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Chi dice di amare la musica la ama davvero?

Stiamo parlando della musica non liturgica o sacra. Quella che verrebbe definita come “profana”,  sempre che davvero lo sia.  Molti, davvero tanti dichiarano di amare la musica. Ma cosa intendono con questa affermazione? Probabilmente vogliono dire che provano un certo piacere a sentire musica. Tutto legittimo naturalmente. Di ritorno dal lavoro, quando si è stanchi, in macchina durante un viaggio noioso, quel giorno in cui abbiamo bisogno di un po’ di allegria, in tutte queste circostanze, si ha il sacrosanto diritto di una musica di intrattenimento. Sì certo, la musica può essere usata per tante cose: marcette militari, inni di partiti politici, inni per le squadre di calcio etc. Tutti usi più che legittimi. La domanda che pone questo articolo però è la seguente: c’è solo questo? La musica utile è solo quella che incita, eccita o provoca piacere? Deve davvero essere sempre ritmata? Deve davvero essere sempre al servizio di versi d’amore o poetici, come nelle belle canzoni della tradizione melodica italiana? Tutti, tutti usi eccellenti! Ma c’è solo questo? Potrebbe la musica cosiddetta profana, nutrire lo spirito di chi l’ascolta? Si dirà: esiste la musica classica! Si certo. Esiste la musica classica nelle sue molte varietà: musica romantica, barocca, antica. Esistono le sinfonie, i concerti, la musica da camera, la musica sacra non liturgica, i mottetti, le cantate, l’opera. Tante, tante forme di musica, con o senza l’impiego di voce umana. Ma in tutte queste mille forme e varietà, esiste una costante. Vuoi con il ritmo, vuoi con la melodia, tutte queste varietà hanno in comune di sollecitare il piacere mentale. Certo non a tutti nello stesso modo. Siamo diversi ed ognuno ha i propri gusti. Ma in un modo o nell’altro, la piacevolezza la fa da padrona, anche nella musica cosiddetta alta, anche nella musica classica accademica, anche nei conservatori. Ma allora?  Che cosa andiamo cercando? Una chimera? Vediamo

L’ ascèsi in musica

Qui sta il punto. Non riusciamo a sentire o anche soltanto ad immaginare la musica senza il piacere. Ma perché? Noi non ce ne rendiamo conto, ma di fatto ci serviamo della musica. Essa diventa nostra cameriera anche in un concerto di musica classica. Gli chiediamo emozioni. Gli chiediamo gioia, ma anche tristezza. Gli chiediamo di commuoverci. E lei puntualmente si mette il grembiule e ci serve. Ci porta i piatti che le ordiniamo. La comandiamo, ed essa viene, ci trastulla, commenta il nostro mondo, le nostre azioni, diventa a comando colonna sonora. Ma sempre, sempre servitrice, cameriera del nostro piacere.  Ma davvero solo questo è musica? E se una volta tanto comandasse lei? Se una volta tanto provassimo ad ascoltare con attenzione le note piuttosto che il nostro piacere? Non sarebbe bello scoprire il suono per il suono. Cercare una buona volta la comprensione piuttosto che l’emozione, l’intuizione piuttosto che il piacere. E’ difficile, è molto difficile. Siamo troppo abituati al piacere musicale. Se non c’è piacere, per noi, non c’è musica. Deve. Deve servirci ed essere sempre nostra cameriera. Quello che  però è successo, nell’ultimo secolo, è qualcosa che ha capovolto ogni simile prospettiva. La musica, in certi ambiti ristretti, è salita in cattedra ed ha cominciato a farsi servire ed ad insegnare. Invece di procurare piacere ci ha chiesto attenzione.  Il suono ha cominciato a proporsi nella sua semplicità, ed ad interrogare. Qualcuno ha cominciato a scoprire che amare la musica non vuol dire chiederle qualcosa, ma darle attenzione. Questo ha capovolto tutto! Dare piuttosto che chiedere! Una rivoluzione! Capire  oltre che sentire. Non si perde il sentimento, ma lo si arricchisce con l’intuizione. Una certa piacevolezza con il tempo può anche maturare con certa musica, ma essa non domina le scelte. Domina invece il sublime, il bello, l’immagine folgorante. Rinunciare al piacere, per imparare ad accompagnare l’intelletto al cuore. Comprendere. Vedere oltre che ascoltare. Immaginare. Senza una rinuncia al piacere ed alle emozioni forti, non c’è ascési, e senza ascési non si accede a quell’ invisibile che la musica suggerisce, quando è lei a salire in cattedra. Quando l’amiamo, perché siamo disposti a darle piuttosto che a chiederle. A darle attenzione. Attenzione al suono. Alle note, ai silenzi, alla stessa atmosfera che essa crea quando le doniamo qualcosa di noi.

Questo è amare veramente la musica.  Ed è allora che essa dà. Ricambia.  Ci prende per mano e ci mostra la differenza tra il mondo materiale e quello spirituale. Ci fa scoprire che essa è bella in sé e non soltanto quando ci procura emozioni o piacere.  Ci fa scoprire il bello ed il sublime nella loro purezza. Ci rendiamo conto che il bello ed il sublime regnano nel mondo dello Spirito, oltre le passioni. La nostra ascèsi, la nostra attenzione, vengono ripagate, perché attraverso la nostra attenzione, il bello ed il sublime letteralmente trasformano la nostra anima, la rendono terra tenera, adatta a ricevere il seme della grazia. Ecco perché ascoltare musica amandola serve.

 

Le mille forme della musica contemporanea

Una volta liberata dalla ossessione del piacere, la musica ha fatto dono di sé ai compositori in modi tanto diversi, da sbalordire. La ricerca della verità della bellezza e del sublime dell’animo umano, ha trovato mille strade in una creatività inaspettata e straordinaria. Libera dall’obbligo del piacere la musica si è donata persino attraverso le combinazioni del caso, attraverso le sfumature timbriche e del tono di una stessa nota, attraverso il silenzio, creando superfici sonore e perfino si è proposta come rumori e suoni della natura. Tutto è diventato musica. Il canto degli uccellini, la pioggia, il fruscio degli alberi ed i motori di una locomotiva, la simulazione elettronica e la ripetizione.

 

Conclusioni

Cominciamo ad aprirci dunque senza paura alla musica contemporanea. Sfidiamo la prima istintiva ripugnanza dovuta alla mancanza di orecchiabilità, del piacere, appunto. Proponiamo allora per iniziare due composizioni della durata di circa 8-9 minuti, note a molti per essere state la colonna sonora delle scene finali di 2001 odissea nello spazio, quelle per capirci, del monolite. Il compositore è Gyorgy Ligeti (1923-2006), la cui musica si caratterizza per mettere in primo piano piccole variazioni tonali. L’effetto è molto suggestivo e rende questo autore adatto per un primo approccio. Se la sua musica è stata scelta da Kubrick infatti, è anche per la sua maggiore fruibilità da parte di un pubblico ancora digiuno di musica classica contemporanea.

Mettiamoci in poltrona in silenzio, rilassiamoci e concentriamoci, ed ascoltiamo Gyorgy Ligeti. Prima il celebre Lux eterna.

https://www.youtube.com/watch?v=-iVYu5lyX5M&list=RD-iVYu5lyX5M&start_radio=1

E poi l’altrettanto celebre Atmospheres

https://www.youtube.com/watch?v=RCNzwdLwA8g&list=RDRCNzwdLwA8g&start_radio=1