Essere autentici e veri
“Dal cielo hai fatto udire il giudizio
La terra ha avuto timore e si è quietata,
quando Dio è sorto per il giudizio,
Per salvare tutti i puri di cuore.
Così l’intimo dell’uomo ti confesserà
E il fondo del suo intimo ti festeggerà” (Salmo 75, 8-10; versione LXX).
La scrittura accenna qui ad un “intimo del cuore” e ad un “fondo dell’intimo del cuore”. Il contesto è quello del giudizio, in cui il puro di cuore verrà salvato. Ma i Padri colgono questa condizione con un’attenzione particolare. Vediamo che cosa dice Teodoro di Moupsuestia a proposito dell’ultimo versetto: “Come è nostra abitudine continuare a pensare agli avvenimenti dopo che sono passati, così il pensiero che ci rimane nello spirito dopo il tuo soccorso, assapora come una festa in ricordo dei tuoi benefici”.
Dunque c’è un rivelare che esiste un fondo dell’intimo del cuore, ed insieme si rivela che questa profondità dell’uomo gioisce della salvezza del Signore. Se nell’intimo del nostro cuore confessiamo il Signore, ancora più in profondità, in noi stessi, saremo in festa. Gioiremo. Ma questa è una bella rivelazione! Il Signore ci dona un’ancora in mezzo ai flutti degli affanni della vita; la Sua gioia. Una gioia perfetta perché pacifica, mentre l’euforia umana è sempre in qualche misura eccitata. Ma cosa vuol dire “Il fondo del suo intimo”? Non sarà una semplice espressione poetica? No non è una espressione poetica. Ce lo racconta San Pietro. Vediamo:
“Il vostro ornamento non sia quello esteriore – capelli intrecciati, collane d’oro, sfoggio di vestiti – ma piuttosto, nel profondo del vostro cuore, un’anima incorruttibile, piena di mitezza e di pace: ecco ciò che è prezioso davanti a Dio” (1Pietro 3, 4-5). Pietro parla del profondo del cuore. Ma forse di più. Infatti la traduzione in italiano semplifica un po’ abusivamente l’originale greco, che invece dice: “Nell’uomo nascosto nel cuore”. Una espressione bellissima! Capiamo meglio questa espressione se vediamo a cosa è contrapposta:
“I Il vostro ornamento non sia quello esteriore – capelli intrecciati, collane d’oro, sfoggio di vestiti –“. Dunque, uomo esteriore contro uomo interiore. C’è un uomo esteriore in noi, un nostro modo di essere in cui tendiamo ad identificarci nella vita quotidiana. C’è un uomo interiore, un uomo nascosto nel cuore, nel fondo dell’intimo, al quale è riservata la gioia.
Le passioni e la nostra falsa personalità
San Pietro è molto chiaro. L’uomo esteriore è il prodotto della vanità. È un versetto illuminante. Le nostre passioni infatti, letteralmente costruiscono un modo di essere, che erroneamente confondiamo con la nostra vera personalità. L’inganno è prodotto dal fatto che le passioni non deformano soltanto certe abitudini. Per esempio mangiare troppo, pensare in modo smodato ai soldi, essere pigro o collerico, etc. Ma esse modificano il pensiero. Quando una passione distorta è dominante, essa modifica il nostro modo di reagire al mondo esterno, strutturando letteralmente una falsa personalità. Una personalità esteriore. Alcuni aspetti di questa falsa personalità sembrano apparentemente essere anche positivi. Per esempio, chi vive in modo prevalente la passione della collera, tende ad essere molto preciso e perfezionista. Nelle attività lavorative questo modo di fare può riscuotere delle lodi. Ci si può sentire bravi. Addirittura bravi cristiani. Il vanaglorioso è spesso un bravo comunicatore, ed è molto capace nell’organizzazione. Può essere ricercato per queste apparenti ma false virtù. Un po’ tutte le passioni possono esprimersi nel pensiero, attraverso apparenti comportamenti virtuosi. Si può essere apprezzati, o addirittura ammirati per questi aspetti del nostro comportamento, e questo non fa che ulteriormente rinforzare e fissare in noi una falsa personalità. Ci identifichiamo con essa. Possiamo addirittura arrivare a “lottare” perché questo nostro modo esteriore di essere si affermi, credendo di fare del bene a noi stessi e al prossimo. Ma la grazia scombussola tutto.
Gesù salvatore guarisce il nostro cuore
Messa così siamo rovinati. Se davvero prendiamo coscienza della falsità di ciò che veramente siamo, c’è da mettersi le mani nei capelli. Siamo in una buca dalla quale sembra impossibile uscire. Se anche ciò che siamo di buono è da buttare, che ci rimane da salvare, della nostra storia e della nostra vita?
C’è da salvare. Eccome se c’è da salvare. Ma è nascosto nel fondo dell’intimo del cuore. E come facciamo a farlo venire fuori? Come facciamo ad essere veramente noi stessi, come Dio ci vuole? Siamo imprigionati dalle passioni, e niente sembra poterci liberare!
Ma non è così. La medicina ce la mostra il Vangelo di Giovanni:
“E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna” (Giovanni 3,14-15).
Giovanni fa un parallelo bellissimo con un passo dell’antico testamento. Mosè viene invitato dal Signore a fabbricare dei serpenti di rame, da mettere in cima ad un’asta. Tutti gli israeliti che avessero fissato il serpente sarebbero stati guariti dal morso dei serpenti velenosi. Il serpente, come sappiamo, indusse Adamo ed Eva alla disobbedienza ed al peccato ancestrale. Dunque, un serpente velenoso. Fissare con la fede Gesù, a sua volta innalzato sulla croce, credendolo il Messia, a nostra volta ci guarirà dal veleno del serpente della Genesi, cioè dal Peccato ancestrale. Questa è la nostra medicina spirituale. Contemplare Gesù! Vivere la Sua Presenza! Credere in Lui ci permette di ricevere lo Spirito Santo. Farmaco perfetto di immortalità e cura di ogni passione.
Dalla liturgia e dai sacramenti all’incontro personale
Ma in che modo la Chiesa ci offre questa medicina? Ma è ovvio! Prima di tutto con una assidua frequenza alla liturgia eucaristica ed alla comunione con il corpo ed il sangue del Signore. Con la Confessione e con gli altri sacramenti. Con l’ascolto e la meditazione della sacra scrittura, proclamata in chiesa e riletta a casa. Tutte queste cose sono note. Ma c’è qualcosa di più. Questo ricco seme che la madre Chiesa pianta nel nostro cuore va innaffiato, coltivato, accudito. Troviamo sempre 10 minuti per innaffiare i nostri fiori. Troviamone 20 per innaffiare questo seme prezioso, perché è la fonte della gioia. Della vera gioia e della forza. Nella preghiera la luce divina che si irradia dal Signore ci tocca. Trasforma ogni nostra vaga convinzione che Dio esiste, in una esperienza di incontro con la Sua presenza. Se dalla preghiera vocale, se dal “recitare preghiere”, passiamo al semplice e spontaneo “parlare con Dio”. Se poniamo la nostra attenzione sul cuore, recitando la Preghiera di Gesù. Se ci diamo del tempo per stare con Dio. Allora…. Allora sgorgherà dal nostro cuore un sottile sentimento di amore per Lui. Dapprima appena percettibile, ma poi sempre più chiaro. Man mano che ci accorgiamo che esiste in noi il cuore e vi poniamo attenzione, l’amore si confonderà con un sentimento pacifico di gioia. Una gioia che si prenderà cura delle mostre infermità spirituali, guarendole. Gesù ci cura con dolcezza. La pace e la gioia dello Spirito Santo sciolgono come neve al sole ogni passione. Ci vuole tempo. Tempo e pazienza. Non si può risolvere tutto in poche settimane. Ci vuole tempo, ma lentamente, gradualmente, la gioia pacifica dello Spirito farà emergere le nostre virtù più autentiche. La nostra vera personalità. L’uomo nascosto nel cuore di San Pietro. Non è poi così difficile. Si tratta di credere in Gesù nostro salvatore e di fissare su di lui l’occhio del nostro cuore, con l’atto contemplativo della preghiera.
Conclusioni
Il Signore ci vuol donare la gioia. Quella gioia pacifica e serena, che cura le nostre passioni. La fede in Gesù Cristo, i sacramenti ed una assidua dedizione alla preghiera, soprattutto alla preghiera di Gesù, liberano in noi l’uomo nascosto tra le più intime pieghe del nostro cuore. La nostra vera personalità. Allora festeggeremo! Festeggeremo la potenza meravigliosa del Signore!