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Non giudicate secondo le apparenze ma secondo giustizia

“Ora, se un uomo riceve la circoncisione di sabato perché non sia trasgredita la legge di Mosè, voi vi sdegnate contro di me perché di sabato ho guarito interamente un uomo? Non giudicate secondo le apparenze; giudicate con giusto giudizio!» (Giovanni 7,23-24). “All’udire queste parole, alcuni fra la gente dicevano: «Costui è davvero il profeta!». Altri dicevano: «Costui è il Cristo!». Altri invece dicevano: «Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice la Scrittura: Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il Cristo?» (Giovanni 7,40-42). “Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse: «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?». Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!» (Giovanni 7,50-52).

Si tratta di un passo del Vangelo di Giovanni, in cui vengono riportate le prime discussioni sull’identità di Gesù. È un profeta? È un impostore? Questa la discussione. Essa viene riportata probabilmente perché rappresenta un esempio di come gli uomini tendono a giudicare dalle apparenze, ed a sbagliare. Per certi aspetti non è soltanto Gesù in questione. Tutto l’episodio è una riflessione, su come gli uomini giudicano gli altri uomini. E in definitiva, su ciò che un cristiano non dovrebbe fare. Dunque, vediamo.

 

Schiavi dell’immagine

Sì, schiavi. Perché dare credito all’uno o all’altro determina il corso delle nostre scelte, e quindi della nostra vita. Gesù ci mette in guardia dalle apparenze. Ma da giovani è molto difficile seguire questo consiglio. Diciamolo….anche da meno giovani. Le apparenze, le adoriamo! Quanti cercano preti o monaci famosi perché hanno scritto libri. Vogliono un colloquio. Si crede che il tale possa sciogliere certi nodi che abbiamo. Ma l’incontro è una delusione. Alcuni poi diventano predicatori celebri. Vengono pagati per andare qui e là. Anche fuori d’Italia. Ci si sente onorati di essere alla presenza, di un uomo di così nobile fama. Ma poi scopriamo che il grande oratore, non sa ascoltare. Come era prevedibile. Di solito chi parla molto non sa ascoltare. Eppure, vediamo questi personaggi circondati da una folla osannante. “Bravo! Bravo!” “Ah! Mi tocca il cuore!” A nessuno passa per la testa, che una cosa è dire ed un’altra è fare. Anche perché in genere i plaudenti sono solo “ascoltatori della parola”.

Nomi altisonanti e professori si alternano a presentare la loro immagine autorevole, con un media o con un social. Pochi sanno che in tutti i training ed in tutti i manuali dedicati al “magnetismo” personale, a far acquistare carisma a chi non ne ha, il consiglio che viene dato è sempre lo stesso: credere fortemente in sé stessi. Più si è convinti della propria superiorità, più si ottiene rispetto, stima, perfino adulazione. Il mite, l’umile, chi segue il Signore in queste virtù, che lui stesso ha indicato come quelle da imitare, non conterà nulla. Non sarà ascoltato. Non avrà autorità. Sarà visto come un pover’uomo.

 

L’inganno della sapienza

Scioccante è la discussione riportata sulle scritture. Il messia non dovrebbe essere nato a Betlemme?  Non dovrebbe essere figlio di David? Già sanno tutto. Infatti, tutto ciò è vero, sia per le scritture sia per Gesù. Ma Gesù abita a Nazareth, quindi …. non può essere nato a Betlemme. È figlio di Giuseppe il carpentiere, quindi…non può essere figlio di David. La ragione viene ingannata dalle apparenze. Se sta a Nazareth (l’apparenza) non è nato a Betlemme… Che superficialità! Se è figlio di un carpentiere (l’apparenza) …. non può essere figlio di David. Veri e propri errori di ragionamento. Errori che possono essere commessi se si è abbacinati dalle apparenze. Quelle sono la verità, il resto non conta. Riflettiamoci bene. Dio sembra averlo fatto apposta. Poteva infatti essere più lineare nelle Sue scelte. Far nascere Gesù a Betlemme, e far vivere lì la sacra famiglia. Non era più semplice? E invece ha fatto un brutto scherzo a chi vive di vanità. Chi vive di vanità infatti, giudica superficialmente, in base alle apparenze: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli” (Matteo 11,25). Ecco cosa è successo. Ecco cosa Il Signore ha fatto.

 

Scoprire negli altri Gesù attraverso le sue virtù.

Siamo allora chiamati a dare credito a Gesù. A ripetere continuamente, ma corretto dalla giustizia, questo passo del Vangelo. Riconoscere Gesù attraverso le Sue virtù, in tutte le persone che frequentiamo. I brani che abbiamo letto del Vangelo di Giovanni descrivono in realtà l’oggi. Non simbolicamente, ma nella realtà. Solo che siamo noi i protagonisti. Siamo tra il popolo e dobbiamo scegliere. È il Cristo? Non è il Cristo? Vi sembra strano? No, non è strano. Oggi non vediamo Gesù nella carne, ma attraverso le energie divine. Attraverso i Suoi attributi. Quelli che ci sono arrivati tramite i racconti dei Vangeli.  Là dove lo Spirito ispira la misericordia o la pazienza ad un uomo, là c’è Cristo. Là dove ci sono longanimità, carità, conoscenza e capacità di ascolto, ebbene là c’è il Figlio di Dio. Non c’è la Sua natura, ma ci sono le Sue energie. Contemplare queste meraviglie è possibile a tutti. E tutti possono venirne trasformati. Gli attributi divini, infatti, illuminano il cuore e lo attirano verso il bene. Ma stiamo attenti! Non ci sono solo i santi a mostrarci i frutti dello Spirito. Il farmacista che ci consiglia un buon rimedio per la tosse, l’insegnante che mette vicino alla cattedra nostro figlio per aiutarlo a superare alcune difficoltà, il muratore che ci sistema il bagno nel modo migliore, la mamma che si alza la notte per dare da bere al suo figlioletto, la moglie che assiste il marito malato. Tutti. Tutti questi eroi della quotidianità. Proprio loro che sfuggono alla vista, perché privi di una qualche immagine attraente. Proprio loro ci mostrano gli attributi divini. La pazienza, la dolcezza, l’attenzione alle esigenze dell’altro. Non importa se hanno qualche difetto! Noi non ce ne rendiamo conto, ma con il nostro criticismo, con il nostro cogliere sempre il difetto, piuttosto che il pregio, ci perdiamo Lui. Ci fermiamo alle apparenze, come i farisei ed i sacerdoti del racconto evangelico. E falliamo! Non lo riconosciamo! Ci mettiamo dalla parte di chi grida “Non è nato a Betlemme!”.

Ciò che ci può salvare sono:

  • L’attenzione. Non quella psicologica, ma quella spirituale: stare attenti ai segni. Saperli riconoscere
  • L’interpretazione. Saper dare a questi segni il giusto valore. Saperli interpretare, cogliendo l’attributo, l’energia divina, nel suo sbocciare.

In fondo a questo articolo ci sarà un link per una playlist di un canale di YouTube. Essa conduce a sei video dedicati all’ascolto, alla ricerca del buono, in due letterati dalle apparenze particolarmente negative. Se vogliamo è una sfida, ma è una sfida al nostro lato oscuro. Quello che non vede perché non è capace di vedere. È una palestra, un allenamento.

 

Conclusioni

Ma sì. Cominciamo! Cominciamo a farci appassionare dalla Bellezza.  Essa ci mostra come in uno specchio il Figlio di Dio, attraverso l’uomo. Basta farci guidare dalla Grazia, che ci viene donata quando partecipiamo alla Liturgia Eucaristica e ci comunichiamo. È un fiore. Un fiore che chiede di essere coltivato.

 

Playlist : La letteratura come palestra di ascolto

https://www.youtube.com/playlist?list=PL8jQoxVOjuunsQjP7WbeRU004vvrnIOYG