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Dove trovare la fonte della nostra guarigione?

Non è difficile sentirsi malati nello spirito, preda ancora di passioni distorte ed egocentriche. Se per caso ancora non ci abbiamo pensato, le ansie, i crucci della vita di tutti i giorni, ci riportano alla realtà. Ci infiliamo in situazioni sbagliate, stanchi per il troppo lavoro, ridotta la vigilanza, diventiamo preda delle nostre debolezze, e continuiamo a sbagliare. Non vogliamo, ma poi cadiamo. Alla fine, il nostro perfezionamento spirituale diventa una ipotesi teorica. Meglio delegare la santità a chi può. Noi cerchiamo di fare quello che si può. Ma davvero questo è il nostro destino? Davvero non ci rimane che rinunciare, passando il testimone ad altri?

Le cose diventerebbero meno complicate se ci ponessimo la domanda: Dove trovare la fonte della nostra guarigione?

 

L’insegnamento di Paolo

La scrittura è fatta per darci le risposte che cerchiamo. Allora consultiamola:

“E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: «Abbà, Padre!». Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio” (Romani 8, 14-16).

Questo passo molto forte e molto citato di San Paolo, ci dice che la prova provata che noi siamo figli di Dio ci viene dal cuore. Nel cuore infatti abita lo Spirito Santo che ci fa dire: “Abba”, Padre”.  Allora dobbiamo prendere il toro per le corna e chiederci: abbiamo mai fatto una esperienza simile? C’è davvero nel nostro cuore lo Spirito che grida “Padre”? Vivere questa esperienza, rivoluziona il nostro modo di vivere la fede. Essa diventa rapporto. Rapporto con il Padre. Con la Trinità. Tutto ciò non ha nulla della “convinzione”. Non ha nulla dell’”idea di Dio”. È un’esperienza che ci riporta bambini. Come deve essere. Se siamo lontani da questa esperienza, se ci rendiamo conto di non averla vissuta…. beh! È arrivato il momento di darsi da fare. Ma come?

 

Esploriamo il cuore

Dunque, lo Spirito abita nel cuore. Ma dove con precisione? Come è fatto il nostro “cuore spirituale”? Proviamo ad esplorarlo seguendo le varie forme di un’emozione: la contentezza, la gioia.

1 – Il primo livello del cuore. Il cuore più esterno. La contentezza si rivela sempre con un certo grado di eccitazione. Se la nostra squadra del cuore ha vinto, corriamo al telefono e chiamiamo gli amici. Brindiamo. Ripetiamo con i nostri cari le azioni dei gol. Lo stesso per la laurea di nostro figlio, o per un aumento di stipendio. Se qualcuno ha un carattere compassato e controllato, l’eccitazione sarà appena avvertibile, ma ci sarà sempre. Il sentimento umano della contentezza, non solo si accompagna sempre ad un certo grado di eccitazione, ma anche ad un po’ di agitazione motoria. Magari poca, ma essa è spesso presente. Ci si muove di più, si gesticola.

2 – Il secondo livello del cuore è rappresentato dalla gioia pacifica, che nasce dalla frequentazione delle cose di Dio. Capita abbastanza spesso, in chi cerca il Signore, di passare un periodo più o meno lungo, in ritiro o in monastero. In quei giorni, la concentrazione in Dio genera un certo senso pacifico di felicità. Non è euforia, semplicemente stiamo bene ad ascoltare buoni predicatori, a pregare, ad assistere alla liturgia, a meditare. Qui non c’è l’eccitazione che si registra nei casi precedenti. Si tratta di esperienze meno comuni, che richiedono una fede già un po’ avanzata. C’è serenità. Si potrebbe dire: “Pace e gioia nello Spirito Santo” (Romani 14,17). Questo sentimento può essere generato anche da una meditazione, in cui mentalmente ci raffiguriamo Cristo. Per esempio, la crocifissione, la corona di spine, la predicazione, i miracoli etc.  Si tratta di una mozione generata dallo Spirito, dunque nobile ed alta. Tuttavia, essa non è la “voce dello Spirito” stesso. È diversa. Infatti, manca un aspetto che vedremo ora. Questa mozione infatti si riveste di elementi e sentimenti umani ed a buon diritto possiamo anche chiamarla: ”Devozione”.

3 – Il terzo livello del cuore, il più profondo: la voce dello Spirito. Quali sono le differenze con il livello precedente? Vediamone tre. Prima di tutto si tratta di sentire una gioia sottile, che giace in fondo al nostro essere. Poi vi è la differenza chiave: si prova amore per Dio. Ma attenzione: un amore che non si serve di immagini, parole, ricordi o comunque fantasie. Si tratta di un amore nudo. Per qualcuno che non vediamo e non immaginiamo. Capiamo bene che esso è al di là delle cose, perché il nostro amore non nasce dalle cose. È l’Abba, Padre. Un Dio inconoscibile sembra averci afferrato e lo amiamo senza un perché. È allora che capiamo che quell’amore non è nostro. Si tratta di Dio che ama noi, prima di tutto, e lo Spirito risponde rivolgendosi all’Amore con l’amore. Ma c’è un terzo fattore che fa la differenza. È qualcosa di sorprendente. Quando le circostanze esterne sono a nostro sfavore, e noi diveniamo tristi, ecco che quella gioia profonda persiste insieme con l’amore. È una vera benedizione perché nello sconforto, ci sentiamo misteriosamente sostenuti. Nello stesso tempo è la prova provata che la voce è quella dello Spirito, perché il “nostro” sentimento volge piuttosto alla tristezza. Gli iconografi hanno cercato di rendere questa condizione spirituale di gioia e tristezza raffigurando il sorriso della Madonna nelle loro icone. La bocca ha una forma particolare che si chiama harmolipi. Indica gioia per la salvezza, e tristezza per i perduti.  

Abbiamo dunque descritto l’anatomia spirituale del cuore, nelle sue grandi linee. È una traccia per fare discernimento sui nostri sentimenti. Per distinguere quelli che davvero ci trasformano, da quelli più superficiali.

 

Una fiamma che divinizza

Si trova spesso nei racconti della vita dei santi, il termine divinizzazione. Esso indica la trasformazione delle qualità dell’anima. Infatti, sotto l’azione dello Spirito Santo, l’uomo cambia carattere. La sua natura rimane la stessa. Si ammala e muore come tutti gli altri. Cambia il suo comportamento. L’uomo, sotto l’azione dello Spirito, ne acquisisce i frutti: carità, misericordia, longanimità, fede, speranza, ecc. È la nostra guarigione, la guarigione progressiva, sebbene lenta, dell’anima, dalle passioni distorte. In pratica fin dall’inizio, fin da quando la gioia spirituale è solo una debole fiammella che compare saltuariamente, si realizza l’unione con Dio. Eppure, quanto inchiostro è stato speso per fare teologia intorno a questi termini: unione con Dio e divinizzazione. Ma è tutto molto semplice, e lo certifica addirittura San Paolo. Quell’Abba, quel “Padre”, quel gemito che sorge spontaneo, rappresenta il fine stesso della vita cristiana: la vita nello Spirito. Guardate come certifica tutto ciò l’Apostolo: “Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio” (Romani 8, 26-27). Che cosa bella! Ma non è meraviglioso il nostro destino? Siamo dei favoriti da Dio! Dei privilegiati!

 

Come abitare in fondo al cuore?

Credete sia difficile? Niente affatto. È tutto molto semplice per chi vive una vita cristiana di base, appena decente. Frequenza alla Liturgia Eucaristica, comunione e confessione. Qualche lettura della Bibbia e dei Padri. E poi? E poi la preghiera, come ce la insegna Teofane il recluso. Questo santo russo della fine dell’800, non consigliava di recitare lunghe orazioni. Piuttosto indicava la preghiera di Gesù come la via per arrivare al cuore.

La Preghiera di Gesù consiste nelle seguenti parole: “Gesù Figlio di David abbi pietà di me peccatore “, Oppure: “Signore Gesù abbi pietà di me” oppure “Signore Gesù abbi pietà di me peccatore”.

Le varianti sono molte, ma è raccomandato di mantenere sempre il nome di Gesù e di mettersi alla presenza di Dio. Questo è estremamente importante perché la preghiera di Gesù non è un mantra, ma trova la sua efficacia nella fede nella Divina Presenza.

L’ispirazione nasce dall’episodio del Vangelo, in cui il cieco Bartimeo chiede insistentemente a Gesù la guarigione (Marco 10, 40-52). Il simbolismo è evidente: si chiede al Figlio di Dio di guarire il nostro occhio interiore, cioè il Nous, altrimenti detto la “Punta dello Spirito”. Esso risiede nel cuore. Il fatto poi di chiamare Gesù “Signore” rappresenta una dichiarazione di fede Cristiana. Ma non è tutto. Si evoca la potenza del Nome di Gesù, che è capace di scacciare i demoni e guarire. È una preghiera antica e bellissima, recitata in tutto il mondo ortodosso. In molti casi si tende ad automatizzare la preghiera, associandola al respiro: una prima parte nella inspirazione, e la seconda parte nella espirazione. Pratica questa molto comune, e per nulla speciale.

La Preghiera di Gesù si impara praticandola. Certamente alcuni consigli sono utili e quindi, come testo base, raccomandiamo: “L’Arte della Preghiera” di Caritone di Valamo, edizioni Gribaudi. Il testo è molto bello ed esaustivo, anche se tende forse, a suggerire la concentrazione sui battiti del cuore, piuttosto che sul respiro. A parte questo, si tratta di un testo ricco di spunti, e organizzato su un’ampia scelta di citazioni di Teofane il recluso. Uno che raccontava quello che faceva.

 

Dalla preghiera di Gesù alla preghiera del cuore

Quello che soprattutto raccomanda il Santo, è di pregare portando l’attenzione sul cuore. Si tratta prima di tutto di accorgersi che il cuore esiste. Imparare dunque ad esserne consapevoli. Quindi sorgerà, continuando a pregare, un sottile calore proprio nell’area del cuore. In pratica, il cuore reclamerà ulteriore attenzione, rivelandoci che quello che sembrava calore era in realtà un sottile sentimento di amore per Dio. È l’inizio della fiammella che cercavamo. Questa fiammella diventerà più costante nel tempo e più forte, man mano che proseguiamo con costanza nella preghiera, dedicandogli uno spazio tutti i giorni. Tutto qua. La vita spirituale diventa molto semplice, perché consisterà nell’alimentare il giovane focherello. Naturalmente, in tutti sorgono domande e richieste di chiarimenti. In fondo all’articolo troverete il link per una playlist di video, sullo stesso tema. In fondo a questo blog si trova una sezione dedicata alla preghiera di Gesù.

Conclusioni

L’Ortodossia ha un grande dono da fare ai cristiani di tutto il mondo: la via del cuore. Non è una strada difficile e dà risultati sorprendenti. Il primo è molto semplice da descrivere: l’unione con Dio.

 

LINK  per la playlist di video sulla preghiera di Gesù

https://www.youtube.com/playlist?list=PL8jQoxVOjuukPX9Ui4dRRrS757FZj83mH