L’occhio del cuore
Rileggiamo il Vangelo di Matteo al capitolo 6, versetti 22-23:
“La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!”
San Giovanni Crisostomo nel suo commento al Vangelo di Matteo, giunti a questo passo, ci spiega come l’occhio (da notare il singolare) debba intendersi come nous. Segnaliamo che purtroppo talvolta questo termine greco, viene malamente tradotto come mente. I padri, insieme a buona parte della cultura antica, indica come nous l’organo della percezione spirituale, situato nel cuore. Esso rappresenta la parte più nobile e più alta dell’anima. Il nous viene illuminato da quella luce che illumina tutti gli uomini, come ci insegna il prologo del Vangelo di Giovanni, parlando del Cristo. Dunque se l’occhio è semplice, cioè puro, la luce del Signore entra nell’anima e nel corpo dell’uomo. Se invece il nous è oscurato dalle passioni disordinate, ecco che tutto si fa tenebra. E, commenta il Santo, diventiamo ciechi. Pertanto alla luce del Vangelo, tenere ben terso il nous è fondamentale.
Ma cosa è esattamente l’occhio del cuore?
Quando abbiamo assimilato una convinzione, diciamo che crediamo che una certa cosa corrisponda alla realtà, e che quindi sia vera. Per esempio possiamo essere convinti che la terra abbia 4 miliardi di anni, perché crediamo veri gli argomenti che ci sono stati forniti. Possiamo fare la stessa operazione con Dio. Possiamo convincerci che Dio esista perché se ogni cosa deve avere una causa, ci deve essere una causa di tutte le cause, che possiamo chiamare Dio. Ma quando noi preghiamo e siamo convinti che ci sia un Dio che ascolta la nostra preghiera, la situazione è molto diversa. Noi crediamo che Dio sia presente, ma questo non corrisponde ad un concetto, non siamo convinti che una affermazione sia vera, ma piuttosto che una Persona ci sia e stia con noi, anche se invisibile. Ora, se la ragione ci porta a credere con dei concetti, cosa ci porta invece a credere ad una presenza? Se non è un concetto ma una presenza, non è l’intuizione che opera durante la preghiera, perché non si sta parlando della apparizione improvvisa di un’idea. Non può essere chiamata in causa nemmeno la ragione, perché non si tratta di dire sì ad una verità, ma piuttosto in quel momento, di viverla. Tantomeno si può far ricorso alla immaginazione. Piuttosto, si è soliti eliminare ogni immagine mentale durante l’orazione. Allora cosa opera durante una preghiera sincera? Quale facoltà dell’uomo entra in azione quando crediamo che Dio sia presente davanti e/o dentro di noi? Il nous ovvero l’occhio dell’anima. Avere fede significa credere nella Presenza di Dio cioè accogliere la luce divina, come dice il vangelo di Giovanni. Si tratta allora di percepire una luce non sensibile, quella luce che ci fa sentire di essere davvero alla Sua presenza. E più è forte questa luce più noi davvero crediamo di essere davanti a Lui. Ed è precisamente Il Cuore che presiede a questa esperienza, e non la mente, non l’intelletto, non la testa. È il senso spirituale del cuore che percepisce la luce, il nous appunto. Possiamo allora capire che è attraverso l’esperienza della preghiera che possiamo intendere meglio il brano del Vangelo che ci siamo proposti di interpretare. La preghiera ci può dare una reale esperienza di cosa è l’occhio dell’anima.
Come seguire il Vangelo e rendere semplice l’occhio del cuore?
Già, perché a questo punto viene spontanea la domanda: come obbedire al Vangelo? Il nostro nous, sappiamo bene che non è affatto semplice. Siamo pieni di passioni disordinate, e lo vediamo tutti i giorni. Siamo nei guai? Ma no, niente affatto. La Chiesa viene in nostro soccorso, con le sue medicine. La Chiesa Ortodossa conserva tra i suoi magnifici tesori spirituali, il farmaco giusto: l’attenzione al cuore. Ma che vuol dire? Cosa conviene fare?
Per poter essere realmente pratici, bisogna dare a queste domande due distinte risposte.
1 – Possiamo valorizzare la luce che già ora penetra nella nostra anima. Infatti un credente ha occasione di nutrirsi della Presenza Divina, con la confessione, la liturgia ed attraverso l’eucarestia. Il pentimento già opera, ed il corpo ed il sangue di Cristo santificano la nostra anima ed il nostro cuore. Possiamo far crescere in noi queste esperienze.
2- L’altra opzione consiste nel forte impegno di purificazione operato dalla preghiera del cuore. Questo grande dono dell’esperienza monastica ortodossa, richiede però un percorso particolare. Non ci occuperemo qui di questa via di santità, perché richiede una trattazione estesa. Per chi vuole ci sono due articoli di riferimento, che trattano la purificazione del cuore attraverso la preghiera, e sono riportati alla fine di questo articolo, con i relativi link.
Valorizzare la luce che già ora penetra nella nostra anima
Come possiamo far fiorire in noi la luce dei sacramenti e della liturgia? In pratica vogliamo dire, che già un po’ il nostro occhio spirituale si è aperto, grazie al loro contributo, che non è da poco. L’ostacolo consiste nella “dimenticanza” del cuore, e nel nostro vivere continuamente nella testa.
“Come si deve interpretare l’espressione concentrare la mente nel cuore? La mente è il luogo in cui si trova l’attenzione. Concentrare la mente nel cuore, significa stabilire l’attenzione nel cuore e vedere mentalmente davanti a sé il Dio invisibile e sempre presente; significa rivolgersi a lui nella lode, nel ringraziamento e nella supplica, stando però attenti che nulla di estraneo penetri nel cuore. Qui sta tutto il mistero segreto della vita spirituale” (Teofane il recluso, da “L’arte della preghiera” di Caritone di Valamo, Edizione Gribaudi, pagina 187).
Ora tutti, ma proprio tutti, possono … accorgersi che c’è il cuore. Non è difficile. Ci sono in giro sui social decine di esercizi di rilassamento, che ci fanno sdraiare, e poi portare gradualmente l’attenzione su alcune parti del corpo. Prima i piedi, poi i diti dei piedi, poi le mani, poi uno per uno le dita della mano, etc. etc. . Ma allora perché durante la liturgia eucaristica, non proviamo a concentrarci sul petto. Si certo, sul petto all’altezza del cuore. Non è difficile ed aiuta a renderci conto che purtroppo la nostra vita si svolge tutta nella testa! In fondo si tratta semplicemente di spostare il nostro baricentro dalla testa al cuore. Ma per farlo, il cuore ci deve essere. Portare l’attenzione sul cuore non è una tecnica, ma una forma di educazione al risveglio. Al risveglio della nostra coscienza, che rendendosi conto di passare troppo tempo “nella testa”, cerca il suo reale equilibrio. Se noi ci abituiamo ad accorgersi con l’ “attenzione”, della esistenza del cuore, potremo renderci conto, piano piano, che esso può essere “attivo”. In che senso? Prima di tutto perché al posto dei consueti sentimenti ci fa scoprire quello legato alla attività dello Spirito. Per esempio, la contentezza che talvolta proviamo per una buona notizia tende, sia pure sottilmente, ad eccitarci. È comune che quando qualcosa ci rende molto contenti, tendiamo ad addormentarci un po’ più tardi a causa di una certa eccitazione.
La gioia del Signore che si manifesta nel cuore invece ci calma, ci dà pace. È un sentimento sottile, quasi inavvertito, ma di solito accompagnato ad un senso di devozione e di amore per Dio. Ancora, possiamo cominciare ad avvertire nelle decisioni che dobbiamo prendere, una sorta di “spinta” che viene dal cuore. Come se quella certa cosa che dobbiamo decidere, fosse in accordo con lui. Con il cuore. I monaci dell’Athos poi, consigliano di portare l’attenzione sul cuore durante la preghiera di Gesù. Il santo Nome infatti, accelera la purificazione del nous, rendendo il cuore più sensibile alle operazioni dello Spirito Santo. Possiamo però imparare a vivere il cuore, anche recitando un salmo oppure le comuni preghiere. Tuttavia questi sono suggerimenti adatti alla “partenza”. Dopo un po’ infatti, può capitare di scoprirsi “nel cuore” mentre svolgiamo le nostre attività. Anche senza pregare. Se ciò avviene è un buon segno. Stiamo guarendo. In fondo non è poi così difficile educarsi a recuperare un corretto baricentro dell’anima.
Conclusione
Uno dei grandi tesori della Chiesa Ortodossa, consiste nella riscoperta del cuore. Essa ci consiglia di riportare il baricentro della nostra esistenza dalla “testa” al cuore. Abbiamo visto come non sia così difficile, con esempi pratici e semplici. Seguiamo dunque le raccomandazioni di un grande santo come Teofane il Recluso.
Per approfondimenti:
DALLA PREGHIERA DI GESU’ ALLA PREGHIERA DEL CUORE
https://adoratori.com/dalla-preghiera-di-gesu-alla-preghiera-del-cuore/
LE DUE VIE PER LA PURIFICAZIONE DEL CUORE
https://adoratori.com/le-due-vie-per-la-purificazione-del-cuore/