Il Signore vuole/cerca adoratori in Spirito e verità
Con il precedente articolo abbiamo meditato i seguenti versetti di Giovanni 4, 22-24:
“Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità”. (Per una eventuale lettura o rilettura, molto utile per il presente articolo andare al link riportato in fondo a queste pagine). Una delle conclusioni che ne avevamo tratto era che non è possibile essere seriamente cristiani, partecipando solamente alla liturgia domenicale. Dio vuole/cerca adoratori in spirito, cioè non legati ad un luogo specifico. Certo anche la liturgia eucaristica può essere fatta in qualsiasi luogo, ma tuttavia sempre in una chiesa. Che per il “culto in spirito” sia necessario aggiungere al momento comunitario domenicale la solitudine con Dio, non solo ce lo mostra Gesù quando ripetutamente nel Vangelo si isola per pregare il Padre, ma anche un passo specifico:
“….Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà” (Matteo 6,6).
Infine avevamo esaminato il verbo greco ziteo:
“…perché il Padre cerca tali adoratori”. Ziteo appunto vuol dire cercare ma anche volere richiedere, e in certi casi è tradotto così. Dunque Dio vuole/cerca. L’ambivalenza dei significati, nel greco del Nuovo Testamento non è mai casuale. C’è sempre un motivo. In questo caso questo potrebbe essere il motivo: Dio richiede tale adorazione,…ma non tutti accettano di adorarlo così, per cui….cerca.
Perché il Padre vuole/cerca adoratori in spirito e verità?
Ripetiamo qui, ed è il caso di sottolinearlo, che Gesù in altre parti del Vangelo ha anche letteralmente istituito dei momenti di culto comunitario, come per esempio, nell’ultima cena. Tuttavia i passi citati sopra, fanno pensare ad una mancanza. Dio vuole anche un rapporto intimo con noi, un rapporto personale, un io-tu cuore a cuore, ma non ci trova. Non ci trova. E se guardiamo bene, è proprio così. Siamo capaci di stare 30 minuti a chiacchierare con un amico/a al telefono, ma quando ci chiama il Signore trova sempre occupato. Abbiamo sempre da fare. Non abbiamo tempo. Nemmeno un quarto d’ora prima di colazione. No. Nemmeno quello. C’è chiasso, c’è rumore, c’è la zia, devo correre, non si può. Allora ricordiamo un po’ questa parola di Dio. “… All’ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: Venite, è pronto. Ma tutti, all’unanimità, cominciarono a scusarsi. Il primo disse: Ho comprato un campo e devo andare a vederlo; ti prego, considerami giustificato. Un altro disse: Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego, considerami giustificato. Un altro disse: Ho preso moglie e perciò non posso venire…” (Luca 14,17-20). Il Signore ci invita a nozze. Ci invita alla felicità di stare con Lui. Ma noi abbiamo da fare. Quante volte abbiamo sentito in chiesa questi versetti del Vangelo! Eppure… continuiamo ad avere da fare. Vedete? Dio cerca… ma non trova. Tutto è pronto. Questi sono i tempi della grazia che premia chi cerca a fondo, un rapporto personale con Lui. Ma… non c’è tempo. Ci sono altri impegni. Continua la scrittura “Allora il padrone di casa, irritato, disse al servo: Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui poveri, storpi, ciechi e zoppi” (Luca 14,21). Ma non ci stringe il cuore?
Perché Dio si riduce a mendicare? In fondo cerca solo qualcuno da amare. Quanto è diverso questo Dio della Bibbia da quello dei filosofi! Ha organizzato una festa, un incontro di gioia. Ma nessuno degli invitati ci va. E allora non si rassegna. Cerca! Cerca qualcuno da amare in modo particolare. Cerca adoratori in spirito e verità, che aprano il loro cuore a lui. Ci vuole poveri davanti a Lui. Veri, con tutti i nostri errori che ci rendono ciechi, storpi e zoppi. Senza veli. Senza nascondere chi veramente siamo. Fiduciosi della Sua misericordia e del Suo amore.
La sapienza di Sant’Isacco
Ma in cosa consistono veramente queste nozze? Quale è il senso di tutto questo?
Ce lo spiega un grande adoratore: Sant’ Isacco di Ninive:
“Finché l’anima non avrà conseguito l’ebbrezza della fede in Dio con la capacità di percepire le Sue energie, non sarà sanata l’infermità dei sensi e non sarà possibile calpestare con forza la materia visibile, che fa da schermo a ciò che è interno e non può essere percepito” (Isacco di Ninive, Discorsi Ascetici 1, Città Nuova pag. 42).
Sant’Isacco era un grande lettore della Parola di Dio, e questo bellissimo suo passo, che ora cercheremo di commentare, sembra prendere le mosse dal realizzarsi di una profezia, quella del versetto 9 del Salmo 35 (Settanta) – 36 per la versione corrente in italiano, che ci dice:
” …poiché presso di te è la sorgente della vita, nella tua luce vedremo la luce”.
Il Vangelo di Giovanni annuncia appunto il compimento di questa profezia in Gesù, il Figlio di Dio: “… In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini…” (Giovanni1,4). Cristo è la luce, ma non solo nel senso di una Verità proclamata, ma anche nel senso dello splendore della Sua gloria.
Dunque Sant’Isacco vuole aiutarci a comprendere che la fede non è una convinzione ma una percezione. L’adorazione, che nel nostro santo asceta si accompagna talvolta allo stupore, consiste nella percezione delle energie divine, ed in particolare della luce divina, che diventa sostanza della fede. L’adorazione col passare del tempo, ci permette di maturare, sia pure molto lentamente, una percezione sempre più chiara della Presenza Divina. Essa è verità, e ce ne accorgiamo perché la Sua luce, il Suo splendore, ci donano quella lucida e calma ebbrezza che ci fa sentire sazi di conoscenza. Non abbiamo più bisogno di sapere. Infatti scopriamo che i discorsi sapienti, sono solo un tentativo fallito di raggiungere la Verità. Scopriamo che la Verità non consiste in un insieme di parole o concetti, ma in una persona. È Gesù la Verità. Ed il Cristo è una luce che non abbaglia perché non è sensibile. Non stiamo qui parlando della luce di San Simeone il Nuovo Teologo, ma di quella percezione della presenza divina, che è la sostanza della vera fede. L’esperienza di Sant’Isacco è per tutti, come è per tutti la fede. Quello che questo santo ci insegna è che nella nostra vita è importante passare da una fede immatura, basata su una convinzione, ad una fede matura, basata sulla percezione. Il rischio di una fede basata su una convinzione, sia pure ferma, è quello di trasformarsi in ideologia. Purtroppo sì. Senza che ce ne accorgiamo la nostra fede/convinzione, finisce per diventare qualcosa di simile alla adesione ad un partito. Cosa che siamo pronti a negare con forza. Ma ad un attento ed onesto esame è così. La relazione di adorazione che Dio stesso cerca con insistenza, ribalta tutto. Si ritorna al Dio della Bibbia, che è essenzialmente rapporto. Rapporto tra Dio e l’uomo. Isacco ci spiega appunto, che nella adorazione ci viene donata la grazia della percezione spirituale o noetica, perché realizzata attraverso l’occhio del cuore, il nous. La percezione della luce immateriale divina, e cioè di una delle energie divine, cura le nostre passioni e ci permette, secondo Isacco di accedere al fondo del nostro cuore. Cosa ci sta in questo fondo, che non possiamo percepire senza l’aiuto della luce divina nell’adorazione? La carità, cioè l’amore per Dio che lo Spirito santo stesso esprime dentro di noi con gemiti inesprimibili (Romani 8,26). Dunque un segno che l’eucarestia ravvivata dalla preghiera e dalla adorazione, ha cominciato a riordinare le nostre passioni, è proprio questo: sentire, provare nel nostro intimo, sia pure debolmente, amore per Dio. Un amore per qualcuno che non vediamo o tocchiamo e che abbiamo cura di non immaginare, non può essere un fenomeno psicologico: è un segno dello Spirito. Ora appunto il Signore ci vuol condurre a questa Gioia. Ce lo dice e ce lo ripete: “Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Apocalisse 3,20).
L’amore per Dio cambia la nostra vita
È la felicità! Cosa c’è di più bello che amare Dio? Questo sentimento profondo e pacifico è capace di trasformare tutta la nostra vita. È capace di farci scoprire la presenza del Signore in ogni piccola cosa, ed in ogni piccolo evento. È capace di farci superare contrarietà ed afflizioni. Raddrizza, corregge le nostre passioni e vivifica la nostra fede. Ci rende più tolleranti verso la diversità, modifica l’ipercriticismo e il desiderio di piacere disordinato. Apre la porta all’umiltà e spiana la strada al nostro progresso spirituale. Ecco cosa ci vuole dire Sant’Isacco ed ecco perché il Signore vuole/cerca adoratori in Spirito e Verità.
Conclusioni
Il Signore vuole/cerca adoratori in Spirito e Verità, perché ci chiede di maturare nella fede. Vuole evitare per noi il rischio della ideologia, tipico dei “dottori della legge”, che egli criticava nel Vangelo. Ci vuole veri e non ipocriti, come succede a molti di coloro, che si fermano ad una fede intesa come convinzione. I farisei sono un esempio perfetto di “convinti”, non a caso facenti parte del “Partito dei Farisei” (Atti 23,9). Pronti, come tutti gli ideologizzati, a perseguitare il partito opposto. Apriamo dunque la porta del nostro cuore al Signore nella adorazione in Spirito e Verità. Lui verrà e cenerà con noi.
Articolo precedente:
ESSERE ADORATORI IN SPIRITO E VERITA’
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