Chi era Efrem il siro?
Efrem nacque nel 306 a Nisibis in Siria (oggi Turchia sud-orientale) dove rimase gran parte della vita, servendo la chiesa come diacono. All’età di circa 60 anni la sua città natale fu ceduta dall’impero ai Persiani, per cui dovette emigrare con tutta la comunità cristiana della sua città a Edessa, l’attuale Urfa, dove morì nel 373. Compose un grandissimo numero di inni, per la cui musica spesso ricorreva a motivi popolari dell’epoca. È diventato famoso nei secoli in tutte le comunità cristiane. Alcune delle sue composizioni sono ancora cantate in alcune aree cristiane della Siria. Da tempo è riconosciuto come santo dalle chiese Ortodossa, Cattolica, Copta etc.
Tra le varie sue opere spiccano alcune belle composizioni dedicate alla festa del Santo Natale. Ne riportiamo qui due tra i più belli.
Inno di Sant’Efrem sul Natale del Signore
Questa è notte di riconciliazione,
non vi sia chi è adirato o rabbuiato.
In questa notte, che tutto acquieta,
non vi sia chi minaccia o strepita.
Questa è la notte del Mite,
nessuno sia amaro o duro.
In questa notte dell’Umile
non vi sia altezzoso o borioso.
In questo giorno di perdono
non vendichiamo le offese.
In questo giorno di gioie
non distribuiamo dolori.
In questo giorno mite
non siamo violenti.
In questo giorno quieto
non siamo irritabili.
In questo giorno della venuta
di Dio presso i peccatori,
non si esalti, nella propria mente,
il giusto sul peccatore.
In questo giorno della venuta
del Signore dell’universo presso i servi,
anche i signori si chinino
amorevolmente verso i propri servi.
In questo giorno,
nel quale si è fatto povero per noi il Ricco
anche il ricco renda partecipe il povero della sua tavola.
Oggi si è impressa
La divinità nell’umanità,
affinché anche l’umanità
fosse intagliata nel sigillo della divinità.
Inno sulla Natività (1,88-95.99)
Si notino i versi finali: “Oggi si è impressa
La divinità nell’umanità,
affinché anche l’umanità
fosse intagliata nel sigillo della divinità”. Essi, oltre ad essere molto eleganti, dimostrano che il detto patristico “Dio si è fatto uomo perché l’uomo si facesse Dio”, è antichissimo e già presente nel quarto secolo.
INNO “Benedetto il Bimbo”
1.
Benedetto il bimbo, che oggi
ha fatto esultare Betlemme.
Benedetto l’infante, che oggi
ha ringiovanito l’umanità.
Benedetto il frutto, che ha chinato
se stesso verso la nostra fame.
Benedetto il buono che in un istante
ha arricchito
tutta la nostra povertà
e ha colmato la nostra indigenza.
Benedetto colui che è stato piegato dalla sua misericordia
a prendersi cura della nostra infermità.
Responsorio: Sia benedetta la tua nascita, mio Signore, che ha innalzato la nostra insipienza.
2.
Siano rese grazie alla fonte
inviata per la nostra propiziazione.
Siano rese grazie a colui che congedò
il sabato compiendolo (Mt 12,8).
Siano rese grazie a colui che sgridò (Lc 4,39)
la lebbra, ed essa non [poté] rimanere (Mt 8,3 e par.)
Anche la febbre lo vide
e fuggì. (Mt 8,5 e par.)
Siano rese grazie al clemente
che ha portato la nostra pena.
Gloria alla tua venuta
che ha portato alla vita gli uomini.
3.
Gloria a Colui che è venuto
presso di noi mediante il suo primogenito.
Gloria a quel Silente (Az 16,17)
che ha parlato mediante la sua voce
Gloria a quel Sublime
divenuto visibile mediante il suo Levante (Lc 1,78)
Gloria a quello Spirituale
compiaciutosi
che divenisse corpo il proprio figlio affinché, mediante esso, la sua potenza divenisse
tangibile (1Gv 1,1)
e potessero vivere, grazie a quel corpo,
i corpi della sua stessa stirpe.
4.
Gloria a quell’Invisibile
il cui figlio divenne visibile.
Gloria a quel Vivente
il cui figlio morì.
Gloria a quel Grande
il cui figlio scese e si rimpicciolì.
Gloria a quella Potenza divina
che si è modellata
una figura della propria maestà
e un’immagine della propria invisibilità.
Con l’occhio e l’intelletto,
con entrambi lo vediamo.
5.
Gloria a quell’Invisibile
che persino con l’intelletto
non può essere minimamente toccato
da quelli che lo vogliono scrutare,
e fu toccato, per sua grazia,
in virtù della sua umanità.
La natura che mai fu palpata,
fu legata e avvinta per le mani,
trafitta e crocifissa per i piedi.
Di sua propria volontà
prese un corpo per coloro che lo afferrarono.
Dall’inno III del Natale
tratto da: E.S., Inni sulla natività e sull’epifania, Paoline, pp. 149-160
Anche qui, fra i tanti temi toccati dal santo, colpisce l’accenno iniziale al Cristo come vita e guarigione di anime e corpi, tema oggi centrale nella Chiesa Ortodossa.
Talmente sono belli e poetici questi due inni, che non viene da aggiungere altro. Possiamo solo suggerire di rileggerli lentamente e con attenzione, al fine di meditarli e farli propri.