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Fede Speranza e Carità

“Aspirate ai carismi più grandi! E io vi mostrerò una via migliore di tutte” (1 Corinzi 12,31). “…Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!” (1 Corinzi 13,13).

Abbiamo affrontato altrove il tema della fede. Affrontiamo allora un’altra delle tre cose che sono basilari per il nostro cammino di cristiani: la speranza.

Di questo dono dello Spirito in effetti, poco si parla. Eppure come dice San Paolo, essa rappresenta una delle virtù guida per tutti i cristiani.  Speranza nel regno di Dio, speranza nella resurrezione, speranza nella salvezza. Qualcosa sfugge. Spesso si sente dire “Salvarsi l’anima…”, ma esiste anche il corpo. La fede di molti si rivolge ad un perpetuo vivere di sola anima in un paradiso immateriale di felicità. Da sempre il fatto che i morti possano risorgere desta perplessità. Nella migliore delle ipotesi si cerca di non pensarvi. San Paolo era preoccupato di questo atteggiamento, e rimproverò severamente i Corinzi, nel capitolo 15 della prima lettera a loro dedicata: “Ora, se si annuncia che Cristo è risorto dai morti, come possono dire alcuni tra voi che non vi è risurrezione dei morti? Se non vi è risurrezione dei morti, neanche Cristo è risorto! Ma se Cristo non è risorto, vuota allora è la nostra predicazione, vuota anche la vostra fede”. “…Ora, invece, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti. Perché, se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti…” “Ma qualcuno dirà: «Come risorgono i morti? Con quale corpo verranno? Stolto! Ciò che tu semini non prende vita, se prima non muore. Quanto a ciò che semini, non semini il corpo che nascerà, ma un semplice chicco di grano o di altro genere. E Dio gli dà un corpo come ha stabilito, e a ciascun seme il proprio corpo” “…è seminato nella corruzione, risorge nell’incorruttibilità; è seminato nella miseria, risorge nella gloria; è seminato nella debolezza, risorge nella potenza; è seminato corpo animale, risorge corpo spirituale.” Infine, quando tutto sarà compiuto si avrà la realizzazione della nuova creazione: “E quando tutto gli sarà stato sottomesso, anche lui, il Figlio, sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti”. Quest’ultima frase ci spiega che tutto il cosmo sarà coinvolto. Non ci sarà solo la resurrezione dei nostri corpi, ma una nuova creazione. Troviamo infatti nella lettera ai Romani:

“L’ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio. La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità – non per sua volontà, ma per volontà di colui che l’ha sottoposta – nella speranza che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi”. (Romani 8,19-22).

Chiediamo un po’ di pazienza per le ampie citazioni, ma in questo caso particolare esse sono necessarie. È infatti basilare fondare in modo fermo nella sacra scrittura, ogni nostra speranza. Infatti, la consuetudine, che tutti abbiamo, di osservare i cadaveri dei nostri amici e parenti, inerti e senza vita, destinati alla polvere, può indurci senza volere, a considerazioni sbagliate. Siamo più facilmente disposti ad immaginare che un’anima voli in cielo. La resurrezione pare quasi inutile. Perché risorgere?  In fondo basta che l’anima sia dove deve essere.

 

La complessità della creazione divina

Nel medioevo nei paesi occidentali, in seguito al diffondersi tra i credenti della filosofia aristotelica, si cominciò a credere che la creazione fosse finita. Se la creazione era cessata perché andarci a complicare la vita con corpi incorruttibili ed unione con Dio? Troppo complicato! La redenzione della creazione? Ma come! Forse la materia che è finita può unirsi allo Spirito che è infinito? Etc. Troppi problemi, troppa contraddizione con la ragione. Meglio immaginare che tutto era finito e che in base al comportamento morale, ci fossero “anime salvate e non salvate”. Le une in paradiso, le altre all’inferno. E per coloro che avevano fede in Dio, ma avevano commesso dei peccati da purificare? Ci vorrà qualcosa per purificar l’anima prima di entrare in paradiso. Intorno all’anno mille si sviluppa allora nei paesi latini, la necessità del Purgatorio. Destinato solo alle anime, naturalmente. E la resurrezione? In fondo non ce ne era bisogno. La si poteva mettere in fondo in fondo.  Là dove nessuno pone il pensiero. Premeva concentrarsi sull’anima.

Inavvertitamente, e poco alla volta, si assiste ad una modifica della Speranza. Non stiamo parlando della Teologia ufficiale, ma del sentire del popolo.

 

La creazione secondo i Padri e le eresie gnostiche

Anche se in certi punti l’eredità dei Padri sembra simile al cosiddetto purgatorio, in realtà la differenza è notevole. Si direbbe fondamentale. Ed è questa: Il purgatorio (con il fuoco) è concepibile in un cosmo in cui la creazione è terminata. Risponde al bisogno di purificazione di alcune (la maggior parte) anime. Ma i Padri, memori del versetto di Giovanni, che dice: “Il Padre mio opera sempre ed anche io opero”(Giovanni 5,17), credevano invece in una creazione continua. San Dionigi Aeropagita divideva la creazione in tre movimenti:

1 – Dio che resta in sé stesso

2 – Dio che crea l’universo

3 – Tutto il creato ritorna a Dio per l’unione finale.

Dunque la creazione non è terminata. Si assiste ad una creazione continua, che si avvale del movimento di tutto il cosmo verso Dio. Come dice San Paolo e come abbiamo sopra riportato. In questo vasto movimento, la Parusia ed il Giudizio sono tappe. Il termine atteso è l’unione con Dio. Quella condizione cioè, in cui Dio sarà tutto in tutti. Ora in questa dinamica la materia non sparisce, ma viene trasformata. La materia è buona perché creata da Dio. La carne è buona. Sono contrari allo Spirito i desideri della carne, non la carne. I desideri resi disordinati dal peccato ancestrale. Da questo è necessario redimersi, non dalla materia.

Tutto ciò non fu compreso nei primi secoli, da alcuni, che diedero vita alle eresie gnostiche. Un punto comune a molte di queste gravi deviazioni dottrinarie, era che la creazione materiale fosse cattiva. Il Dio dell’antico testamento era un Dio cattivo, perché creatore malvagio della materia, dove le anime erano imprigionate per scontare i loro peccati. La conseguenza automatica di tutto ciò, era che il matrimonio era qualcosa di negativo, perché destinato attraverso la riproduzione sessuale, a ricreare la materia. I seguaci di questa setta erano monaci che curavano con particolare attenzione l’ascetismo e la lotta contro le passioni. Furono combattuti aspramente da Sant’Anfilochio di Iconio ed in seguito da tutta la Chiesa che li condannò. Ma non era finita. Tra il IX e l’XI secolo questa eresia rispuntò in Bulgaria, ad opera del monaco Bogomil.  Da lì si diffuse in Armenia, in Serbia ed altri paesi dell’oriente cristiano. I seguaci di questa dottrina si chiamavano Bogomili. Essi consideravano eletti, i monaci dediti all’ascetismo ed al controllo delle passioni. Il matrimonio era invece condannato, perché legato alla sessualità.  Dai Bogomili nacque in occidente la numerosissima setta dei Catari. Sviluppatasi nel medioevo soprattutto in Provenza. Essi predicavano la divisione del popolo cristiano in due parti. I perfetti erano celibi e dediti a tempo pieno ad una vita religiosa caratterizzata dalla povertà e dall’ascetismo. I credenti invece erano coloro che erano sposati, buone persone ma inferiori per via della sessualità e della procreazione, che macchiavano la loro vita. Essi non potevano pregare, ma si rivolgevano ai perfetti, per chiedere di pregare per loro. Furono naturalmente condannati sia dalla Chiesa Ortodossa che da quella Cattolica. Tuttavia qualcosa della dottrina di queste eresie gnostiche, è sopravvissuta. L’ostinazione con cui, talvolta senza rendersene conto, qualcuno dipinge una vita cristiana fatta di solo spirito, può indirettamente suggerire l’inferiorità della condizione matrimoniale. Ciò alimenta una forma di Speranza fondamentalmente centrata sull’anima. Inoltre il laico, in questa visione, sembra destinato soltanto a fare da spettatore ad una vita cristiana delegata ad altri, ritenuti più elevati.

Un po’ come nell’eresia dei Catari.

 

La materia è buona e si prepara ad essere trasformata dallo Spirito.

Si può quindi comprendere allora come, a parte qualche disdicevole eccesso, la lotta contro queste varie sette gnostiche da parte della Chiesa, sia stata sacrosanta. Restituire alla materia ed al matrimonio la loro dignità era importantissimo. Si trattava di salvare letteralmente la Speranza Cristiana. La sessualità nel matrimonio, rappresenta una autentica co-creazione con Dio. È infatti una creatività nella sua forma più elevata, perché, grazie alla collaborazione con lo Spirito Santo,  viene generata una persona! Un nuovo cristiano da mantenere ed educare. Un nuovo protagonista nel Regno di Dio. La speranza a cui siamo chiamati, infatti, ci apre a qualcosa di meraviglioso! Diventiamo tutti protagonisti, del grande movimento di ritorno dell’umanità, e del cosmo a Dio. La trasformazione della materia infatti è già iniziata, perché il Regno di Dio è già ora tra noi, come recita il Vangelo. Attraverso l’educazione alla fede dei genitori, i sacramenti e l’insegnamento della Chiesa i bambini diventano non solo uomini adulti, ma figli di Dio! Per loro la trasformazione dei corpi è già iniziata, anche se non ancora portata a compimento. Per avere una idea di questa trasformazione, proviamo a leggere il dialogo tra San Serafino di Sarov ed il suo discepolo Motovilov. Gli occhi spirituali del discepolo si aprirono per intercessione del santo, e videro che l’acquisizione dello Spirito Santo si manifesta con una intensa luminosità dei corpi! Come in effetti dice lo stesso Vangelo:” La lucerna del corpo è l’occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce” (Matteo 6,22). Noi non la vediamo, ma inizia ad esserci. Così è del lavoro dell’uomo. La sua intelligenza, unita alla pazienza nel sopportare la fatica, alla disciplina, allo spirito di servizio ed alle altre virtù, fanno sì che la materia venga trasformata dalle mani dell’uomo. Indirettamente, tramite la collaborazione con l’uomo, già ora lo Spirito Santo trasforma il creato. E tanto più l’uomo guarda nella fede a Cristo ed alla Trinità, tanto più la sua collaborazione creativa con Dio acquista la consapevolezza della santità. Dunque la Speranza, unita alla fede ed alla carità, contribuisce a guidare l’umanità lungo quel fiume diretto verso Dio, che prefigura il fine ultimo della Nuova Creazione.

 

Conclusioni

Certamente in un primo tempo, al momento della morte l’anima si separa dal corpo e riceve un primo giudizio. Tuttavia questo momento non rappresenta che una parte della speranza cristiana. San Paolo ci invita a guardare oltre. Ci invita a sperare nella resurrezione dei nostri corpi, che diverranno corpi spirituali, per attendere infine con tutto il cosmo, quell’unione con lo Spirito in cui Dio sarà tutto in tutti.