fa bella una persona infatti, è il suo valore spirituale, anche se percepito confusamente od inconsapevolmente. L’altro diventa in questo modo immagine di Cristo. Una immagine parziale, limitata solo ad alcuni aspetti e minata talvolta da difetti. Ma purtuttavia immagine di Cristo. Inconsapevole, nascosta, confusa a volte. Ma immagine del Salvatore. Ecco allora che accogliere un amico che ha bisogno di compagnia, di parlare, di sfogarsi, di un consiglio, ebbene accogliere lui /lei è accogliere Cristo. Come Lui ci ha detto nel vangelo: «In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me»  (Matteo 25,40).

– Infine l’abbraccio. Il diventare una cosa sola. Ridere con chi ride e piangere con chi piange (Romani 12,15). Essere una cosa sola. Portare dentro l’amico o l’amica ed intercedere per lui/lei. La preghiera per l’altro diventa più potente quando l’altro è portato nel proprio cuore. Quando ci sentiamo uniti all’altro. Quando lo ospitiamo veramente dentro di noi. È quello che fa Elisabetta. Accoglie Maria nella sua casa e gli dice: “E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto”. Con queste parole Elisabetta mostra a Maria di conoscerla profondamente, e di aver colto quel  “sì” pronunciato all’angelo come l’essenza profonda di colei che le stava di fronte. Tanto che perfino il suo frutto in utero esultava di gioia. Dunque conoscenza, condivisione, partecipazione, compassione, ospitalità. Ospitare l’altro in sé stessi, nel proprio cuore. Ospitare come reciprocità. Non a caso il termine “ospite” in italiano, “hospes” in latino e “xenos” in greco, vogliono indicare  tutti e tre sia chi ospita che chi viene ospitato, ad indicare una fondamentale reciprocità, un essere l’uno nell’altro che è così ben rappresentato dall’abbraccio del Pontormo.

 

Conclusioni

La Visitazione non rappresenta solo l’occasione per Maria di pronunciare il Magnificat. Questo episodio del Vangelo sta a rappresentare tutti gli incontri, tutte le amicizie, tutte le ospitalità. La Visitazione ci ricorda l’importanza dell’amicizia e dell’ospitalità nella vita cristiana ed il loro grande valore spirituale.