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In questo blog abbiamo ripetutamente accennato, alla necessità di coltivare approfonditamente il nostro rapporto personale con Dio. Abbiamo sottolineato l’importanza del dialogo con Dio, come fulcro di questo rapporto. Infine abbiamo precisato che se si tratta di un dialogo, e non di un monologo, dobbiamo attenderci una risposta da Dio, un suo intervento, una sua partecipazione. Ma come ascoltare la voce del Signore? Ne abbiamo già parlato ma ci sono alcuni aspetti che chiedono un approfondimento.  Esaminiamo un passo della Scrittura sulla “Voce del Signore”. Da 1 Re 19,9-13.

9Ivi entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco il Signore gli disse: «Che fai qui, Elia?». 11Gli fu detto: «Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore». Ecco, il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. 12Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero. 13Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna. Ed ecco, sentì una voce che gli diceva: «Che fai qui, Elia?».

(Testo CEI 1974)

 

Un passo famoso che molti lettori conosceranno. Le interpretazioni sono numerose e complesse. A noi però preme sottolineare un punto in particolare. Dove sta la Voce del Signore?

Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento.

No la Voce di Dio non era nel vento impetuoso.

…ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto.

 

Niente da fare . Non era neanche nel terremoto.

ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco.

Nulla, non era neanche nel fuoco.

ci fu il mormorio di un vento leggero. 13Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna. Ed ecco, sentì una voce che gli diceva: «Che fai qui, Elia?».

 

 Ascolto e ascesi

La voce di Dio risponde alle nostre richieste, alle nostre suppliche, alla nostra adorazione, ma lo fa in un modo NON GROSSOLANO. Egli evita le emozioni forti.  Piuttosto mormora. Un mormorio che nel chiasso delle emozioni e delle passioni, o non si riesce a sentire o se si sente, lo si avverte appena. Sta dunque qui il segreto del Discernimento. Dio Parla, i suoi Angeli vengono in nostro soccorso, lo Spirito Santo ci assiste eccome! Il problema è che noi non sentiamo nulla. Non abbiamo affinato l’udito e seguiamo il chiasso delle emozioni forti. Adesso riformuliamo la domanda:

Perché l’ascesi?

Risposta: Innanzitutto, (ma non solo) per diventare capaci di ascoltare, con più chiarezza, i sussurri degli angeli e dello Spirito. Non si tratta di distruggere le nostre passioni, ma di riorientarle, restituirle alla loro funzione naturale. Si tratta quindi di controllarle evitando che il loro chiasso oscuri la nostra mente, il nostro Nous, cioè la parte più nobile del nostro Cuore, la nostra capacità di ascolto fine.  Qualche lettore più esperto dirà che in fondo il passo della scrittura citato è arcinoto, ed arcidiscusso, proprio in merito al discernimento. Vero. Ma in genere ci si ferma alla considerazione, che le forti emozioni, non ci aiutano a scoprire la volontà di Dio. Naturalmente è vero. Ma non basta. C’è una seconda considerazione da fare. Dobbiamo avere il coraggio di intraprendere una ascesi forte e leale, come sopra abbiamo descritto. Purtroppo, a volte, tendiamo a “tappare” l’emozionalità invece di affrontarla. Per esempio se, per vincere la gola, mangiamo molta insalata, al posto della pasta. Così otteniamo di attutire lo stimolo, ma non lo affrontiamo. Può essere utile all’inizio. Poi però dobbiamo, con l’aiuto della grazia, affrontare il nemico faccia a faccia. Imparare a distinguerne bene il suo rumore dentro di noi. La sua spinta energica a farci obbedire ai suoi comandi. Imparare bene a conoscere le sue pretese, ed il suo linguaggio.  Questo ci permette, nel tempo, di cercare altrove parole o sentimenti più delicati. In questo modo, percorreremo la strada che ci unisce al Signore. Se persevereremo, riusciremo a guadagnare la grande grazia di essere guidati dallo Spirito e potremo dire con San Paolo:

“Non sono più io che vivo ma Cristo vive in me”.

 

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