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Come funziona l’eros umano?

In linea con tutta la migliore sapienza antica, i Padri della Chiesa dotavano l’anima dell’uomo di tre potenze: la collera il cui compito era quello di allontanare il male, il desiderio che orientava l’uomo verso il bene, e l’intelletto destinato a governare queste due potenze. Quando oggi si parla di passioni dell’anima disordinate, si intende che, a seguito del Peccato Ancestrale, l’intelletto non riesce a governare le due potenze dell’anima, e l’uomo finisce per desiderare il male e allontanarsi dal bene.

Questa introduzione un po’ complicata non induca a timore. Proseguiremo in modo più semplice. Ma era necessario chiarire che il desiderio, di cui oggi ci occupiamo, è stato creato da Dio e, ben diretto, è cosa santa, non negativa. Desiderare Dio è cosa buona, per esempio. Ma il grosso problema che tutti abbiamo è questo: quando il mio sentimento ed il mio desiderio vanno nella direzione giusta? Perché si ha un bel dire che il cuore è importante, ma tante volte abbiamo potuto vedere come il cuore prenda delle cantonate. Pensiamo alle “cotte” adolescenziali per la tal modella o il tal attore….suvvia, si prendono anche delle sbandate! Ma allora, quando in campo spirituale si parla di cuore, cosa si intende? Si intende la sua parte più profonda, e il discernimento è quella qualità dell’intelletto che ci permette di fare la scelta giusta, secondo la profondità del cuore, e non secondo i suoi moti più superficiali.

Per acquisire discernimento è necessario prima di tutto comprendere come funziona il desiderio. Il sentimento. L’amore. Gli antichi riunivano queste mozioni dell’anima sotto il nome comune di “Eros”. Esso veniva considerato un “Dio”, e la sua origine sarebbe stata la “Povertà” e l’”Espediente”.  Il desiderio, in una parola, proveniva dalla mancanza. Beh! Qualcuno potrebbe dire che gli Ateniesi avevano fatto la scoperta dell’ acqua calda…..Certo: il desiderio viene dalla mancanza. Tuttavia non si creda che la cosa sia così scontata. Sempre nello stesso ambiente si pensava al desiderio come figlio di Venere, cioè della bellezza. Forse sono vere entrambe le cose.

Seguendo questo filo possiamo cominciare a chiederci: come è fatto il desiderio di Dio? In fondo sentiamo la mancanza di Dio, e la “Bellezza” insieme alla Bontà, è da sempre considerata un attributo di Dio. Da queste semplici e chiare conclusioni, deriva tutto un filone di ascèsi e di ricerca spirituale, volto a semplificare il nostro desiderio allontanandolo da tutto. Si tratta per questi cercatori di Dio, di distaccarci da tutto per essere “Tutti di Dio”. Viene allora da sé che la solitudine nel deserto dei primi monaci possa essere interpretata seguendo questo modo di intendere l’Eros. E bisogna dire che molti, soprattutto commentatori, sono stati portati a semplificare la ricerca ascetica dicendo; “Svuotarsi di tutto per riempirsi di Dio”. Ma….sorpresa! Chi troviamo tra i sostenitori di questa tesi? Un Filosofo antico: Plotino, discepolo e divulgatore di Ammonio Sacca, filosofo di Alessandria (175-242 d.c.). Questa città era la capitale culturale dell’Impero Romano, dopo che Atene era caduta un po’ in disgrazia. Dunque, è in questo ambiente che si sviluppa l’idea mistica che un incontro reale con Dio sia possibile solo spogliandosi di tutto. Una volta privi di ogni distrazione, il desiderio dell’uomo sarebbe stato libero di dirigersi tutto verso Dio. Un secolo dopo, nel IV secolo, è proprio da Alessandria che si sviluppa il movimento dei primi monaci, che si recarono a vivere nei deserti intorno alla città. Si potrebbe essere tentati di  fare un’associazione, e dire: “ecco da dove viene l’ascesi dei primi padri”….ma non è così.

 

Desiderio umano e desiderio divino

Ecco un punto di utilità pratica per noi: c’è una differenza tra le “mistiche umane, filosofiche” e le mistiche cristiane, e questa differenza serve appunto a farci conoscere meglio i nostri stessi sentimenti. E infatti il primo monaco, Antonio, ci fa subito lo sgambetto: va nel deserto per rinchiudersi in una tomba a combattere con i demoni lì contenuti. Antonio cerca il combattimento spirituale, non una spoliazione fine a sé stessa. Alla fine la Divina Presenza è per lui talmente forte che decide di non tornare nella città da dove era venuto. Sorpresa: non è l’uomo che con le sue forze si concentra nella ricerca di  Dio, ma Dio stesso che cerca l’uomo e lo riempie talmente della Sua presenza, da costringerlo alla solitudine con Lui. C’è un capovolgimento: la vita ascetica non è un vuoto ma un pieno! Non è l’uomo che con il suo svuotarsi di tutto trova Dio con il suo slancio, ma è Dio stesso che riempie di Sé la vita di Antonio e degli altri monaci. In una parola: la spiritualità dei Padri, l’Eros Divino,  non è un vuoto ma un pieno!

 

L’ Eros Divino ed il nostro discernimento

Si vabbè! Ma che c’entra questo nella nostra vita? C’entra, perché ci permette di fare una fondamentale distinzione e poi su questa distinzione cogliere quelle differenze che ci possono guidare. Questa la distinzione:

  • Desiderio umano: è guidato dalla mancanza, dal vuoto
  • Desiderio Divino: è opera dello Spirito Santo, ed è un pieno

Quali sono le differenze che ci possono guidare? È molto semplice. Basta osservare almeno un poco sé stessi.

L’esempio perfetto dell’Eros umano è costituito dal desiderio sessuale. È innegabile che questo si accompagni ad eccitazione. Ora, proprio l’eccitazione sta alla base dello stesso eros, anche quando l’oggetto del desiderio non riguarda la sfera sessuale. C’è una certa gioia, ma anche una qualche eccitazione, più o meno pronunciata, in base al temperamento.

E cosa succede nell’Eros Divino, quando cioè è lo Spirito Santo ad agire? Ce lo dice San Paolo:

“Il regno di Dio infatti non è questione di cibo o di bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo” (Romani 14,17).

Dunque anche nello Spirito c’è una certa gioia, ma tuttavia impareremo a comprendere che è più profonda. Ma vi è una differenza fondamentale: non vi è eccitazione ma pace. È la pace la firma dello Spirito!

 

Il discernimento tra i vari desideri

Quando si parla di Eros si parla d’amore. Ecco allora che la distinzione appena operata ci aiuta a fare una distinzione importante, tra “cotta” e amore vero. La “cotta” in italiano sta per quella attrazione passionale, da taluni vissuta come “fuoco”,  che molti chiamano innamoramento, ma innamoramento non è. È l’amorazzo di cui si parla nelle canzoni. Generalmente suscitato da una attrazione fisica, tende ad essere eccitato ed ad invadere i pensieri, fino a diventare un tema ossessivo. Si espone a delusioni cocenti e taluno rimane per questo distante da eventuali rapporti con l’altro sesso per anni. In qualche caso si trasforma in amore vero, tanto che si fa la distinzione tra innamoramento ed amore. È il caso di sottolineare che per molti questo è il solo amore. E  fa rima con dolore. Quando si è maturati umanamente e sentimentalmente, ecco che lo Spirito suggerisce, ai credenti come ai non credenti, qualcosa di diverso. Con lui o con lei ci si trova a nostro agio. Si può avere una attrazione fisica, ma spesso gli aspetti legati al carattere sono prominenti nel suscitare il sentimento. Tutto è mantenuto nella tranquillità, che si unisce ad un sentimento di sicurezza: “È lui”, “È lei”. Il sentimento, ovviamente presente, è calmo, pacifico. La pace è il registro di quella unione che è voluta da Dio.  Ora, questo dovrebbe essere un insegnamento da dare ai nostri figli. Se la scuola provvede ad educarli sul piano della cultura, l’educazione sentimentale sta ai genitori. Ecco in fondo, uno degli scopi di questo articolo.

 

L’Eros e la preghiera

Allo stesso modo conviene parlare della preghiera. Purtroppo è necessario perché qualche teologo crede di vedere impegnato nella preghiera quell’eros umano che si nutre della mancanza. Certo si potrebbe dire, mancanza di Dio. Ma la mancanza di Dio conduce all’ateismo, non alla preghiera. Questa invece è tipicamente frutto dello Spirito Santo, e quindi è un pieno. Ce lo dice San Paolo:

“Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili” (Romani 8,26). È lo Spirito Santo che guida la nostra preghiera e la nostra santificazione. Questo è un punto importante perché molti laici credono che per condurre una vita spirituale sia necessario intraprendere una severa disciplina ascetica. Come se il dono dello Spirito fosse la ricompensa a privazioni e rinunzie. Molti non sanno che queste considerazioni appartengono all’ eresia detta: “Semi-pelagianesimo”, dal nome del suo inventore, Pelagio. Condannata nel 529 dal sinodo di Orange, questa dottrina sosteneva che sta all’uomo fare il primo passo, guadagnandosi lo Spirito Santo con veglie e digiuni, cioè con i propri sforzi. Qualcuno crede, sbagliando, di interpretare in questo modo la vita monastica. Ma l’ascési monastica si ispira al pentimento ed alla purificazione del cuore, e non è praticata per  guadagnarsi la grazia. Infatti, la dottrina ortodossa sostiene con il Vangelo, che lo Spirito è un dono dato da Dio gratuitamente: “Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? O se gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!» (Luca 11,11-13).

Dunque non è necessario “fare il vuoto in noi per riempirlo di Dio”. Piuttosto serve chiedere lo Spirito. E chiederlo con fede ed insistenza. Quando questo è ottenuto, scopriremo che l’amore, quello vero, quello generato dallo Spirito, non si divide , non ha concorrenti. Esso colora dello stesso amore il rapporto con il nostro coniuge, con i figli, con gli amici, con il datore di lavoro, con i clienti, con tutti. Lo Spirito dà senso a tutte le cose e non è danneggiato o coperto da nessuna cosa. Esso ancora una volta si riconosce per la pace che infonde, e per quella sottile gioia che è vita nella profondità dell’anima. Una vita che si accende se ci accorgiamo, facendoci attenzione, che esiste il cuore. Il cuore profondo. Quello abitato dallo Spirito. Quello che conduce la nostra vita, grazie alla assiduità nei sacramenti, grazie alla preghiera ed alla meditazione della scrittura.

 

Conclusioni

Camminare nella vita di fede significa imparare a discernere l’Eros Divino, quello generato dallo Spirito, da quello umano. È la pace il criterio essenziale che ci permette di riconoscere la sua azione nell’amore e nella vita cristiana in generale. Cerchiamo dunque la pace e non l’eccitazione, e perseguiamola.